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Il gioco è bello quando dura poco?

Paradox Interactive prova ad aprire una porta d'accesso al proprio mondo: arriva March of the Eagles

RECENSIONE di Rosario Salatiello   —   14/03/2013
March of the Eagles
March of the Eagles
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Quando più o meno di questi tempi ci ritrovammo un annetto fa a occuparci della recensione di Crusader Kings II, parlammo del genere grand strategy come una delle nicchie più interessanti presenti nell'industria videoludica. Un settore ben preciso, all'interno del quale si sono inseriti a pieno diritto i lungimiranti ragazzi di Paradox Interactive, in grado con il suddetto gioco e altri titoli di offrire notevoli soddisfazioni agli appassionati, che proprio grazie al team con base a Stoccolma hanno avuto modo di trovare pane per i loro denti.

Il gioco è bello quando dura poco?

I motivi per i quali questo genere non è mai diventato mainstream sono del resto abbastanza chiari: tra le sue caratteristiche, troviamo infatti la presenza di scenari di dimensioni piuttosto considerevoli, dove gli eventi si succedono in tempi abbastanza dilatati (e lenti) e spesso non esiste nemmeno una condizione di vittoria vera e propria. Logico pensare quindi alla possibilità di mettere in piedi un punto d'ingresso all'interno di questo mondo, con il quale accontentare possibilmente i neofiti del genere, offrendo allo stesso tempo un piacevole diversivo a chi è invece già avvezzo a questo tipo di videogiochi: March of the Eagles arriva proprio con queste intenzioni, ritagliando e allo stesso tempo introducendo alcune novità rispetto a Crusader Kings II. Col risultato del lavoro di Paradox finalmente tra le nostre mani, andiamo a vedere che cosa hanno studiato per noi i programmatori svedesi.

Quando la guerra è tutto

Per chi si fosse perso la nostra recente prova su strada di March of the Eagles, ricordiamo prima di tutto l'ambientazione di questo gioco: siamo nel periodo che va dal 1805 al 1820, in un arco temporale non lunghissimo (soprattutto per le produzioni Paradox) durante il quale l'Europa viveva un periodo di enorme trambusto, dovuto sia da un lato allo strapotere militare della Francia di Napoleone Bonaparte, sia dall'altro ai numerosi altri conflitti in essere su vari fronti nel vecchio continente. L'introduzione di un periodo di gioco così stretto non è una scelta casuale, perché è servita infatti agli sviluppatori per introdurre quel concetto di fine della partita e conseguente vittoria o sconfitta, che come dicevamo è spesso assente in titoli del genere: una volta scelta una nazione, il giocatore deve condurla a centrare gli obiettivi che il gioco gli impone, per vincere la partita e chiudere così le ostilità prima che lo faccia una delle altre potenze in lotta. Nessuna linea dinastica a cui badare o elementi di contorno superflui, perché March of the Eagles si basa sulla guerra, e solo su di essa poggiano tutte le sue componenti secondarie.

Il gioco è bello quando dura poco?

Nelle sue meccaniche, il gioco finisce per ricordare abbastanza da vicino RisiKo!, ovviamente con le dovute proporzioni boardgame-videogioco: una volta scelto lo schieramento, il giocatore deve puntare sul suo esercito per ottenere il successo, scegliendo le unità da impiegare attraverso terra e mare, altro elemento importante del gioco. Anche del sistema di idee abbiamo già avuto modo di parlare: si tratta di un modo studiato dagli sviluppatori per permettere al giocatore di ottenere bonus di vario tipo, coi quali potenziare le proprie armate in vista della battaglia successiva. La cosa interessante è costituita dalla possibilità di ottenere punti idea aggiuntivi, non con la vittoria come si potrebbe pensare ma con la sconfitta, rendendo quindi anche il sacrificio di una parte del proprio esercito una strategia possibile per ottenere un vantaggio in un secondo momento. Chi sperava in un titolo alla Total War rimarrà probabilmente deluso nel sapere che gli scontri sul campo vengono simulati dalla CPU, che dal canto suo non mancherà di metterci in difficoltà con l'intelligenza artificiale messa a punto dagli sviluppatori. March of the Eagles permette comunque al giocatore di stabilire pochi parametri strategici prima di andare in battaglia: tra questi, spicca la possibilità di assegnare un generale diverso a ognuno dei tre fianchi dello schieramento, sfruttandone così le abilità. Si tratta indubbiamente di una scelta da fare in modo ponderato, visto che alla lunga finisce per dimostrarsi determinante nell'economia della battaglia. Guai anche a non fornire al nostro esercito i viveri di cui hanno bisogno, soprattutto se si ha intenzione d'intraprendere una campagna estenuante durante un freddo inverno.

