Videogiochi passione o dipendenza? Un servizio di Geo ci fa capire perché la televisione è morta

Nella puntata di Geo del 29 novembre 2021 è andato in onda un servizio sui videogiochi che riprende alcuni dei luoghi comuni più diffusi.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   30/11/2021
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Ragazzi e videogiochi: passione o dipendenza? Questo il titolo di un servizio andato in onda il 29 novembre 2021 nella trasmissione Geo, condotta da Sveva Sagramola, che è un po' la dimostrazione plastica del perché la televisione sia da considerarsi un medium morto, soprattutto per le giovani generazioni.

L'inizio della trasmissione non è stato nemmeno male, viste le premesse fatte, ma poi lo psicologo invitato a parlare dell'argomento, Alberto Pellai, ha sciorinato una serie di dati e luoghi comuni, mescolando davvero le carte in tavola e vanificando quello che poteva essere un momento di approfondimento interessante.

Ad esempio ha parlato di una percentuale di ragazzi potenzialmente dipendenti dai videogiochi in occidente del 5-8%, facendo una stima di massima difficilmente dimostrabile (i ricoverati nelle cliniche che si occupano di dipendenza da videogiochi esistono, ma per ora sono decisamente una sparuta minoranza rispetto alla popolazione giocante); ha poi fatto una distinzione tra giocatori e giocatrici, definendo le seconde più portate a relazionarsi con gli altri e meno inclini alla dipendenza. Da cosa lo ha dedotto? Dai suoi figli (due maschi e due femmine), un campione che ci sembra poco rappresentativo. Il nostro ha anche dato come criteri della dipendenza il giocare più di tre ore al giorno e il sentire il desiderio continuo di giocare, che se vogliamo è la descrizione del giocatore medio appassionato. Si parla di dipendenza da videogiochi (gaming disorder) di fronte un uso eccessivo o compulsivo di videogiochi, che interferisce con la vita quotidiana di una persona. La dipendenza da videogiochi può presentarsi con una compulsione al gioco, l'isolamento sociale, sbalzi d'umore, ideazione diminuita, e iper-focalizzazione sui risultati del gioco, con esclusione di altri eventi nella vita.

La sostanza è che si tratta di un servizio abbastanza superficiale, che affronta un problema esistente, ma non certo nei termini ultragenerici e come quelli illustrati.

Comunque sia il problema principale è che la televisione pubblica si ricorda di parlare dei videogiochi, che ricordiamo essere il medium più praticato dalle giovani generazioni, solo per parlare di dipendenza e creare allarmismo. Da notare anche la messa in scena della trasmissione, piena di foto inquietanti fatti di giovani disagiati che giocano, controller PlayStation che incatenano e altre immagini che fanno parte della più classica delle iconografie anti videogioco.

Se vi interessa, potete guardare il servizio a questo indirizzo.