Non siamo nazisti, ma videogiocatori. Questa è in sostanza la difesa del ventisettenne Claudio Sabelli, considerato il leader dell'Unione Forze Identitarie, i cosiddetti nazisti della Caffarella, in corte d'Assise.
"Non eravamo neonazisti. Ma un gruppo di gamer che si era conosciuto online sul gioco Wizard101. Le armi, le cellule sparse in Italia e i piani d'assalto erano solo riferimenti alla nostra gilda virtuale". Quindi non "un'associazione paramilitare" di stampo nazi-fascista con "finalità di terrorismo" a caccia di adepti online, come viene descritta negli atti, ma una gilda di buontemponi che pubblicava meme pieni di battute contro ebrei e omosessuali, inneggianti spesso a figure di riferimento dell'estrema destra più radicalizzata, come Anders Breivik e Brenton Tarrant.
Nazi videogiocatori
Come detto, Sabelli era il capo e dirigeva i lavori del gruppo. Lo ha fatto fino al 2024, quando la Digos ha scoperto e smantellato il covo di Unione Forze Identitarie nel parco della Caffarella, all'interno del casale della "Vaccareccia".
Dentro il covo sono state trovate armi reali, da taglio e da fuoco, con sopra disegnate svastiche e altri simboli nazisti.
Sabelli ha basato la sua intera difesa sui videogiochi, affermando ad esempio che alcuni discorsi sulle armi e i loro effetti, erano relativi proprio a Wizard101: "Quando parliamo di gittata, proiettili...parliamo del gioco. Basta controllare. Per esempio, le munizioni a proiezione espansa esistono solo nel mondo virtuale. Io do ordini agli altri solo perché senza coordinamento non si possono superare alcuni livelli".
E i simboli nazisti? "È un gioco di maghi, è normale si parli di rune, triskell e svastiche. Io sono appassionato di esoterismo, non disegno quei simboli come loro, ma in maniera antropologica." Da notare che in Wizard101 non ci sono svastiche e le rune non riprendono direttamente quelle care al fandom di Hitler. Perchè i contenuti pubblicati nel gruppo Telegram dell'associazione, non venivano moderati? Sabelli era troppo impegnato per seguire tutto: "Durante il Covid arrivavano anche 1000 messaggi al giorno. Non potevo accorgermi di tutto. Non avrei mai pensato di finire in carcere per dei meme".