Battlefleet Gothic: Armada 2, la recensione 24

Amanti dell'universo di Warhammer 40,000 riunitevi, è arrivato Battlefleet Gothic: Armada 2. Ecco la nostra recensione.

RECENSIONE di Luca Olivato   —   05/02/2019

Battlefleet Gothic è stato ideato da Games Workshop come spin-off della famosa serie di Warhammer 40,000, alla stessa stregua di quanto fatto con Blood Bowl e Space Hulk. In questo caso il gioco da tavolo, sviluppato da Forge World all'alba del nuovo millennio, si focalizza sulle battaglie spaziali. Nel 2016 Focus Interactive ha commissionato allo sviluppatore parigino Tindalos la versione PC che in Italia è passata un po' sottotraccia a differenza di quanto accaduto oltralpe, dove le vendite sono state soddisfacenti al punto da portare alla realizzazione del seguito, Battlefleet Gothic: Armada 2 appunto, che andremo ad analizzare in questa pagina.

C'eravamo tanto amati

Nella puntata precedente vestivamo i galloni dell'ammiraglio Spire che se la doveva vedere contro il Signore della Guerra Abaddon delle Forze del Caos; il tutto era ambientato durante la Dodicesima Crociata Nera. Questo seguito prende piede circa 700 anni dopo, per l'esattezza nelle fasi finali della Tredicesima Crociata Nera, quando la Fortezza Pietranera, ultimo baluardo a difesa dell'Impero, viene fatta precipitare sulla superficie di pianeta Cadia: scene ritratte durante il prologo di addestramento che, una volta completato, sbloccherà le tre campagne per single player di cui è dotato Battlefleet, ossia quella imperiale, dove troveremo in splendida forma Matusalemme-Spire, quella dei Necron e quella di Tiranidi. Un bel passo in avanti rispetto al titolo originario, che disponeva di un unico story-mode. Ma non è tutto: mentre nel primo erano quattro, qui, nella modalità skirmish, ci sono tutte le dodici fazioni disponibili anche nel gioco da tavolo, ciascuna delle quali dotata delle proprie ramificazioni. Così troveremo, ad esempio, i Biel-Tan degli Asuryani, i Death Skullz degli Orki e i Dark Angels degli Space Marines, per una varietà davvero imponente. Superfluo evidenziare che ognuna è dotata di abilità specifiche, per quanto in molti casi tendano ad assomigliarsi l'un l'altra. Purtroppo, le battaglie singole non sono molto variegate: si possono disputare duelli 1 contro 1 o 2 contro 2, sia contro l'IA che affrontando avversari umani. Due le modalità: il dominio prevede la cattura e il mantenimento di zone strategiche fino alla raccolta di un determinato numero di punti; in aggiunta c'è la classica conquista in cui la vittoria si ottiene per eliminazione di tutte le unità oppositrici. Come si capisce quindi la maggior parte del lavoro è stato indirizzato proprio verso la campagna.

Tutorial irritante

Il prologo non si può saltare e presenta alcuni aspetti che non ci sono affatto piaciuti: l'invasività degli aiuti nelle prime battute è veramente snervante. Non solo il gioco si mette in pausa da sé, richiedendo all'utente azioni banali come spostare una nave da un punto all'altro, nel tentativo di spiegare le meccaniche base (aspetto in cui riesce solo fino a un certo punto); nel mentre sulla parte alta dello schermo compaiono le miniature dei personaggi che si scambiano battute sull'andamento della battaglia e sulla destra dei pop-up semi-permanenti ricordano alcuni dei comandi chiave. Il risultato è che da un lato non si riesce a seguire bene la trama e dall'altro si finisce col saltare tutti i suggerimenti, che potrebbero rivelarsi utili, per far pratica da sé. Una volta portato a termine il forzato tutorial si può selezionare una delle tre campagne di cui scrivevamo poco sopra. Sono tra loro indipendenti, anche se accomunate da alcuni momenti chiave vissuti da punti di vista differenti. Il single player di Battlefleet Gothic si può schematizzare in due pilastri: quello principale, in tempo reale, ci vede al timone di una flotta di astronavi; quello "secondario" (ma non troppo) è caratterizzato da una mappa stellare dove intelligenza artificiale e giocatore muovono, a turno, le proprie truppe per la conquista dei sistemi solari.

La gestione è concettualmente simile a quella di Civilization, seppur molto semplificata: manca ad esempio qualsiasi forma di diplomazia o di dominio culturale, sicché per appropriarsi di un settore è sufficiente affrontare in duello le truppe di stanza. Si può demandare il compito alla CPU che restituirà un risultato sulla base dei valori in campo, ma le battaglie principali, in cui progredisce la trama, devono essere affrontate dal giocatore in prima persona. Ogni pianeta fornisce una delle quattro risorse principali; può inoltre essere migliorato per diventare più efficiente e rinforzato con sistemi di guardia per tenere a bada le controffensive nemiche.

