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Alcuni sviluppatori hanno deciso di non andare alla GDC 2026 per paura dell'ICE di Trump

La Game Developers Conference 2026 sarà più povera per colpa dell'ICE, visto che alcuni sviluppatori hanno deciso di non andarci per paura.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   28/01/2026
Alcuni agenti dell'ICE

Vari studi di sviluppo, dirigenti compresi, hanno spiegato che quest'anno non parteciperanno alla Game Developers Conference 2026 (o GDC che dir si voglia), per motivi di sicurezza personale. Sostanzialmente hanno paura di incrociare gli agenti dell'ICE, che hanno intensificato i controlli nelle strade, commettendo diversi omicidi a sangue freddo in Minnesota contro cittadini inermi, in particolare quelli di Renée Good e dell'infermiere di terapia intensiva Alex Pretti.

Per chi non lo sapesse, ICE sta per "Immigration and Customs Enforcement". Si tratta di un'agenzia federale responsabile dell'applicazione delle leggi sull'immigrazione e della sicurezza delle frontiere all'interno del paese, potenziata dall'attuale amministrazione Trump.

Perché gli sviluppatori hanno paura?

La GDC 2026 si svolgerà dal 9 al 13 marzo a San Francisco. La nuova edizione è stata ribattezzata "GDC Festival of Gaming", con l'organizzatore Informa Festivals che la presenta come un incontro B2B ampliato e trasversale all'intero ecosistema dell'industria. Sostanzialmente è stata resa più accessibile agli sviluppatori più piccoli, grazie a una riduzione del prezzo del pass, ed è stata posta una maggiore enfasi sul networking e sulle connessioni tra settori diversi.

Senza sviluppatori, la GDC non esiste
Senza sviluppatori, la GDC non esiste

Purtroppo, tutto il lavoro fatto per aumentare la partecipazione degli sviluppatori rischia di essere vanificato dalla paura. Diversi dirigenti di software house europee e canadesi hanno riferito alla testata MobileGamer.biz che ridurranno le persone presenti all'edizione di quest'anno, con alcuni che la diserteranno del tutto. Il motivo più citato per la rinuncia è l'inasprimento delle misure di controllo sull'immigrazione negli Stati Uniti, con relative preoccupazioni per la sicurezza personale. Insomma, non si sentono al sicuro con l'ICE in giro, pur avendo tutti i documenti in regola per stare negli Stati Uniti e partecipare all'evento.

Il Future Games Show torna con una nuova edizione in occasione del GDC Festival of Gaming Il Future Games Show torna con una nuova edizione in occasione del GDC Festival of Gaming

In realtà i motivi sono anche altri, quasi tutti di natura politica, come spiegato dalla fondatrice di Curran Games Agency, Cassia Curran, che ha spiegato i quattro principali: la percezione di San Francisco come una città "poco piacevole e molto costosa", il desiderio di protestare contro "l'aggressività del governo statunitense verso i loro Paesi", le preoccupazioni legate alla possibile richiesta di divulgare le proprie attività sui social media all'ingresso nel Paese e i timori per la sicurezza personale connessi alle azioni dell'ICE.

Alcuni sviluppatori hanno parlato apertamente della questione, come il CEO di Netspeak Games, Callum Cooper-Brighting, che ha dichiarato che la sua azienda non parteciperà più alla GDC a causa dell'attuale situazione politica, dicendo sostanzialmente che non vuole mandare i suoi dipendenti in un posto dove lui non si assumerebbe il rischio di essere. Ha aggiunto che la sua azienda è inclusiva e "woke", qualità che, a suo avviso, al momento non sono "benvenute in America".

L'organizzazione della GDC ha preso ufficialmente posizione sulle preoccupazioni espresse da molti studi di sviluppo. "La sicurezza della nostra community è sempre la nostra massima priorità", ha dichiarato la presidente della GDC, Nina Brown, in una nota inviata a MobileGamer.biz, sottolineando che il festival ha ampliato la formazione sulla sicurezza per tutto il personale, offre scorte di sicurezza su richiesta e dispone di una linea di assistenza attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Certo, in qualche modo è paradossale che un evento debba rassicurare sulla sicurezza contro degli agenti federali, che in teoria dovrebbero difendere i cittadini.