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I problemi degli sviluppatori giapponesi secondo Inafune

NOTIZIA di Ludovica Lagomarsino   —   30/04/2009

Keiji Inafune, autorevole personaggio di Capcom a cui dobbiamo, fra le altre cose, la serie di Mega Man e Dead Rising 2 ha espresso in un'intervista la sua opinione rispetto a quelle che crede essere le problematiche degli sviluppatori giapponesi. Uno su tutti: la mentalità. "Fondamentalmente gli sviluppatori giapponesi somigliano ai propri utenti. Ed hanno una visione piuttosto stereotipata di come i giochi debbano essere. Quando un giocatore giapponese dice 'Oh, gli sparatutto sono noiosi, voglio giocare ad un RPG' e quando dunque si tratta di un RPG allra deve essere un Dragon Quest o un Final Fantasy" dice Inafune. E rincara, insistendo sulla visione statica degli sviluppatori giapponesi che impongono ai designer quando si tratta di fare un gioco. Titoli che vengono creati per un target chiuso e ben specifico che si inseriscano nell'insieme dei principali generi assorbibili dal territorio, senza considerare la grandezza e etereogeneità del pubblico occidentale. "Ci sono moltissime cose in diversi giochi occidentali che sono molto apprezzate. Ma quando arrivano in Giappone, i giocatori nostrani non sono interessati. E gli sviluppatori non si rendono conto che una grossa fetta resta esclusa dal trend." Forse sarebbe davvero arrivato il momento di adottare una visione di più ampio respiro nello sviluppo, se Inafune avesse ragione.