G.I. Joe: Operation Blackout, recensione: ritorno sfortunato per i soldatini anni '80

Gli eroi anni '80 sono tornati in un gioco che però non fa altro che renderci ancora più nostalgici verso quell'epoca d'oro. Scoprite perché nella recensione di G.I. Joe: Operation Blackout.

RECENSIONE di Tommaso Valentini   —   17/10/2020
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Non si può restare impassibili davanti a un gioco dei G.I. Joe. Se siete cresciuti negli anni '80 i soldatini dei Joe sono impressi a fuoco nei vostri ricordi e quasi certamente rievocano pomeriggi sdraiati per terra a simulare battaglie incredibili tra i valorosi soldati americani e l'esercito dei Cobra. Raccontare una storia che li ha per protagonisti non è così difficile e lo spirito ultra americanista ne rende ancor più facile il compito. Si prende un mega conflitto, lo si infarcisce di tradimenti e pugnalate alle spalle, di rapimenti e prigionia con un bel riscatto finale che eleva i Joe a salvatori della patria e vede i Cobra fuggire con le pive nel sacco. Il classico cliché di buona parte degli episodi TV della serie e, parzialmente, anche dei fumetti e delle opere cinematografiche connesse.

Nonostante tutto questo lo spirito dei Gi.I Joe è sopravvissuto forte fino ai giorni nostri e l'arrivo nei negozi di una nuova linea di action figure ha fatto ben pensare ad Hasbro che lanciare sul mercato un videogioco a tema avrebbe sicuramente amplificato l'onda d'urto mediatica. Quando accordi del genere vengono siglati il controllo qualità e i fondi per lo sviluppo sono solitamente molto risicati ed è difficile quindi aspettare di trovare sulle piattaforme di riferimento titoli godibili e divertenti. Qualche eccezione c'è stata sicuramente in passato, pensando magari a quel filone di giochi su licenza pubblicato di Activision e sviluppato da PatinumGames diversi anni fa (tra cui Transformers: Devastation e Teenage Mutant Ninja Turtles: Mutants in Manhattan) ma questa nuova produzione, purtroppo, non gode della stessa sorte come vi spiegheremo nella recensione di G.I. Joe: Operation Blackout.

G I Joe Operation Blackout 3

Una campagna facilmente dimenticabile

"Da una parte schieriamo sei personaggi iconici dei G.I. Joe e dall'altra sei carismatici avversari dei Cobra, mettiamo in piedi una campagna che accomuna le due fazioni, li facciamo scontrare facendone alternare il controllo del giocatore e lo trasciniamo da una portaerei nel bel mezzo dell'oceano fino a templi orientali dove Snake Eyes e Stormshadow possano dare vita ad uno scontro tanto classico quanto scontato. Nel mezzo ci mettiamo dentro anche delle sezioni di guida sui veicoli e le classiche sparatorie dalle torrette fisse che tanto ci piacciono".

Deve essere andato più o meno così il pitch iniziale per vagliare il progetto di questo nuovo prodotto, con un'idea base che nemmeno si sforza nel voler tentare di proporre qualcosa di nuovo e originale ma che si limita a calcare una strada percorsa decine di altre volte da titoli tutti molto simili tra loro. Operation Blackout si propone così spavaldo tentando di competere con gli sparatutto classici in terza persona, un genere che ben si sposa con la filosofia militaresca dei G.I. Joe e che rende difficile fallire sul piano del design. La campagna ci porta così attraverso diciotto livelli di pura azione dove il vostro dito non si schioderà praticamente mai dal grilletto, se non per poter usufruire della ricarica attiva, intenti come sarete a sfondare androidi delle due fazioni nella speranza di arrivare indenni al boss finale. Si, avete letto bene: androidi. Questo è il primo grande escamotage pensato da GameMill Entertainment per mantenere basso il rating di classificazione e poterlo distribuire ad un pubblico molto più eterogeneo, un'idea che è tornata utilissima tra le altre cose per poter riciclare modelli e animazioni per entrambe le fazioni, riducendo così enormemente la mole di lavoro e facendo risparmiare parecchio anche sul budget a disposizione.

