Il Trono di Spade 8x03, la recensione 188

La stagione finale di Game of Thrones prosegue: ecco la nostra recensione de Il Trono di Spade 8x03, terzo episodio.

RECENSIONE di Christian Colli   —   29/04/2019

Indice

Attenzione! Questa è la recensione de Il Trono di Spade 8x03, il terzo episodio della stagione finale della serie: nelle prossime righe analizzeremo la trama, perciò troverete inevitabilmente anticipazioni e spoiler. Non leggete oltre se non avete ancora visto questo episodio!

Eccoci alla terza recensione-ma-non-troppo dell'ultima stagione di Game of Thrones, la famosissima serie televisiva che, dopo sette stagioni e una pausa di due anni, si avvicina al gran finale. Ispirata a Le cronache del ghiaccio e del fuoco, l'epopea fantasy di George R.R. Martin entra nel vivo dell'ottava stagione con la prima, vera battaglia tra le forze di Grande Inverno e quelle degli Estranei. È stato questo il motivo che ha condotto Jon Snow al cospetto di Daenerys Targaryen a Roccia del drago la scorsa stagione, poi i due si sono innamorati e adesso hanno fatto fronte comune contro gli invasori sovrannaturali. Nelle prime due puntate della stagione, i creatori della serie TV, David Benioff e D.B. Weiss, se la sono presa comoda e hanno riunito amici ed ex nemici dietro le mura del castello degli Stark. Gli Estranei sono arrivati proprio sul più bello, quando Jon Snow ha rivelato a Daenerys le sue origini: è in realtà suo nipote e legittimo erede al trono dei Sette Regni... un'informazione che Dany non ha preso tanto bene.

MVP: Arya Stark

Okay, tanto vale partire dalla fine, perché siamo sicuri che questo episodio di Game of Thrones, al di là di un livello produttivo oggettivamente fuori di testa sotto ogni aspetto tecnico, diventerà uno dei più dibattuti in assoluto. Ebbene sì, otto stagioni a preparare l'inevitabile scontro finale col potentissimo Re della Notte, e la guerra contro gli Estranei si è risolta nel giro di ottanta minuti, poche dipartite importanti e la sconfitta dell villain in questione per mano nientepopodimeno che di Arya Stark. Nella scena finale, dopo aver ucciso il povero Theon, il Re della Notte incombe su Bran Stark, sta per falciarlo... e all'improvviso Arya compare dal nulla come una vera ninja, quasi ci resta secca e poi, usando la stessa mossa con cui aveva messo fuori gioco Brienne nel loro breve duello di allenamento della settima stagione, la piccola, grande Stark pugnala il Re della Notte, distruggendolo insieme al suo esercito di Estranei, non morti e draghi zombi. Quello che credevamo sarebbe stato il "boss finale" della serie è morto all'improvviso, un po' come quando il protagonista de Il Trono di Spade ha perso la testa nella prima stagione: il cerchio si è chiuso.

La puntata, scritta da David Benioff e D. B. Weiss, fa del suo meglio per suggerirci come tutto fosse predestinato da molto tempo. Nella seconda stagione, Melisandre conosceva Arya e profetizzava che si sarebbero rincontrate, e che Arya avrebbe chiuso per sempre molti occhi: scuri, verdi, azzurri. Il Signore della Luce riportava continuamente in vita Beric Dondarrion per mano del compianto Thoros perché adempisse a uno scopo che anche lui ignorava, cioè salvare Arya in questo episodio poco prima di morire. Il pugnale di acciaio di Valyria con cui Ditocorto aveva cercato di far assassinare Bran è passato di mano in mano proprio per arrivare ad Arya, in modo che potesse usarlo per colpire il Re della Notte. E tutto quello che Theon ha fatto, giusto o sbagliato che fosse, è servito a condurlo nuovamente a Grande Inverno - a casa, come ha detto Bran - perché potesse prendere tempo con quella sua ultima carica disperata. Certo, possiamo discutere a lungo sul fatto che siano state scelte di comodo, un po' come le interpretazioni delle profezie di Nostradamus, ma è affascinante pensare che ogni disgrazia accaduta in questi anni avesse uno scopo preciso e servisse a condurre i vari personaggi al posto giusto, nel momento giusto.

Bisogna ammettere che lo scontro finale ci ha lasciato un po' di amaro in bocca poiché, per quanto la piccola Stark sia uno dei nostri personaggi preferiti, e ridurre tutto a un duello tra Jon e il Re della Notte sarebbe stato abbastanza scontato, è altrettanto vero che la storyline di Arya non ha mai nemmeno sfiorato quella degli Estranei: il suo intervento risolutivo ci è sembrato quasi fuori luogo, sebbene stessero attaccando casa sua e suo fratello. Non che Jon si sia fatto da parte, intendiamoci. È vero che ha passato gli ultimi minuti della puntata a giocare a nascondino con zombi-Viserion, ma prima ha affrontato il Re della Notte insieme a Daenerys in una scena che pareva uscita da Dragon Trainer, una battaglia area tra i tre draghi che sembrava una pellicola cinematografica piuttosto che una serie televisiva. In ogni caso, prevediamo che si discuterà a lungo della capacità di Arya di schizzare come un fulmine tra i tenenti Estranei del Re della Notte per prenderlo alle spalle sotto gli occhi di tutti: una scelta narrativa spettacolare, ma anche un po' azzardata, soprattutto dopo aver inscenato la sua disperata fuga dalla libreria poco prima. Prendiamo per buono il fatto che Arya si sia allenata con gli Uomini senza volto proprio per un momento come questo... anche perché se cominciassimo a scrutinare ogni singolo fotogramma, senza sospendere l'incredulità, smetteremmo di divertirci davanti alla TV, quale che sia la serie o il film in programmazione.