Il gioco è bello quando dura poco?

In compagnia è più bello

In occasione della nostra prova di qualche settimana fa, ci riservavamo di provare la componente multiplayer in fase di recensione, anticipando però che viste le meccaniche di March of the Eagles il gioco online avrebbe potuto costituire una parte fondamentale dell'esperienza offerta al giocatore. Se allora questa era una semplice impressione, ci sentiamo di confermarla pienamente in questo momento: il "breve" intervallo di tempo (è richiesta comunque qualche ora) in cui ha luogo una partita e la possibilità di creare match fino a 32 giocatori, permettono infatti di dare vita a partite via rete divertenti e vivaci, anche grazie a un sistema di chat interno, per niente fine a sé stesso, ma anzi più utile all'economia generale del gioco di quanto si possa pensare. Attraverso esso è infatti possibile comunicare con gli altri giocatori, sia per stabilire un fronte comune, sia per tentare d'ingannarli, aggiungendo così nel multiplayer un'ulteriore componente diplomatica che è per forza di cose assente dalla versione singola del gioco.

Il gioco è bello quando dura poco?

Volendo trovare il pelo nell'uovo, si potrebbe desiderare un migliore bilanciamento per le partite multigiocatore, dove alcune potenze come la Francia risultano inevitabilmente più forti delle altre anche in proporzione ai vari obiettivi: cosa tutto sommato giustificabile visto il periodo storico al quale March of the Eagles si riferisce, per cui deve essere lo spirito con il quale ci si avvicina alla partita a essere quello giusto. Per chi dovesse essere a corto di amici, cosa purtroppo possibile per il suddetto discorso del genere di nicchia, Paradox mette a disposizione anche un metaserver per gli utenti registrati, grazie al quale incontrare altre persone con cui giocare, sfruttando quello che è un sistema di matchmaking dal sapore un pò retrò (non c'è il supporto a tale funzionalità via Steam), ma che comunque finisce per fare bene il suo lavoro. In alternativa, anche in questo caso con meccaniche un po' datate, è possibile fare da host dando ai propri amici l'indirizzo IP al quale collegarsi per iniziare la partita. A livello tecnico, pur facendo uso dello stesso motore di Crusader Kings II, March of the Eagles mostra di aver sfruttato a dovere l'anno di distanza tra le date di uscita dei due giochi. Il motore, il solito Clausewitz Engine, appare infatti più pulito sia nelle (poche) animazioni che nel dettaglio di mappe ed elementi vari presenti su schermo, beneficiando anche nell'ottimizzazione delle opzioni di gioco, ridotte rispetto alla moltitudine presente in Crusader Kings II. Non è certo questo l'aspetto determinante per il giudizio sulla nuova fatica di Paradox, ma fa comunque piacere notare l'intenzione degli sviluppatori di mettere le mani anche sulla resa grafica, per migliorare l'esperienza di gioco anche agli occhi del giocatore.

Conclusioni

Multiplayer.it
7.2
Lettori (10)
7.5
Il tuo voto

March of the Eagles è un punto d'ingresso. L'abbiamo detto più volte e lo ripetiamo a chi dovesse credere di essere davanti all'ennesimo titolo in stile tradizionale Paradox. Se finora non vi siete mai avvicinati a questo genere perché spaventati dalla sua complessità, siete davanti a quella che è probabilmente la migliore delle occasioni che potrete avere per farlo. Allo stesso tempo però, non è assolutamente detto che questo gioco non possa piacere anche a chi è abituato a mangiare pane e grand strategy: se ai fan sfegatati di questo genere la componente singola può non dire molto, quella multigiocatore si dimostra quantomeno da provare, per dare luogo a qualche partita online movimentata al punto giusto.

PRO

  • Multiplayer divertente e vivace
  • Buon compromesso in termini di semplificazione
  • Prezzo interessante

CONTRO

  • Non è Crusader Kings II
  • Supporto a Steam limitato al DRM
  • Richiede comunque un periodo d'apprendimento