Sony patteggia e si accorda per pagare un risarcimento agli utenti che hanno intentato la causa sulla rimozione di Linux  55

Galeotto fu l'aggiornamento firmware

NOTIZIA di Giorgio Melani   —   22/06/2016

Prosegue da sei anni ormai la causa portata avanti da molti utenti PlayStation 3 sulla rimozione del supporto al sistema operativo Linux effettuata da Sony nel 2010.

Adesso, Sony ha deciso di accordarsi e pagare una somma in risarcimento agli utenti colpiti. Trattandosi di una class action, il risarcimento per ogni utente non sarà enorme ma il titola ammonterà a vari milioni di dollari per Sony. La causa è partita quando nel 28 marzo 2010 Sony decise di eliminare il supporto al sistema operativo di terze parti su PlayStation 3, attraverso l'aggiornamento firmware 3.21. In questo modo, secondo l'accusa, ha infranto gli accordi di licenza e utilizzo della console proposti inizialmente agli utenti, che prevedevano la funzione "Altro Sistema Operativo" come uno degli elementi caratterizzanti.

Da parte sua, Sony riferì di aver tolto il supporto per questioni di sicurezza e stabilità, affermando peraltro che l'aggiornamento era volontario da parte degli utenti. Tuttavia, non facendolo si perdeva la possibilità di accedere alle funzionalità online della console, dunque la scelta era piuttosto obbligata. Dopo 6 anni Sony è costretta a capitolare e pagare per tale decisione: arriveranno circa 55 dollari per i cittadini degli Stati Uniti che utilizzavano regolarmente Linux su PlayStation 3 prima del 2010 e che avevano acquistato la console tra il primo novembre 2006 e il primo aprile 2010. Alternativamente, è possibile ricevere anche un indennizzo di 9 dollari se si dimostra di aver acquistato la console proprio per la funzionalità "Other OS". A questo si sommano 2,25 milioni di dollari da versare da parte di Sony per le spese processuali, per un totale che al momento non è stato riferito ma che potrebbe ammontare a vari milioni di dollari. L'accordo visibile a questo indirizzo, tuttavia, dev'essere ancora approvato e ratificato da un giudice federale, cosa che dovrebbe avvenire il mese prossimo.