Journey to the Savage Planet, la recensione 43

I Typhoon Studios debuttano con un gioco solido, estremamente divertente e dotato di una coop che raddoppia il suo valore. La nostra recensione di Journey to the Savage Planet

RECENSIONE di Francesco Serino —   27/01/2020

Indice

Il gioco dei Typhoon Studios è stata una delle più piacevoli e colorate sorprese dell'ultimo E3, riuscirà a confermare le belle sensazioni provate in anteprima a Los Angeles? Scopritelo insieme a noi nella recensione di Journey to the Savage Planet.

Che dire? Questi team, composti prevalentemente da sviluppatori in fuga dai giganti dell'intrattenimento elettronico, ultimamente stanno tirando fuori cose piuttosto interessanti, dimostrando una chiara differenza con le tipiche compagnie indipendenti e spesso alle prime armi che si vedono in giro. Oggi stiamo per parlarvi dei Typhoon Studios, gruppo composto da ex EA, Ubisoft e Warner Bros Interactive, ma pochi mesi fa è stato il turno dei Blu Manchu e il loro divertentissimo Void Bastards. Esattamente come quest'ultimo, Journey to the Savage Planet è un progetto sviluppato in tempi record, attorno a concept semplici ma estremamente efficaci. Si tratta di giochi pensati e costruiti da professionisti che sanno bene come assemblare un prodotto attorno a una ridotta forza lavoro, con dei budget prestabiliti su cui è bene non rischiare troppo

Questo colore fa ridere

Journey to the Savage Planet, di conseguenza, è il perfetto esempio di questo calibratissimo modus operandi: un gioco divertente e sufficientemente profondo, creativo nei limiti di una struttura piuttosto canonica, bello da vedere e da ascoltare per merito di uno stile ben tracciato, invece che pagato un tanto al chilo grazie a un portafogli senza fondo. Praticamente un ottimo punto di ripartenza per un gruppo che ha scelto di ballare da solo, finalmente lontano dai gangli dei big player che tanto danno, in termini di risorse, e altrettanto tolgono, in libertà creativa.  Come gioco, Journey of The Savage Planet è tutto o quasi incentrato sull'esplorazione di uno strano, fluttuante mondo alieno; il resto del mix è affidato in ordine di importanza al combattimento e alla risoluzione di diversi enigmi ambientali. Il collante di tutta l'opera è invece un'efficace e a tratti irriverente comicità, capace di donare a questo primo lavoro targato Typhoon Studios un carattere piuttosto raro di questi tempi. Il coloratissimo Journey to the Savage Planet propone una ricca varietà di uccelli palla (salatissimi al loro interno, si sbriga a comunicarci il gioco) altrettante creature decisamente bislacche, come una sorta di tacchino stellare a due teste talmente vile da urlare a squarciagola dalla paura ogni volta che noterà un nostro tentativo di avvicinamento. L'incipit del gioco non è meno strambo: siamo stati pagati per esplorare un nuovo mondo dalla quarta migliore compagnia specializzata in viaggi spaziali (da notare che non ci è dato sapere se ne esiste una quinta e sesta...), e per via di importanti tagli al budget non ci è stato fornito nessun tipo di equipaggiamento che potrà però essere costruito sul posto grazie a una futuristica stampante 3D. Il vero lusso è un sistema di clonazione automatico che ci permetterà di tornare in vita (al 99% uguali a prima, dicono le istruzioni) ogni volta che ci accadrà qualcosa di brutto (tipo sbranati da qualche fantabestia o quando cadremo nel vuoto o nella lava).

Voglio tornare a casa!

