Dragon Quest of the Stars, la recensione

Dragon Quest of the Stars arriva finalmente anche sugli smartphone occidentali dopo vari anni dall'uscita originale, vediamolo nella recensione

RECENSIONE di Giorgio Melani   —   02/03/2020
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Dopo quasi cinque anni dalla sua uscita originale, ci troviamo finalmente alle prese con la recensione di Dragon Quest of the Stars, portato da Square Enix in ritardo abissale sui mercati occidentali e quando ormai in pochi speravano ancora nel suo arrivo. Ci troviamo dunque di fronte a una situazione piuttosto peculiare: il gioco è un classico RPG mobile a turni con elementi gacha, una struttura che chi segue un minimo il panorama in questione ormai non solo conoscerà molto bene ma probabilmente ne avrà anche abbastanza, visto che questo tipo di gioco ha saturato il mercato smartphone in questi ultimi anni e se ne comincia a vedere adesso il tramonto. Per questo l'operazione Square Enix sembra avere poco senso, a questo punto, considerando che Dragon Quest of the Stars non propone assolutamente nulla di nuovo e può contare soltanto sul suo nome altisonante per riuscire ad emergere in un panorama già così sovraffollato.

Dragon Quest of the Stars, la recensione


Non è tuttavia un punto di partenza da poco: non molti giochi possono vantare una tradizione come Dragon Quest e anche una semplice digressione come questa può comunque contare su una caratterizzazione che basta da sola ad attrarre un gran numero di giocatori. Avendo analizzato in questi anni veramente un gran numero di RPG mobile, possiamo dire che gli elementi caratterizzanti di giochi che sono sostanzialmente identici, in termini di meccaniche, si limitano alla costruzione del mondo, alla direzione artistica che coinvolge la caratterizzazione dei personaggi (indispensabile quando si ha a che fare con i gacha) e in certi casi al sistema di combattimento, che può effettivamente presentare delle variazioni interessanti. Per quanto riguarda Dragon Quest of the Stars, il mondo di riferimento è sicuramente l'elemento di interesse maggiore del gioco: lanciarsi all'avventura con il classico eroe smemorato, ritrovato incosciente su una spiaggia misteriosa, è un ritorno nostalgico alle origini del JRPG, che vengono richiamate costantemente dagli altri elementi tipici di Dragon Quest, dalla presenza degli slime ai punti cardinali su cui è orientato l'universo del gioco.

Siamo ovviamente lontani dalla profondità di un vero e proprio capitolo della serie, eppure la magia tipica di Dragon Quest pervade anche questa piccola digressione in ambito mobile e può spingerci ad andare avanti su un percorso che, a dire il vero, abbiamo già visto veramente troppe volte.

RPG mobile autogiocante

Dopo una breve introduzione con la possibilità di creare il proprio protagonista attraverso un semplice ma completo editor, il gioco parte con la classica introduzione/tutorial che ci vede partire da una spiaggia misteriosa verso una grande avventura, coadiuvati da una sorta di scoiattolo parlante che ci insegna tutto quello che dobbiamo sapere per avere successo come avventurieri. Novelli eroi senza macchia e senza memoria, dobbiamo prima di tutto scoprire chi siamo e poi salvare il mondo intero da qualche minaccia inquietante, sostanzialmente prendendo parte a una lunga sequela di quest. Il gameplay è ancora più automatizzato rispetto a quanto abbiamo visto in altri giochi simili: in una sorta di mappamondo è possibile selezionare l'obiettivo da raggiungere, equipaggiare il party e quindi assistere in maniera quasi totalmente passiva allo svolgersi della quest. Non c'è esplorazione libera né controllo diretto del personaggio, sostanzialmente assistiamo a delle sorte di filmati con il protagonista che si muove per la mappa in maniera indipendente e si scontra con vari nemici fino ad arrivare alla location d'interesse o a qualche sfida particolare.

