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Nuovi dettagli sul caso Bluepoint: Sony non vedeva potenziale commerciale nei nuovi progetti dello studio

Alcuni dipendenti hanno svelato dei nuovi dettagli sulla chiusura di Bluepoint, svelando quando fu accettato il progetto del live service di God of War e qual è stato il momento critico.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   22/02/2026
Un elmo del Demon's Souls di Bluepoint
Demon's Souls
Demon's Souls
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Sono emersi dei nuovi dettagli sulla chiusura di Bluepoint Games, grazie a un report dell'utente X Detective Seeds, che ha posto alcune domande a degli ex dipendenti dello studio di sviluppo del remake di Demon's Souls. Sostanzialmente, Sony non vedeva potenziale commerciale nei progetti in corso, dopo il fallimento del live service di God of War.

Il 20 febbraio l'autore ha contattato tramite LinkedIn diversi dipendenti di Bluepoint Games, riuscendo a parlare in forma anonima con due di loro, appartenenti a reparti differenti e non più impiegati presso lo studio al momento della pubblicazione delle informazioni. La condivisione dei dettagli è avvenuta solo dopo la conferma che non lavoravano più per l'azienda, così da evitare qualsiasi rischio professionale per le fonti.

Problemi

Entrambi hanno raccontato storie simili, ossia che il progetto del gioco live service ambientato nell'universo di God of War era stato proposto da Bluepoint a PlayStation mentre lo studio stava ancora lavorando a God of War Ragnarök.

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L'idea nacque in un contesto in cui PlayStation puntava fortemente sui giochi live service e la proposta fu inizialmente approvata. Tuttavia, il progetto si rivelò molto più ambizioso del previsto e iniziarono i problemi per Bluepoint, che mancò diverse scadenze e, secondo una delle fonti, si rese conto che un titolo del genere era fuori dalle competenze dello studio. Insomma, passare dal realizzare remake a fare un intero live service non è facile per nessuno.

Comunque sia, dopo varie opportunità concesse per rimettere in carreggiata lo sviluppo, in un clima di crescente pressione sui live service, acuitosi dopo la cancellazione di Concord, PlayStation decise infine di cancellare il progetto.

A quel punto, Bluepoint avrebbe dovuto presentare nuove proposte. Considerate che stiamo parlando del 2025, quindi di circa un anno fa. Entrambi gli ex dipendenti ritengono che la cancellazione sia stata, tutto sommato, la scelta giusta per permettere allo studio di orientarsi verso progetti più adatti alle proprie competenze, se non fosse che Sony non ha visto potenzialità commerciale nei progetti presentati e al momento della chiusura lo studio non stava lavorando ad alcun progetto né aveva ottenuto il via libera per nuove produzioni. Insomma, era in un vero e proprio limbo.

Secondo le fonti, hanno circolato informazioni imprecise sui presunti progetti finanziati: in realtà, sarebbero state presentate quattro proposte a PlayStation, nessuna delle quali approvata. Due di queste erano remake single player che lo studio avrebbe voluto realizzare, ma che PlayStation non riteneva sufficientemente promettenti dal punto di vista commerciale. I nomi dei progetti non sono stati svelati, anche perché almeno uno sarebbe ora in sviluppo presso un altro studio, che se vogliamo rende ancora più amara l'intera vicenda.

Per quanto riguarda il personale, una delle fonti ha riferito che PlayStation avrebbe offerto opportunità lavorative interne ad alcuni dipendenti, mentre l'altra non avrebbe ricevuto alcun supporto in tal senso. Il clima interno allo studio, secondo uno dei due, sarebbe peggiorato sensibilmente dopo la cancellazione del progetto su God of War e si sarebbe ulteriormente deteriorato dopo il rifiuto delle nuove proposte. Diversi dipendenti avrebbero lasciato prima della chiusura definitiva; al momento della chiusura, l'organico sarebbe stato ridotto a circa 50-60 persone. Uno dei due ex dipendenti si è detto soddisfatto di come è stata gestita la comunicazione della chiusura, mentre l'altro ha criticato le modalità con cui è stata annunciata. Entrambi hanno accennato a ulteriori dinamiche interne non pubbliche, su cui però non erano direttamente coinvolti.

Infine, interrogati su possibili altre chiusure nel settore, uno dei due ha preferito non commentare. L'altro ha riferito di temere ulteriori riduzioni o chiusure in altri studi, ma ha chiesto di non divulgarne i nomi per rispetto verso le realtà ancora operative.