Microsoft vince senza vendere hardware, Nintendo vende hardware ma pensa a un futuro senza 70

Gli ultimi resoconti finanziari ci aiutano a far luce sui cambiamenti in atto nell'industria videoludica e su come si configurerà il mondo dei videogiochi in futuro.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   31/01/2019

In queste ore sono stati resi noti i risultati finanziari di Microsoft e Nintendo, che hanno mostrato un quadro davvero interessante sull'andamento dell'industria videoludica e sul suo funzionamento. Iniziamo da Microsoft e dall'andamento del settore Xbox, ossia quello dedicato ai videogiochi. Come già riportato gli introiti provenienti dalla divisione Gaming di Microsoft in totale sono stati di 4,23 miliardi di dollari, con un incremento dell'8% rispetto all'anno precedente. Gli introiti della sezione Xbox Software e servizi sono aumentati del 31%, guidati in gran parte dalla forza di "un titolo third party", cosa che non viene ulteriormente precisata nei documenti e che potrebbe riferirsi forse a Fortnite, anche se si tratta di supposizioni. Gli utenti attivi mensili su Xbox Live sono saliti dell'8% arrivando a 64 milioni, considerando quelli su Xbox One, Windows 10 e smartphone. La voce relativa ai ricavi dalle vendite hardware è invece l'unica che dimostra un calo rispetto all'anno precedente, nella fattispecie del 19%, dovuto soprattutto al fatto che il dato relativo al 2017 comprendeva il periodo di lancio di Xbox One X.

Prima di commentare, vediamo anche i risultati di Nintendo: Nintendo Switch ha raggiunto i 32,37 milioni di console vendute con un totale di 163,61 milioni di unità software, mentre Nintendo 3DS si trova a 74,84 milioni con quasi 376 milioni di copie software vendute, con dati aggiornati al 31 dicembre 2018. Nintendo ha deciso di abbassare le previsioni per quanto riguarda il totale di Nintendo Switch che verranno vendute nel corso dell'attuale anno fiscale, portando la quantità prevista da 20 a 17 milioni entro il 31 marzo 2019.

Elaboriamo: da una parte abbiamo Microsoft che vende meno hardware di tutti i concorrenti, ma può comunque dichiarare una crescita grazie al suo focus sui servizi, mentre dall'altra abbiamo Nintendo che, pur a fronte di vendite hardware eccellenti, in un certo senso da record, è costretta a ridurre le stime per l'anno fiscale corrente, scontentando gli azionisti. In questa situazione, solo apparentemente paradossale, è visibile quello che sarà il futuro dell'industria videoludica, ormai profetizzato da più voci: meno hardware, sempre meno conveniente da produrre e più difficile da vendere, e più servizi, con gli abbonamenti che diventeranno centrali per l'interno settore. Lo scenario non è apocalittico come potrebbe sembrare, ma solo evolutivo, in un'epoca in cui escono nuovi apparecchi elettronici su base giornaliera, in cui si videogioca praticamente ovunque e in cui il mercato videoludico è già di suo sempre più frammentato. Insomma, l'idea delle piattaforme con padrone ha sempre meno senso per chi produce software.

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Tranquilli, non stiamo dicendo che le console spariranno, ma solo che diventeranno delle porte d'accesso ai videogiochi come tante altre. Per certi versi saranno privilegiate, ma non saranno più uniche. È da questa prospettiva che Furukawa, il presidente di Nintendo, può permettersi di affermare che il futuro di Nintendo è oltre la produzione di hardware da gioco, nonostante gli ottimi numeri di Switch facciano sembrare assurda anche solo l'ipotesi che non ne realizzi più; la stessa prospettiva che consente a Microsoft di investire milioni di dollari nell'acquisizione di nuovi studi, pur a fronte di vendite hardware non proprio stellari. Certo, bisognerà iniziare a cambiare anche i criteri di valutazione del mercato, visto che il numero di console vendute potrebbe iniziare a significare poco o nulla, ma ci si arriverà.

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