Burnout Paradise Remastered, la recensione per Nintendo Switch

Arriva anche sull'ammiraglia Nintendo il porting dell'ultimo, indimenticato capitolo della serie Burnout.

RECENSIONE di Emanuele Gregori   —   20/06/2020
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Burnout è una di quelle IP che alla fine manca un po' a tutti. La vecchia serie di Criterion è stata tra i grandi precursori dei racing game arcade a mondo aperto, dai quali poi sono scaturiti anche i Forza Horizon di Playground Games, ormai capolavori indiscussi. Chiunque abbia qualche anno sulle spalle ricorda però l'arrivo di Burnout Paradise più di dieci anni fa, in grado di spaccare tutto e portare una ventata d'aria fresca in un genere che non trovava quasi più la sua strada. Una città al tempo enorme, centinaia di attività diverse, una quantità folle di mezzi e una rigiocabilità pressoché infinita rappresentavano gli ingredienti cardine di un'avventura che ha lasciato il segno.

Due anni fa EA ha riproposto la remastered sulle console di attuale generazione e solo ora arriva anche il porting per Nintendo Switch. Lo abbiamo provato, testato, messo sotto torchio e siamo pronti a dirvi cosa ne pensiamo in questa recensione di Burnout Paradise Remastered.

Paradise City

Il nome scelto per la città che fa da sfondo all'ultimo capitolo di Burnout è talmente telefonata da aver generato un sorriso soddisfatto al primo avvio del gioco. Impossibile dimenticare le note di Paradise City dei Guns 'n' Roses, con la voce di Axl Rose inconfondibile, fusa a quella insopportabile della DJ che fa da narratrice alla nostra avventura. A differenza di quel che ormai accade in un titolo come il sopracitato Forza Horizon, Burnout Paradise riduceva l'intro all'osso, evitando di perdersi in elementi di poco conto e lanciandoci immediatamente nella mischia al volante di un bolide semidistrutto, ma comunque in grado di sfrecciare sul caldo asfalto della città.

Narrazione praticamente inesistente, menù minimalisti (anche troppo) e personalizzazione mediocre lasciano anche oggi spazio ad un gioco dall'altissimo tasso di adrenalina e divertimento. Vincere le gare e gli eventi disponibili nella città consente di acquisire patenti di grado sempre maggiore, sbloccando così nuovi eventi e nuove auto, basando tutto il senso di progressione su questi elementi basilari. Purtroppo quella stessa progressione va a perdersi miseramente a causa di una scelta sufficientemente folle, legata alla presenza della miriade di mezzi aggiunti con i DLC (parliamo di pacchetti di auto speciali, auto giocattolo, alcuni straordinari cameo cinematografici e addirittura mezzi a due ruote) che però, a differenze delle auto presenti nel gioco base, in questa remastered sono sbloccati fin da subito, rendendo la crescita sostanzialmente inesistente. Si potrebbe dire che questo sia un elemento che conta il giusto in un titolo diretto come Burnout Paradise, ma a noi, anche a distanza di due anni, continua a non convincere.

L'immediatezza del sistema di gioco è talmente funzionale che è capace ancora oggi di regalare puro divertimento, sporcato solo ed unicamente dalla mancanza di elementi che consideriamo ormai standard, come il viaggio rapido e una forte personalizzazione dei mezzi. Spostarsi costantemente per chilometri e chilometri di strade già viste e riviste, al netto di una mappa non certamente enorme come accade oggi, non può che generare qualche momento di frustrazione, che però viene immediatamente assorbito dagli eventi a velocità folle.

Burnout Paradise Remastered 2

È su questo che Burnout Paradise ci ha sbalorditi ancora oggi. La capacità di Criterion di trasmettere senso di velocità e adrenalina ha sempre avuto pochi eguali nell'industria. Girare per le strade di Paradise City, caricare il turbo e scaricarlo tramite la pressione di un semplice tasto, così come speronare ed attivare la camera bullet time degli incidenti, sono da sempre elementi che contraddistinguono una serie immortale e che, fin dai tempi di Burnout 3: Takedown, hanno fatto la differenza tra un titolo nella media ed un'autentica figata.