La nostra missione è composta da diversi obiettivi: per la compagnia che ci ha spediti fin qua il più importante è capire se il pianeta su cui siamo atterrati è abitabile o ha risorse da sfruttare, mentre per noi sarà rimettere a posto l'astronave per avere almeno una chance di tornarcene sani e salvi a casa sul pianeta Terra. Del tutto opzionale, ma assolutamente consigliato, studiare le diverse creature e animali presenti, anche compiendo diversi esperimenti come far esplodere gli uccelli palla mentre sono in aria, o prelevando dei campioni da soggetti ancora in vita, quindi avvicinandoci a nostro rischio e pericolo. Nel corso dell'avventura scopriremo ben presto anche la presenza di un'altra civiltà su cui la compagnia per cui lavoriamo vorrà saperne a tutti i costi di più. Tutti gli obiettivi opzionali sono naturalmente facoltativi ma è solo portando a termine le diverse missioni secondarie potremo sbloccare tutte le migliorie all'equipaggiamento disponibili. Anche se una volta ottenute, queste andranno costruite con la stampante apposita, che richiederà alcune materie prime per portare a termine il processo. Ogni creatura rilascerà carbonio e altre sostanze necessarie allo scopo, permettendoci così di creare modifiche alla nostra arma capaci per esempio di sparare dei blob che amplificheranno i nostri salti, donando allo zaino di ordinanza l'abilità di un piccolo jetpack o, ancora meglio, fornendo un comodo e versatile rampino per raggiungere le zone meno accessibili. Quello di Journey to the Savage Planet è un continuo introdurre nuove meccaniche che funzioneranno come chiavi di accesso per le diverse aree in cui sono suddivisi i suoi quattro biomi, alle quali si aggiungono gli accessori secondari che solitamente servono per accedere alle numerose zone segrete disseminate sulla mappa, oltre che ad aiutarci nei combattimenti.

Frizza insieme a me

Il primo bioma è alquanto tranquillo, come una sorta di eden, ma già a metà della seconda area, popolata da più tipologie di creature contemporaneamente, le cose si faranno ad intervalli decisamente pericolose. Un conto infatti è sparare due colpi a un polpo volante, un'altra doverne affrontare cinque e più potenti dei precedenti, mentre un'altra dozzina di bestie ci carica alle spalle correndo, volando e sparandoci contro. Se la situazione dovesse volgere al peggio si può sempre contare su un amico a sorpresa: Journey to the Savage Planet infatti può essere giocato totalmente soli o in compagnia di un amico (la progressione del suo personaggio è legata alla partita di chi ospita), per una coop totalmente inaspettata in un titolo di ridotta magnitudine come questo. Ma quello che in prima battuta è chiaramente un gioco speciale, pieno di invenzioni ed ironia, dopo le prime esplosive ore tende ad appiattirsi in una sua particolare linearità, gettando parzialmente al vento quel peculiare e amabile carattere.

Journey to the Savage Planet non diventa improvvisamente un brutto gioco, è chiaramente e da ogni punto di vista un prodotto solido e divertente per tutta la sua durata, solo che perde irrimediabilmente parte del suo fascino e della sua inestimabile freschezza iniziale. E questo scivolo verso la normalità lo danneggia particolarmente, in fondo parliamo di un gioco estremamente compatto che, puntando alla fine a testa bassa, può essere portato a termine in una dozzina di ore (c'è un trofeo/achievement anche per chi riuscirà ad arrivare ai titoli di coda in meno di quattro), longevità che può essere riempita facilmente da contenuti interessanti. Journey to the Savage Planet rimane comunque una piccola ma efficace perla in grado, prima di convincere il suo potenziale pubblico, di attirare l'attenzione di un gigante come Google che, vista la qualità di questa opera prima, ha subito acquistato i Typhoon Studios per renderli parte integrante del futuro di Stadia.

Versione testata
PlayStation 4
Multiplayer.it

7.8

Lettori

S.V.

Il tuo voto

Journey to the Savage Planet è un gioco fatto benissimo, saturo di colori e di divertimento, ma la sorpresa iniziale tende a svanire nel tempo. Come titolo di debutto è senza dubbio dotato di una concretezza più unica che rara, inoltre la possibilità di giocarlo insieme a un amico lo rende un'esperienza assolutamente consigliata. Si poteva fare di più, puntare più in alto, ma vista la qualità di questo loro primo gioco siamo certi che è proprio quello che faranno i Typhoon Studios con il prossimo progetto.

PRO

  • Ironico e divertente
  • Coop per due giocatori
  • Nemici ben caratterizzati

CONTRO

  • Inaspettatamente lineare
  • Esplorazione limitata