L'esperienza acquisita sul campo di battaglia si traduce in abilità da sbloccare (scudi più potenti, riduzione del tempo di ricarica delle abilità speciali) e in una maggior capacità della flotta, che può arricchirsi delle fregate più imponenti man mano che si raggiunge l'ultimo livello. Durante lo svolgimento della campagna può capitare di effettuare delle scelte che ne condizionano l'andamento: per esempio in quella imperiale, a un certo punto, si può decidere se allearsi con gli Eldar o combatterli. Alla stessa stregua non si possono nemmeno perdere troppi turni nella snervante attesa di accumulare risorse perché più si resta con le mani in mano più aumenta il livello di emergenza e, oltre un certo punto, Uno dei meriti più importanti che va riconosciuto agli sviluppatori francesi è quello di aver rispettato fedelmente l'universo di Warhammer. Era difficile condensare in uno strategico le infinite sfaccettature che si sono stratificate nel corso degli anni, ma Tindalos è riuscita a presentare alcuni dei personaggi più iconici senza annacquare i livelli di attesa degli appassionati. Troveremo pertanto figure"mitiche" come Trazyn l'Infinito o Belisarius Cawl, e altri volti più che conosciuti a chi frequenta l'universo di Games Workshop. L'altra faccia della medaglia è che il pubblico un po' più generalista potrebbe far fatica a farsi coinvolgere dal corso degli eventi. Il doppiaggio, solo in inglese, è veramente ben fatto così come le cut-scene che sono una via di mezzo tra disegno e animazione in computer grafica.

Srategia al potere

La parte strategica è molto più simile a quella di un Total War che di uno StarCraft, tanto per intenderci. Anzitutto il numero di vascelli è mediamente basso, soprattutto nelle missioni della campagna dove raramente si superano le sette unità. Inoltre, per quanto si possa accelerare il tempo, i ritmi sono estremamente lenti. Il rischio di annoiarsi è scongiurato da una profondità tattica davvero degna di nota.

Impareremo sin da subito che è necessario governare minuziosamente i movimenti delle astronavi: bisogna tener conto della stazza, che renderà tanto più difficile il cambio di direzione quanto più le dimensioni sono imponenti; della posizione nei confronti degli avversari, poiché alcune armi, posizionate sulle fiancate, possono essere utilizzate solo quando un nemico è parallelo; persino della velocità, perché si potrebbero sacrificare gli scudi e la potenza delle armi per raggiungere, in un breve periodo, un punto di vantaggio. Oltre a questo ogni astronave dispone di abilità specifiche, ed è inutile ricordare come l'utilizzo oculato di ciascuna di queste possa provocare effetti dirompenti nelle dinamiche di una battaglia. Ci sono tre valori da monitorare: il livello degli scudi, lo stato di salute dello scafo e il morale dell'equipaggio. Potrebbe capitare che una serie di colpi ravvicinati faccia ammutinare le truppe e impedisca di controllare la nave; quando si verifica questa situazione si può tentare di riprenderne il controllo sopprimendo la rivolta a bordo, oppure di autodistruggerla con gravi conseguenze per tutte quelle che le stanno attorno. Ogni vascello presenta poi dei punti critici, così concentrando gli attacchi sul motore si può ridurre la mobilità o sparando al ponte si potrà tentare di far fuori l'ammiraglio (con le conseguenze di cui sopra). L'impresa più impegnativa è quella di controllare tutte le unità della flotta simultaneamente: anche alcuni veterani potrebbero trovare del pane per i propri denti di fronte a Battlefield Gothic: Armada II, soprattutto nelle arene online.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Sistema operativo: Windows 10 Pro 64bit
  • Processore: AMD Ryzen 7 2700X
  • Scheda video: NVIDIA GeForce RTX 2080
  • Memoria: 16 GB di RAM
Requisiti minimi
  • Sistema operativo: Windows 7/8/10 (64 bits)
  • Processore: Intel Core i5-3450 (3.1 GHz) o AMD Athlon FX-6300 (3.5 GHz)
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 660 o AMD Radeon HD 7870
  • Memoria: 50 GB di spazio disponibile
Requisiti consigliati
  • Sistema operativo: Windows 7/8/10 (64 bits)
  • Processore: Intel Core i7-3820 (3.6 GHz) o AMD Ryzen 5 1600X (3.6 GHz)
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 960 o AMD Radeon R9 380
  • Memoria: 50 GB di spazio disponibile

