It: Capitolo 2, la recensione 36

Pennywise è tornato e i Perdenti tornano a Derry ventisette anni dopo la fine del primo film, scoprite com'è andata nella nostra recensione di It: Capitolo 2

RECENSIONE di Christian Colli   —   06/09/2019

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Che trasformare It in un film non fosse facile, lo sapevamo già: ci avevano provato negli anni '90 con quella miniserie poco convincente che, grazie anche alla mitica interpretazione di Tim Curry, era riuscita a far breccia nei cuori di tanti spettatori, magari portandoli a conoscere il romanzo e l'universo letterario del geniale Stephen King. Il regista Andy Muschietti ha vinto la scommessa un paio di anni fa con la sua pellicola, sostenuta da un intenso battage pubblicitario e un ottimo cast di giovani attori che hanno sortito lo stesso effetto di trent'anni fa e riportato It sulla bocca di tutti. Chi ha letto il romanzo, però, sa benissimo quanto complicato fosse l'intreccio imbastito da King e quanto fosse stato sacrificato per consegnare a una nuova generazione di spettatori una storia autoconclusiva, nel caso in cui fosse andata male al botteghino, che fosse coerente con sé stessa. In questa recensione di It: Capitolo 2 vi spiegheremo senza spoiler cosa ci ha convinto e cosa no.

Dal libro al film

Per chi non lo sapesse, il romanzo originale è uno dei più lunghi e sentiti di Stephen King, ma anche uno dei più famosi in assoluto: è un malloppone di oltre mille pagine in cui si intrecciano costantemente passato e presente, un romanzo piuttosto complesso da seguire che balza costantemente da un punto di vista all'altro, raccontandoci però una storia di crescita, redenzione e accettazione che ancora oggi rimane attuale e piena di sentimenti positivi, nonostante tutto l'orrore in cui è avvolta. Ricontestualizzando il film in tempi più moderni - gli anni '80 e il presente invece che gli anni '50 e gli anni '80 del romanzo - Muschietti si era concentrato soltanto sulle disavventure dei giovani Perdenti, abbandonando qualunque artificio narrativo, ma in questo epilogo ha deciso di intrecciare passato e presente con risultati altalenanti.

Avevamo lasciato Bill e gli altri sul finire dell'estate del 1989 con un Pennywise sconfitto e scacciato temporaneamente da Derry, ma con la consapevolezza che da lì a ventisette anni sarebbe potuto tornare. Ecco quindi che It: Capitolo 2 inizia proprio nel 2016 con un Mike ormai adulto che è rimasto a sorvegliare Derry mentre tutti gli altri Perdenti hanno abbandonato il Maine, dimenticando la città e le loro avventure per vivere le loro vite piene di problemi da adulti. Il ritorno di Pennywise e una nuova strage di innocenti costringerà i Perdenti a riunirsi per tenere fede al giuramento compiuto quel giorno d'estate, un patto di sangue che hanno soltanto sepolto nel passato e che, riemergendo, porterà nuovamente a galla tutte le paure, le insicurezze e i sensi di colpa che non sono mai riusciti veramente a superare. Per sconfiggere It non basteranno il magico potere dell'amicizia, il ka-tet o strani rituali indiani, ma la forza di volontà e il coraggio di accettare sé stessi e i propri fallimenti.

Un normale film dell'orrore?

It non è mai stato un romanzo dell'orrore qualunque e appartiene a uno dei migliori momenti nella lunga e variegata narrativa di Stephen King. Allo stesso modo, il primo film di Muschietti non voleva essere un film horror come tanti altri, ma anche una storia sulla perdita dell'innocenza, per certi versi, capace di coinvolgere e commuovere grazie alla bravura dei giovani attori e all'atmosfera più scanzonata che richiamava volutamente alla memoria certi film degli anni '80. Con It: Capitolo 2 la posta in gioco si è alzata inevitabilmente quando sono scesi in campo i Perdenti adulti, interpretati anche in questo caso ottimamente, chi più chi meno se consideriamo una presenza a schermo chiaramente sbilanciata verso certi personaggi rispetto ad altri. Nonostante ci siano attori del calibro di James McAvoy (Bill) e Jessica Chastain (Beverly) è quel tesoro nazionale di Bill Hader a rubare la scena a tutti quanti ogni volta che apre bocca nei panni di Richie, il cabarettista nato: un personaggio tridimensionale, meravigliosamente riuscito, che insieme a Eddie (James Ransone) rappresenta il vero cuore del club dei Perdenti.

E infatti It: Capitolo 2 funziona meglio quando Muschietti dà al suo cast il tempo di respirare, come nell'iconica scena del ristorante cinese in cui i Perdenti si rincontrano da adulti, oppure tutte le scene in cui li rivediamo da bambini. Perché, sì, a differenza del primo It di due anni fa, questo Capitolo 2 non si concentra soltanto sulla loro tragica avventura da adulti, ma cerca di emulare la peculiare struttura intrecciata del romanzo con risultati non proprio convincenti. L'escamotage ha infatti almeno due conseguenze negative sulla pellicola: in primo luogo, la diluisce troppo facendo diventare ridondanti alcune scene, e poi sfoggia forse in modo eccessivo le preferenze dello sceneggiatore Gary Dauberman, più efficace nel raccontare i Perdenti da bambini piuttosto che da adulti. Il risultato è quindi un film eccessivamente lungo, per quanto sembri strana questa affermazione: alle proiezioni migliori non vorremmo che si accendesse mai la luce, ma durante la visione di Capitolo 2 ci siamo ritrovati a chiederci quanto mancasse all'inevitabile scontro finale.

In questo senso, It: Capitolo 2 si rivela anche essere un vero e proprio monster movie senza particolari colpi di genio, nonostante l'interpretazione davvero ottima di Bill Skarsgård che restituisce, anche questa volta, un Pennywise terrificante. L'idea di una banda di bambini che affronta i loro incubi personificati fa sicuramente un effetto diverso rispetto a un cast di attori adulti che combatte mostri e orrori in computer grafica.

Il punto è che Capitolo 2 fatica a caratterizzare con la stessa potenza i Perdenti adulti, eccezion fatta per i summenzionati Richie e Eddie. Gli altri personaggi sono sacrificati sull'altare del jump scare e delle vignette in cui la sceneggiatura, attraverso i flashback, reitera un po' troppo spesso i traumi e i problemi che delineano i loro caratteri. Sono in particolare Bill, Ben e Beverly - il triangolo amoroso del film - a essere i più forzati, specialmente perché Muschietti e Dauberman hanno completamente eliminato le sottotrame e i comprimari importanti che davano maggior senso a questi personaggi e al loro complicato rapporto sia nel romanzo, sia nella miniserie televisiva.

Multiplayer.it

6.8

Così il film di Muschietti, dopo una partenza frenetica e un segmento centrale a rallentatore, fa un'ultima corsa verso la meta e taglia il traguardo senza troppa convinzione: porta a casa un epilogo soddisfacente, solo non ci riesce con la delicatezza che ha avuto il prequel. La storia è sempre quella che scrisse Stephen King nel 1986 ma questo secondo capitolo cinematografico, nonostante il cast talentuoso e una regia sopra le righe, manca di quella complessità e profondità che hanno reso il romanzo uno dei migliori nel suo genere.

PRO

  • Il Richie di Bill Hader
  • L'ottimo cast, specialmente Skarsgård
  • Conclude la storia in modo soddisfacente

CONTRO

  • Alcune discutibili scelte nel ritmo e nell'adattamento della storia
  • I Perdenti adulti avrebbero meritato un maggior approfondimento

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