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Come Sony ha "perso" Dark Souls e perché questa è una buona cosa, per un ex-PlayStation

Shuhei Yoshida, ex-responsabile di Sony Worldwide Studios, ha raccontato di recente alcuni retroscena sul perché Dark Souls è stato sviluppato al di fuori di Sony e perché è stata una buona cosa.

NOTIZIA di Giorgio Melani   —   25/07/2026
La copertina di Dark Souls Remastered
Dark Souls: Remastered
Dark Souls: Remastered
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Vista la sua lunga carriera ai vertici di Sony Interactive Entertainment, Shuhei Yoshida continua ad essere fonte di informazioni molto interessanti, e in un recente intervento pubblico l'ex-capo di Sony Worldwide Studios ha spiegato perché Dark Souls non è stato pubblicato da Sony e anche perché questo fatto è risultato positivo, tutto sommato.

Durante un discorso tenuto al CEDEC 2026 in Giappone, Yoshida ha raccontato alcuni aneddoti e retroscena risalenti all'epoca dello sviluppo di Demon's Souls, che ha rappresentato di fatto l'avvio del genere souls-like ed è emerso da una collaborazione stretta fra PlayStation e FromSoftware, che tuttavia non ha portato a seguiti diretti.

Nonostante Yoshida sia un avido giocatore e abbia dimostrato anche in streaming delle notevoli capacità proprio nel genere dei soulslike, anche lui ebbe un primo impatto piuttosto traumatico con Demon's Souls, durante le prime prove in fase di sviluppo.

Demon's Souls non fu capito subito

"Passai ben due ore a fare sempre la stessa identica cosa. Ricordo di aver pensato: Cavolo, questo gioco è difficile e Questo gioco è davvero spietato. Ricordo di aver detto al team di controllo qualità qualcosa del tipo: È davvero difficile, vero?"

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Il primo impatto fu insomma alquanto traumatico anche per Yoshida, perché si trovava di fronte a un gioco costruito con un'idea piuttosto diversa dal solito, tanto da spiazzare anche l'esperto capo dei Sony Worldwide Studios, il quale ebbe dei dubbi sul possibile successo di un titolo del genere.

Bluepoint voleva il remake di Bloodborne, ma Sony impose il live service di God of War, per un report Bluepoint voleva il remake di Bloodborne, ma Sony impose il live service di God of War, per un report

Tuttavia, dopo il lancio, accade qualcosa di sorprendente: Demon's Souls cominciò ad avere un successo crescente, ben al di sopra delle previsioni fatte da Sony, considerando le particolarità del gioco. Fu soprattutto il passaparola a funzionare e il richiamo di questo portò velocemente alla creazione di una nuova serie.

A quel punto, però, la scarsa convinzione di Sony sul progetto aveva portato FromSoftware a stringere accordi con Atlus un USA e Bandai Namco in Europa, e con quest'ultima il team decise di proseguire con lo sviluppo della serie Dark Souls, progettata fin dall'inizio come franchise multipiattaforma.

Ancora oggi, spiega Yoshida, in molti gli rinfacciano il fatto di non aver capito subito il valore di Demon's Souls e il potenziale del nuovo genere che stava nascendo, e l'ex-PlayStation afferma di aver imparato un'importante lezione da quella faccenda.

La sua esperienza lo portava infatti a vedere i giochi secondo schemi piuttosto predefiniti, con titoli d'azione che dovevano seguire una certa curva di difficoltà per dare il giusto tempo di apprendimento ai giocatori, ma non dev'essere sempre così.

Demon's Souls ha dimostrato che, in certi casi, bisogna sforzarsi di capire la visione degli sviluppatori e assecondarla, adattandosi a stili differenti dal solito che possono portare a nuovi inizi importanti, e questo è stato un episodio fondamentale anche per Yoshida.

Con notevole saggezza e apertura mentale, tuttavia, Yoshida sostiene anche che sia stato alla fine un bene che Dark Souls sia nato al di fuori di Sony, perché ha consentito a FromSoftware di crescere di più ed espandersi maggiormente, incontrando un pubblico più ampio.

"Tuttavia, considerando l'enorme successo e gli incredibili progressi compiuti da Miyazaki-san e da FromSoftware - da Dark Souls fino a Elden Ring - a volte penso che in realtà sia stata una buona cosa non aver insistito su quel progetto", ha spiegato.

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