La recensione di The Cloverfield Paradox  96

Netflix ha rilasciato ieri, pochi minuti dopo la presentazione del trailer, il film The Cloverfield Paradox: sarà all'altezza dei due predecessori?

RECENSIONE di Gabriella Giliberti   —   06/02/2018

Il fatto che il franchise Cloverfield fosse atipico si sapeva già, ma questa volta la Bad Robot Productions - la produzione fondata da J.J. Abrahms - le ha superate davvero tutte. Dopo tanta attesa, una campagna virale un po' smilza e poche informazioni certe, il terzo capitolo della saga Cloverfield non solo viene presentato con un trailer durante il Super Bowl LII dello scorso 4 Febbraio, confermando il titolo The Cloverfield Paradox, ma viene anche rilasciato pochissimo dopo sulla piattaforma Netflix. Nessun preavviso, nessun annuncio precedente, nessuna anteprima per la stampa. Nella giornata di ieri, 5 febbraio, gran parte degli spettatori, fan e abbonati Netflix si sono fermati, sorpresi dalla notizia. Inutile dirlo: l'hype ha preso il sopravvento su tutti, lasciandosi cullare dall'idea di vedere il nuovo Cloverfield. Ma come si posiziona questo terzo capitolo?

Un franchise particolare

La storia riguardante Cloverfield è un po' particolare, nato nel 2008 come un film in footage basato sul ritrovamento di una memory card in quello che un tempo era Central Park. All'interno della memory card è registrata la storia di un gruppo di ragazzi che, nella serata, si ritrovano coinvolti in quello che inizialmente sembra essere un disastro nucleare ma che, poco dopo, si rivela essere qualcosa di molto, molto peggio. Nei giorni successivi all'uscita siti fake, video e notizie hanno popolato il mondo dell'internet - un po' come accadde nel caso di The Blair Witch Project - dando per vero tutto quanto. The Cloverfield Paradox, diretto da Julius Onah, vorrebbe essere il prequel, le origini di quanto accaduto quella notte; o meglio, cosa abbia dato accesso alle terribili creature al pianeta Terra. La campagna si è aperta lo scorso gennaio con un annuncio della Tagruato, multinazionale intorno alla quale ruota tutto il marketing virale e l'universo cinematografico: "Tokyo, 10 Gennaio 2018, la Tagruato ha iniziato lo sviluppo di una tecnologia per una rivoluzionaria fonte energetica in quello che il CEO Garo Yoshida ha definito un grandissimo passo avanti per il nostro pianeta. Quest'energia rinnovabile verrà sviluppata nell'arco di quattro anni, poi ci vorranno altri sei anni perché i regolatori internazionali diano l'approvazione. Questa fonte verrà lanciata il 18 gennaio 2028."

La Guerra dei Mondi

La pellicola era in sviluppo già dal 2012 con il titolo La particella di Dio, ma senza essere legata alla serie. Solo dopo lo sviluppo di 10 Cloverfield Lane, sequel spirituale uscito nel 2016, si è deciso di confermarla come terzo episodio, posticipandone più e più volte l'uscita. The Cloverfield Paradox rafforza, quindi, l'ipotesi di un universo che unisce tutti e tre i progetti e, in più, è la chiave di collegamenti delle due pellicole precedenti, dando una visione più o meno precisa del futuro. L'idea non è solo quella di spiegare le origini di tutto questo, ma giocare molto con il concetto di paradosso per poter scombinare le linee temporali entro le quali si muovono tutte e tre le storie. Infatti, particolarità di questo franchise è che oltre al titolo, tutti e tre i film hanno stili nettamente differenti. Nel primo caso parliamo di un monster movie vero e proprio, nel secondo un thriller psicologico e in The Cloverfield Paradox la struttura è quella di un comune thriller ambientato nello spazio che, non poco, strizza l'occhio al più recente Life e ad Alien: Covenant.

La storia ruota attorno a un gruppo di astronauti che, grazie all'uso di una nuova tecnologia sperimentale, sta cercando di risolvere il problema di una forte crisi energetica che sta portando il pianeta alla completa distruzione. La loro missione è quella di catalizzare, attraverso un acceleratore di particelle, più energia possibile dallo spazio. In questo modo si avrebbe una fonte inesauribile di energia che permetterebbe la sopravvivenza di tutto il mondo. Ma cosa potrebbe comportare tutto ciò? Per quanto assurda come ipotesi, catalizzare una massa tale di energia rischia di aprire le porte di universi paralleli, mescolandoli tra di loro.

Per una buona prima parte del film, lo sviluppo della storia è molto interessante, pur mostrandosi fin da subito, come tipologia, il più canonico dei tre. Teorie, ipotesi, una marcata dose di suspense e quel giusto mix di sospetto tra tutti i protagonisti, astronauti appartenenti a Paesi diversi, rende la struttura narrativa molto decisa. Anche dopo quello che è l'incidente scatenante, l'immenso ostacolo di fronte al quale si trovano i protagonisti, sembra che la pellicola sappia precisamente dove voglia andare a colpire. Se non fosse che, giocando troppo con lo stesso concetto di paradosso, il film inizia a diventare un insieme di trovate senza un vero e proprio coordinamento tra di loro. Si capisce perfettamente che l'intenzione è quella di annullare il senso logico temporale, permettendo a tutti e tre i film di coesistere in uno stesso universo formato da linee temporali differenti, ma al tempo stesso il concetto è estremamente confusionale. Le idee sono abbozzante, lanciate allo spettatore senza dargli il giusto peso. Ci si culla sull'idea del paradosso, sfruttandolo però senza buon senso e, quindi, dando per valida qualsiasi trovata o escamotage posti all'interno della narrazione. La seconda parte della pellicola diventa surreale. Una delle cose più difficile da fare quando si narra di mondi paralleli, irreali o fantasiosi è quello di creare una coerenza narrativa in quel mondo. Dare delle regole anche al mondo più illogico possibile, in modo da renderlo plausibile per lo spettatore: invece, in The Cloverfield Paradox viene lasciato tutto al caso, all'interpretazione dello spettatore, dando la sensazione di fretta, stanchezza e prigrizia.

Sembrerebbe che regista, sceneggiatori e lo stesso J.J. Abrahms abbiano gettato la spugna a metà progetto, stanchi, annoiati, incapaci di trovare delle soluzioni migliori a quelle adoperate fino a quel momento. Esattamente come i protagonisti, anche il film perde la bussola, allentando la presa sul coinvolgimento del pubblico. Indubbiamente ci troviamo di fronte a una narrazione per lo più godibile, che ci dà un'idea piuttosto chiara di dove vorrà puntare, nel futuro, il franchise, ma al tempo stesso è un film che non è riuscito a sfruttare fino in fondo il materiale a suo disposizione.

Complessivamente The Cloverfield Paradox, pur trattandosi di una pellicola per certi versi godibile, si rivela essere un'operazione sconclusionata, senza capo né coda. Un film che si affida troppo all'escamotage e agli stratagemmi, rivelandosi il lavoro meno riuscito dell'intera saga.

PRO

  • Il film è la chiave dell'universo espanso di tutto il franchise

CONTRO

  • La storia non è riuscita a sfruttare del tutto i suoi punti di forza
  • Il film è di gran lunga il meno riuscito della saga