Stupidamente potremmo dire che si tratta anche di quegli ingredienti per i quali non riusciamo davvero a spiegarci la morte del brand, capace di raggiungere un apice con il qui presente Paradise, al quale però non è mai seguito un nuovo capitolo, lasciando tutti con un leggero senso di inconcludenza. Ci piacerebbe che il nome venisse rispolverato, magari trovando la chiave di volta per fare la giusta concorrenza alla serie cadetta di Microsoft, consapevoli certamente dell'impresa titanica che questo richiederebbe. D'altronde Burnout Paradise è stato pioniere, e per questo da noi meriterebbe quanto meno un po' di fiducia.

Burnout Paradise Remastered 4

Il porting per Switch

Non nascondiamo il timore che abbiamo avuto nel dover lanciare questo gioco su Nintendo Switch. È vero che stiamo parlando di un titolo che ha oltre dieci anni e che da poco avevamo esaltato una riedizione come quella di Bioshock. Allo stesso tempo però la necessità di attenzione e il senso di velocità generale di Burnout, ci ha avevano spaventati per quel che riguarda la tenuta del frame rate.

Fortunatamente dobbiamo ricrederci, essendoci trovati tra le mani un porting fatto davvero con tutti i crismi, nonostante un prezzo di lancio che, per l'ennesima volta, appare totalmente fuori mercato. Stiamo parlando di un titolo che è possibile portarsi a casa davvero per pochi spiccioli su PC, ma che anche comprato su uno store ufficiale richiede appena venti euro, a fronte dei cinquanta richiesti per la versione Switch. Si fa davvero fatica a giustificare un costo del genere che, come ormai troppo spesso accade, finisce per rovinare la valutazione generale di un lavoro che invece potrebbe tranquillamente essere accostato a quello delle altre versioni console.

Burnout Paradise Remastered 3

Ovviamente per una questione di risoluzione e specifiche hardware è preferibile giocare il titolo sul piccolo schermo integrato dell'ammiraglia Nintendo, così da camuffare qualche texture ancora non proprio "rimasterizzata", ma si tratta di inezie che non scalfiscono il senso di velocità e il divertimento, grazie soprattutto ai 60fps.

L'unica vera nuova implementazione resta la possibilità di navigare la mappa con il tocco delle dita, neanche troppo comodo o fondamentale, ma testimonia almeno di non essere stato solo preso e trasferito su Nintendo Switch.

Tutto nella norma per quanto riguarda il sonoro e quasi nessuna magagna tecnica sono certamente un ottimo biglietto da visita, ed è possibile consigliarlo ai grandi appassionati del genere e a chi ancora non ne ha a sufficienza di Burnout. Forse, visto anche il prezzo di cui sopra, tutti gli altri farebbero bene ad aspettare un ipotetico sostituto.

Burnout Paradise Remastered 6

Commento

Versione testata
Nintendo Switch
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, Xbox Store, Nintendo eShop
Prezzo
49,99 €
Multiplayer.it

7.5

Lettori (18)

8.1

Il tuo voto

Burnout Paradise arriva su Nintendo Switch con ingiustificato ritardo. Purtroppo alcune piccole scelte di design stantie non gli permettono di competere più con il grande rivale Forza Horizon, ma il titolo dell'ex Criterion è ancora oggi capace di far comprendere a tutti per quale motivo, il gioco, ebbe quello straordinario successo al suo arrivo sul mercato. Ingiustificata e ingiustificabile la scelta di prezzo scellerata a cui, se non fosse per ciò a cui ormai siamo abituati, difficilmente avremmo creduto.

PRO

  • Paradise City è come la ricordavamo
  • Senso di velocità riuscitissimo
  • Ore, ore e ancora ore di contenuti
CONTRO
  • L'IA sente il peso del tempo
  • Tornare indietro dopo Forza Horizon è difficile
  • Prezzo completamente folle