La battaglia di Grande Inverno

Miguel Sapochnik aveva già diretto alcune tra le puntate migliori della serie: Aspra Dimora, La battaglia dei bastardi, I venti dell'inverno. Famoso in particolare per il suo talento nella regia delle scene d'azione, Sapochnik è tornato al timone per questo episodio - e per il quinto, e penultimo, della stagione - e la sua impronta si riconosce subito non solo nelle scene di combattimento viscerali e nelle carrellate di ampio respiro, ma anche nella scelta di una fotografia incantevole e nella sua capacità davvero unica di generare una tensione incredibile senza ricorrere a dialoghi o battute per lunghissimi minuti. Dopo quanto accaduto nello scorso episodio, siamo arrivati alla fine de La lunga notte col cuore in gola, temendo per le vite dei nostri beniamini a ogni inquadratura, incollati alla poltrona soprattutto negli ultimi minuti in cui la musica sempre più incalzante soffoca le urla e i lamenti, accompagnando il Re della Notte nella sua marcia mortale.

Salta fuori che l'assedio di Grande Inverno ha mietuto pochi comprimari davvero importanti e che la battaglia vera e propria, complici la foschia, il fumo e l'orario notturno, si è sviluppata in modo confuso e poco chiaro. Per fare un paragone azzardato, abbiamo ripensato alla battaglia per il Fosso di Helm ne Il Signore degli Anelli: Le Due Torri. Anche quello scontro si svolgeva di notte, ma l'azione era molto più chiara e si discernevano facilmente le parti coinvolte. Abbiamo avuto la netta impressione che tutti questi artifici visivi servissero a mascherare la computer grafica per rendere l'episodio più spettacolare di quanto non fosse realmente: una strategia solida che, però, ha anche diminuito l'impatto visivo di alcune scene, seppur rievocando la confusione e il senso di claustrofobia di un vero campo di battaglia. Altre scene, invece, ci hanno colpito direttamente al cuore. Nessuna computer grafica sarebbe riuscita a coinvolgerci come i momenti che Tyrion e Sansa hanno trascorso insieme nella cripta degli Stark o come l'ultima resistenza della coraggiosissima Lyanna Mormont, per non parlare della prima volta in cui Daenery impugna una spada per battersi col povero Jorah o della fine di Melisandre.

Deus ex machina della puntata, Melisandre arriva dal nulla a inizio episodio per dare man forte all'esercito degli Stark, prima incendiando le armi dei Dothraki, poi la trincea che proprio non voleva prendere fuoco. Come profetizzato nella sesta stagione, Melisandre è morta nel Continente Occidentale: raggiunto il suo scopo per conto del Signore della Luce, ha abbandonato la collana che la manteneva giovane ed è avvizzita sulla neve all'alba, sotto gli occhi increduli di Davos. La maggior parte dei personaggi che hanno combattuto nella battaglia ha avuto il suo momento di gloria, anche se ci ha stupito vedere poco e nulla il terzetto composto da Brienne, Podrick e Jaime, che hanno superato la nottata incolumi nonostante fossero in grandissima difficoltà. Anche Sam ce l'ha fatta, così come Verme Grigio, Tormund e il Mastino: in questo senso, Benioff e Weiss ci hanno gabbato, scongiurando le nostre più pessimistiche previsioni. Inutile dire che siamo felici che alcuni di loro ce l'abbiano fatta, ma la loro sopravvivenza ha dell'inverosimile e in un certo senso ridimensiona l'intera battaglia. Mancano comunque tre episodi alla fine della stagione, e della serie: potete scommetterci che qualcun altro tirerà le cuoia prima che un re o una regina si siedano sul Trono di Spade.

Multiplayer.it

8.5

Edd l'addolorato, Lyanna Mormont, Beric Dondarrion, Theon Greyjoy, Jorah Mormont, Melisandre: sono stati loro a mangiare la polvere in un'ora di grande spettacolo televisivo che farà discutere a lungo i fan de Il Trono di Spade. Alcune scelte narrative controverse e una regia dinamica ma forse un po' troppo caotica diminuiscono l'impatto di una puntata importantissima, graziata da un ritmo serrato, tanta suspense e ottimi effetti speciali. Siamo al giro di boa: adesso si entra nella seconda metà della stagione finale. Si salvi chi può.

PRO

  • Arya che uccide il Re della Notte
  • Gli effetti speciali
  • La tensione palpabile dall'inizio alla fine

CONTRO

  • Arya che uccide il Re della Notte
  • Le scene di combattimento più confuse
  • Alcune scelte narrative

#Editoriali

I nostri speciali e approfondimenti più interessanti o che dibattono degli argomenti del momento, li trovate in questo tag.