Mossa scaltra dal punto di vista dello sviluppo ma che pesa come un macigno sulle teste dei giocatori che si troveranno, loro malgrado, a giocare per tutte e cinque le ore della campagna sempre e solo contro un numero estremamente limitato di nemici, facendo diventare ogni livello ridondante e ben presto noioso. La stessa, identica problematica la si osserva anche nella struttura delle mappe, livelli spesso riciclati tra una missione e l'altra incapaci di offrire spunti artistici interessanti, sia in termine di modellazione poligonale e texture, appena sufficienti, sia di panorami e ambientazioni, ad esclusione forse dei ciliegi in fiore nella missione al Dojo Arashikage, già citata in precedenza. Se l'intero setting non funziona ad affossare ulteriormente la produzione ci pensa un sistema di gioco obsoleto e ridondante, che costringe il giocatore a dover sterminare ondate di nemici senza soluzione di continuità alternando la ricerca dei, pochi, collezionabili a sezioni da orda dove cercare di resistere per una manciata di minuti all'assalto dei nemici.

G I Joe Operation Blackout 4

Anche il gunplay lascia a desiderare

Non che ci aspettassimo chissà cosa dal sistema di gioco ad essere sinceri ma è un peccato vedere che qualche idea buona è stata messa sul piatto m poi lasciata cadere nel baratro della mediocrità insieme a tutto il resto. I dodici eroi Joe e Cobra presenti hanno in dotazione un'arma principale e una secondaria, qualche granata, un'abilità speciale difensiva che può essere banalmente una schivata od un muro energetico, e una mossa finale chiamata Apoteosi dal potere devastante. Feature che lasciano presagire un sistema di combattimento quantomeno vario ma la realtà dei fatti è che l'intelligenza artificiale risulta praticamente non pervenuta e gli androidi si muoveranno ignorando eventuali coperture e ripari, correndovi incontro come una massa di zombie, trasformando il tutto in una frag fest banale e senza mordente. Anche il sistema di mira non è soddisfacente con una mira assistita che salva la situazione permettendovi di colpire qualcosa invece che sparacchiare nel vuoto interi caricatori.

Da non considerare nemmeno invece il sistema di combattimento a corpo a corpo con feedback terribili sia per i colpi ricevuti sia per quelli messi a segno. Qualcosa che si salva all'interno della produzione però c'è e la grafica cel shading così come la realizzazione dei personaggi, molto probabilmente supervisionati e approvati da Hasbro stessa, non sono affatto male con movenze più che discrete e pose di vittoria particolarmente ben riuscite. Altra caratteristica importante, soprattutto per un pubblico molto giovane è racchiusa nella possibilità di giocare la campagna in modalità split screen, con quattro diversi livelli di difficoltà e decine di modificatori per adattare al meglio l'esperienza di gioco alle vostre necessità.

G I Joe Operation Blackout 5

E poi c'è a sorpresa anche un'intera parte di gioco dedicata al multiplayer. Siamo rimasti abbastanza stupiti nel vedere nei menù l'opzione per il multigiocatore con tanto di sei mappe (ovviamente riprese da altre aree della campagna principale) e quattro modalità di gioco tra cui ovviamente il classico deathmatch, re della collina, dominio e ruba la bandiera. Il problema gigante di tutta questa parte è che non prevede alcuna possibilità di giocare online ma solo in locale, scelta probabilmente fetta tagliata per ridurre ulteriormente i costi ma che, di fatto, porta i giocatori a doversi sfidare in team deathmatch o in ruba bandiera in noiosissime partite in mappe enormi spesso in un uno contro uno senza alcun senso.

Commento

Versione testata
PlayStation 4
Digital Delivery
PlayStation Store, Xbox Store, Nintendo eShop
Multiplayer.it

5.0

Lettori (9)

7.6

Il tuo voto

G.I. Joe: Operazione Blackout è una semplice operazione commerciale per spingere un marchio, nulla di più e nulla di meno. Ci troviamo per le mani un prodotto realizzato per fare cassa sugli appassionati e che non mette in mostra alcuna buona idea originale. Il multiplayer solo in locale poi, è la ciliegina sulla torta di un progetto che non trova alcun senso nel mercato attuale, se non quello di far giocare un pubblico decisamente giovane ad uno sparatutto in terza persona, senza ricordarsi però che là fuori i giocatori anche più freschi sono ormai abituati a qualità visive e tecniche di ben altro spessore.

PRO

  • Campagna giocabile in co-op locale
  • Buon doppiaggio
  • Realizzazione dei personaggi più che discreta
CONTRO
  • Livelli piatti e privi di originalità
  • Il multiplayer locale non ha alcun senso di esistere
  • Gunplay impreciso e frustrante a difficoltà elevate