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Niente Collezione Internazionale di Videogiochi: mancano i fondi e il progetto di archivio chiude

Chiude in Germania l'ambizioso progetto di Collezione Internazionale di Videogiochi: viene meno il supporto finanziario pubblico e l'archivio non può essere costituito e sostenuto.

NOTIZIA di Giorgio Melani   —   06/07/2026
Un'immagine di una collezione videoludica

L'ambizioso progetto dell'Internationale Computerspielesammlung (ICS), ovvero la Collezione Internazionale di Videogiochi, puntava a creare un archivio di almeno 60.000 titoli da preservare all'interno di un archivio contenente videogiochi su diversi formati, ma in mancanza di fondi pubblici per sovvenzionarlo è stato di fatto chiuso.

L'idea era nata nel 2019 e all'epoca godeva del supporto politico dell'allora ministra del digitale Dorothee Bär, ma nel frattempo la composizione del governo tedesco è cambiata e con questa, evidentemente, anche le sue priorità.

Il progetto prevedeva l'unione di due grandi collezioni: una appartenente al Museo dei Videogiochi di Berlino e l'altra appartenente all'Unterhaltungssoftware Selbstkontrolle, ovvero l'USK, l'ente di classificazione dei videogiochi in Germania.

Senza il supporto pubblico il progetto non può mantenersi

Il progetto della Collezione Internazionale di Videogiochi era proseguito a partire dal 2023 con il supporto di una società costituita appositamente per portare avanti la costruzione di questo archivio, con tanto di sito ufficiale.

Una foto di parte della collezione
Una foto di parte della collezione

Tuttavia, il supporto finanziario da parte dello Stato tedesco è stato ufficialmente rimosso lo scorso aprile, e come conseguenza il progetto è di fatto crollato, non riuscendo a portare a termine i lavori, anche per la difficoltà di gestire la struttura senza supporto finanziario pubblico.

Il problema principale, come spiegato dal Ministero Federale della Ricerca alla rivista tedesca Games Wirtschaft, è rappresentato proprio dalla necessità di un "finanziamento istituzionale" che possa garantire il supporto a lungo termine di una struttura fisica di tale portata, destinata ad essere aperta al pubblico.

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L'impossibilità di inserire tali fondi nel bilancio dello Stato ha portato alla rimozione del supporto, una scelta "molto spiacevole", come riferito dai responsabili dell'ICS, che tuttavia comprendono le "ragioni politiche alla sua base".

D'altra parte, resta la convinzione che "preservare i videogiochi come mezzo culturale sia un dovere pubblico, proprio come avviene per altri media", hanno riferito i responsabili del progetto ICS, sperando in una possibile ripresa dell'idea nel futuro.

La collezione avrebbe dovuto raccogliere oltre 60.000 titoli appartenenti a diverse epoche storiche dei videogiochi, mettendo insieme diversi supporto fra cartucce, floppy disk, CD, DVD e altro.

La decisione arriva peraltro in un periodo in cui si discute in maniera alquanto animata sulla possibilità di preservazione del software videoludico, considerando anche la recente decisione di Sony di eliminare i dischi a partire dal 2028.

Secondo Frank Cifaldi, direttore della Video Game History Foundation, in mancanza di una qualche regolamentazione chiara tra le compagnie e i vari paesi, l'unica alternativa concreta per preservare i videogiochi resta la pirateria.

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