Dragon Quest Of The Stars   Mix 1


Le quest si suddividono in missioni di spostamento alla ricerca di nuove ambientazioni o personaggi con cui interagire e in veri e propri dungeon. In quest'ultimo caso, ci troviamo ad affrontare una serie di scontri in sequenza fino ad arrivare a un boss, ma il tutto si sviluppa sempre in maniera automatica, fatta eccezione per un limitato livello di interazione nel corso degli scontri. Soluzioni interessanti per variare un po' l'azione sono il multiplayer online per un massimo di quattro giocatori (che comunque non cambia la dinamica del gioco) e la possibilità di prendere parte a vari job per ottenere nuova esperienza e possibilità di loot, ma al di là della gestione dell'inventario e dell'equipaggiamento dei personaggi non c'è davvero molto da fare attivamente nel gioco.

Il sistema di combattimento a turni, oltre alla gestione dei personaggi, è l'unico elemento del gioco che prevede una parte attiva da parte del giocatore, anche se non è comunque indispensabile. Lo scontro si svolge in maniera indipendente, ma possiamo decidere attivamente quando utilizzare abilità speciali o posizioni difensive, tenendo sempre d'occhio i tempi di cooldown richiesti per caricare le mosse più potenti. Si tratta ovviamente di un sistema molto semplice e basilare, ma contro alcuni boss è richiesta una minima strategia per affrontare la sfida, che solitamente si affida a un bilanciamento delle abilità speciali e all'utilizzo degli attacchi concatenati da sferrare insieme ai compagni.

Dragon Quest Of The Stars   Mix 2


Tutto il meccanismo è improntato sulla conquista di loot, che viene elargito attraverso il sistema tipico dei gacha, con un drop rate che sembra piuttosto generoso. Nonostante si tratti di un free-to-play, dunque presumibilmente studiato per spingerci verso le micro-transazioni, già nelle prime ore di gioco è comunque possibile ottenere armi e armature di buon livello in termini di rarità e potenza, dunque almeno per un po' è possibile continuare a giocare senza spendere, visto che anche il sistema di stamina, che si consuma in base alle quest da svolgere, non risulta molto opprimente. Ovviamente, essendo presente anche un abbonamento VIP con sottoscrizione mensile, è chiaro che il gioco sia strutturato come una sorta di pay-to-win, ma in un ambiente non competitivo non è una cosa che emerge come grosso limite alla fruizione.

Tecnicamente, il gioco palesa gli anni passati dalla sua uscita iniziale, essendo superato da altri titoli simili arrivati successivamente. Tuttavia, lo stile classico di Dragon Quest compensa i limiti tecnologici con una caratterizzazione che risulta sempre affascinante, puntando anche sulla rievocazione nostalgica dei vecchi capitoli della serie.

Commento

Versione testata
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Prezzo
Gratis
Multiplayer.it

6.5

Lettori (5)

6.8

Il tuo voto

A distanza di cinque anni dalla sua uscita originale, Dragon Quest of the Stars arriva fuori tempo massimo sul mercato occidentale, proprio in un momento in cui si è raggiunta da tempo la saturazione per questo genere e si comincia a vedere un futuro post-"RPG mobile con elementi gacha", grazie anche al nuovo slancio dato dai servizi su abbonamento che stanno stimolando la proposta di tipologie di gioco ben più profonde. Anche nel caso in cui siate ancora ben disposti nei confronti di questo genere, il gioco Square Enix risulta comunque vecchio rispetto ad altre proposte simili che offrono un livello di interazione superiore o una realizzazione tecnica più raffinata. Quello che però tiene ancora in piedi Dragon Quest of the Stars è la sua caratterizzazione, data dal legame con una serie che è un'istituzione immortale nel panorama videoludico e che irradia anche una produzione così secondaria di una luce particolare percepibile nell'ambientazione, nella musica, nell'atmosfera e in quel peculiare senso di avventura che è tipico della creatura di Yūji Horii.

PRO

  • È Dragon Quest e la sua atmosfera si fa subito sentire
  • Abbastanza generoso come gacha anche senza spendere
  • Tante personalizzazioni possibili
CONTRO
  • Assolutamente nulla di nuovo, anzi in linea con gli standard di qualche anno fa
  • Realizzazione tecnica non esaltante
  • Le micro-transazioni sono comunque ben presenti