Problemi tecnici

L'esperienza di gioco è sfortunatamente rovinata da fastidiosissimi problemi tecnici. Il primo, paradossalmente, riguarda il pathfinding: è davvero assurdo che nello spazio aperto le astronavi non raggiungano la destinazione designata solo perché la linea che le collega interseca degli asteroidi (che peraltro sono uno dei pochi elementi con cui è possibile interagire sulla mappa). Allo stesso modo è irritante che a volte non si fermino nel punto indicato o che non si indirizzino nella direzione desiderata; ancor più snervante che il doppio click sull'icona della nave non sempre riposizioni la telecamera, e che quindi si debba andarla a cercare in giro per lo schermo. La mappa strategica, molto ampia, non si può esplorare spostando il cursore sui bordi dello schermo, ma è necessario muoversi con le frecce direzionali. Inoltre, sempre parlando di campagna single player, diversi utenti hanno lamentato dei crash in quella imperiale e dei tiranidi, mentre con i Necros non ci sembrano essere problemi. Ad onor della cronaca, almeno da questo punto di vista, non abbiamo nulla da segnalare. Resta un approfondimento da fare riguardo il bilanciamento delle unità: con tutta la carne al fuoco era inevitabile che si presentasse qualche problema di equilibrio, ma quanto accade nelle missioni di conquista sfiora il ridicolo. La CPU infatti riesce a raggiungere il primo strategic point in pochissimi secondi (la cosa è ancora più evidente durante la campagna), quando le truppe del giocatore, anche lanciate alla massima velocità, sono ancora a metà strada per arrivare a quello più vicino. Da lì in poi è un susseguirsi di spostamenti da una zona all'altra della mappa senza che ci sia la minima chance di invertire le sorti della battaglia perché i punti si accumulano in pochissimo tempo. Assistiamo a delle criticità anche negli skirmish con risultati ancora più paradossali: a livello molto facile (il più basso dei cinque) l'intera flotta dei nostri Ultramarines è stata letteralmente spazzata via da una singola Deadnot degli Orki.

Gioia per gli occhi e le orecchie

Il versatile Unreal Engine 4 è più in forma che mai sotto la direzione artistica di Tindalos. Un plauso va mosso ai disegnatori che hanno saputo ricreare minuziosamente tutti i dettagli delle miniature dell'universo di Warhammer, in particolare dei vascelli più grandi, che si possono ammirare grazie al notevole livello di zoom. C'è da rimanere incantati nell'osservare le architetture gotiche delle navi imperiali, e i ritmi lenti permettono di spendere qualche secondo in più del solito per rifarsi gli occhi (soprattutto se usate monitor 4K). Molto scenografiche le esplosioni e anche gli effetti dei missili fanno un bel lavoro per tenere incollato allo schermo il giocatore. Pollice verso per l'interfaccia utente che è confusionaria: i menù contornano tre dei quattro lati dello schermo, sono invasivi e poco immediati e serve parecchia dimestichezza per raggiungere rapidamente le informazioni di cui si ha bisogno. Avremmo qualcosa da ridire anche sul livello di zoom, che non permette di tenere un'adeguata porzione della mappa sotto controllo, costringendo a continui spostamenti e rendendo quasi impossibile aprire due fronti di guerra in contemporanea. Tuttavia, ci sono alcune migliorie che meritano di essere segnalate: una su tutte la possibilità di utilizzare l'abilità specifica di un'astronave facente parte di un gruppo selezionato, senza per forza dover aprire il menu a lei dedicato. È scomparsa la possibilità di colorare a piacimento le navi, ma non è una mancanza che ci sentiamo di rimproverare vista la varietà di truppe a disposizione. Eccellente la colonna sonora.

Digital Delivery
Steam, Humble Store
Prezzo
39,99 €
Multiplayer.it

7.0

Lettori

S.V.

Il tuo voto

Battlefleet Gothic: Armada 2, nonostante le critiche che gli abbiamo mosso nel corpo della recensione, è un buon titolo, addirittura ottimo se si considera l'universo che va ad esplorare: si tratta probabilmente di uno dei migliori utilizzi della licenza di Games Workshop. Il rispetto e la cura, non solo artistica, con cui gli sviluppatori hanno trattato i personaggi di Warhammer 40,000 è uno dei motivi di vanto di questa produzione. Oltre a tutto questo è rimarchevole anche la profondità tattica, malgrado qualche inevitabile problema di bilanciamento che si spera possa essere risolto con delle patch. Purtroppo l'impressione è che la troppa carne al fuoco abbia distratto gli sviluppatori che sono scivolati su alcune bucce di banana. Avremmo preferito un'unica campagna, magari un po' più variegata, e un supporto multiplayer più strutturato. Le poche modalità e l'esiguo numero di partecipanti lasciano un senso di potenziale inespresso.

PRO

  • Uno dei migliori giochi ambientati nell'universo di Warhammer
  • Ottima grafica, eccellente doppiaggio e colonna sonora
  • Grande varietà di razze

CONTRO

  • Il multiplayer è molto sacrificato
  • Diversi bug tecnici
  • Problemi di bilanciamento