Deadpool 2: la recensione 1

Antieroi sboccati e irriverenti crescono: Ryan Reynolds è di nuovo il mercenario Deadpool nel secondo capitolo delle sue avventure, dal 15 maggio in sala.

RECENSIONE di Valentina Ariete —   17/05/2018

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Sboccato, volgare, infantile: arrivato come un fulmine a ciel sereno due anni fa, Deadpool, ispirato all'omonimo personaggio dei fumetti Marvel creato nel 1991 da Fabian Nicieza e Rob Liefeld, è stato una sorpresa per tutti: per chi l'ha prodotto, ovvero la 20th Century Fox, che ci ha investito 58 milioni di dollari per guadagnarne quasi 783, chi si augurava l'implosione dei cinecomic e chi stava ancora beffeggiando Ryan Reynolds per il poco fortunato Lanterna Verde. Che piaccia o no, i film tratti da fumetti sono ancora duri a morire: lo dimostra l'incasso clamoroso di Avengers: Infinity War, così come il fatto che il genere stia mutando in forme diverse, diventando di diritto un nuovo linguaggio cinematografico, l'epica dei nostri tempi. Da Wolverine che diventa protagonista di un western in Logan, a Thor che abbraccia completamente la commedia in Thor: Ragnarock fino agli Avengers che mettono in scena la tragedia greca sotto steroidi, i supereroi stanno riscrivendo la storia del cinema.

Non fa eccezione Deadpool, che in questo mare di eroi è il più sovversivo e anomalo: quasi stupido, disfunzionale, per nulla interessato a salvare il mondo, il personaggio interpretato da Ryan Reynolds è un eroe del popolo, anzi un antieroe, perché pensa, dice e fa le stesse cose che pensa, dice e speriamo non faccia il pubblico. Deadpool è un cazzone incosciente e pieno di difetti: come non identificarci dunque con lui invece che con un perfetto e sempiterno Superman?

Deadpool 2: Ryan Reynolds come Robert Downey jr.

A due anni di distanza dal primo film, inseguito per più di dieci anni e fortemente voluto dal protagonista Ryan Reynolds, che lo ha anche prodotto, arriva ora Deadpool 2, nelle sale italiane dal 15 maggio. Assimilato l'effetto novità, il secondo capitolo - che ha perso in corsa Tim Miller, autore dell'originale, sostituito da David Leitch, regista di John Wick e Atomica Bionda - doveva superare l'ansia da prestazione: come riuscire a fare centro un'altra volta, adesso che il pubblico si aspetta battute sul sesso e una valanga di parolacce, senza snaturare il personaggio e contemporaneamente costruire una storia in grado di stare in piedi?

La risposta è Ryan Reynolds. L'attore canadese, dopo anni di insostenibili commedie (il cui vertice discendente è costituito dai siparietti con Sandra Bullock) ha saputo dare corpo a un personaggio che gli appartiene completamente, a cui ha infuso grande carisma giovandone a sua volta. È difficile dire dove finisca Deadpool e cominci l'attore: esattamente come per il Tony Stark di Robert Downey jr., Ryan Reynolds è ormai Deadpool. Grazie a lui il film ha una coerenza in grado di riportarci immediatamente alle atmosfere del primo episodio, senza però dover reintrodurre le dinamiche del personaggio, in modo da potersi concentrare completamente sulla storia.

Un eroe bambino che vuole una famiglia

Dopo un divertente omaggio al collega Wolverine, arriva subito la batosta: questo Deadpool è disperato e non ne vuole sapere di affrontare la sua sofferenza. L'arrivo di un soldato proveniente dal futuro per cambiare il passato (qualcuno ha detto Terminator?), Cable (Josh Brolin), scompiglia però i progetti di morte del protagonista e lo mette sul cammino di un ragazzino, Russell (Julian Dennison), che si fa chiamare Firefist per la sua capacità di generare fiamme dalle mani. Deciso a non far passare il giovane mutante al Lato Oscuro, Wade ritrova energia, capendo che ok, magari non è in grado (e non vuole nemmeno) di salvare il mondo, ma un cavolo di adolescente in preda a una crisi ormonale può provare a gestirlo.

Questo secondo Deadpool è inaspettatamente più maturo: desideroso di diventare padre nonostante sia ancora un bambino, molto più attento alla diversità (si parla di supereroi in sovrappeso in contrasto con quelli sempre tonici e definiti visti al cinema e su carta, lo stesso protagonista è sfigurato e preferisce indossare la maschera anche per questo) e al concetto di famiglia allargata. Una profondità che viene diluita in un mare di testicoli strusciati in faccia all'avversario, imprecazioni e scene d'azione.

Josh Brolin: una garanzia

Cosa sarebbe un eroe, anzi un antieroe, senza un antagonista degno di questo nome? Ormai nel campo dei cinecomic, e non solo, Josh Brolin è una garanzia: ancora in sala con Avengers: Infinity War, in cui è il terribile Thanos, l'ex Goonie qui si trova nel difficile ruolo di un personaggio tutto d'un pezzo che deve districarsi in toni da commedia. La sfida è ampiamente vinta: Cable funziona, insieme a Deadpool ancora di più.

Tra stoccatine a Batman e Superman (ancora Martha, queste mamme non avranno mai pace), al già citato Wolverine, agli Avengers e molti altri (bellissimo il dialogo che chiama in causa il film Intervista col vampiroI), Deadpool 2 costruisce una base solida tra una gag e l'altra e getta le fondamenta per un eventuale terzo capitolo. Inutile dire che anche questa volta è fondamentale rimanere in sala al momento dell'arrivo dei titoli di coda: non ve ne pentirete.

Multiplayer.it

7.0

Deadpool 2 trova una maturità maggiore rispetto al primo capitolo, affrontando temi seri come il desiderio di paternità senza però rinunciare ai toni più leggeri da commedia demenziale. Il supereroe più irriverente è tornato alla grande.

PRO

  • Ryan Reynolds è ormai Deadpool.
  • Josh Brolin è un antagonista perfetto.
  • Il divertimento è immutato, la scena post credits è fantastica.

CONTRO

  • Rispetto al primo capitolo non c'è più l'effetto sorpresa.
  • Gli effetti speciali non sono sempre all'altezza di altre produzioni dello stesso genere.

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