Marvel's Spider-Man: Miles Morales, recensione: torniamo a volteggiare a Manhattan

Siamo tornati a tuffarci e oscillare tra i palazzi di New York per la recensione di Marvel's Spider-Man: Miles Morales su PlayStation 5!

RECENSIONE di Vincenzo Lettera   —   06/11/2020
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Miles Morales è Spider-Man, ma non è Peter Parker. È una differenza sottile, un concetto essenziale su cui Insomniac Games costruisce l'intero impianto narrativo di Marvel's Spider-Man: Miles Morales. Avendo già raccontato le origini di Miles nell'episodio per PlayStation 4, i primissimi minuti di questo pseudo-seguito sintetizzano rapidamente il carattere del nuovo protagonista, le sue passioni, ma anche il contesto in cui vive e i pregiudizi che dovrà affrontare quando indossa il costume da ragno. Trasferitosi da poco nel quartiere di Harlem, Miles è pronto ad aiutare i suoi vicini, a fare nuove conoscenze nella sua comunità, e ha ereditato dalla madre un forte senso civico. Oltre a essere più espansivo, Miles è anche più stiloso di Peter, ama ascoltare musica hip pop, veste di marca e adora la street art che colora le vie di "El Barrio". L'emozione e il senso di smarrimento di vivere in una nuova area della città durano tuttavia pochi secondi, perché - esattamente come nell'incipit del primo Marvel's Spider-Man - il dovere chiama (letteralmente) ed è tempo di indossare il costume da supereroe. Per la recensione di Marvel's Spider-Man: Miles Morales torniamo così a oscillare tra i grattacieli di una New York che, stavolta su PlayStation 5, non è mai stata così bella.

C'è un nuovo ragno in città

Miles non è Peter, dicevamo. Eppure Spider-Man: Miles Morales ci fa rivivere quella maturazione del protagonista che è mancata nel primo episodio. Su PS4 abbiamo infatti conosciuto un Peter Parker già scafato, disinvolto, che ha confidenza coi suoi poteri e conosce bene la responsabilità di essere Spider-Man. Miles è invece un Uomo Ragno alle prime armi, un eroe impulsivo, che solo adesso sta scoprendo le sue abilità e ancora non ha ben chiaro quale sia il peso di essere il guardiano di New York. Specialmente quando l'eroe preferito della città decide di prendersi una vacanza. "Il ragazzino", lo chiamano gli abitanti che popolano le strade di Manhattan, non solo perché sembra chiaramente più giovane dell'originale, ma perché ha una tendenza a causare più danni di quanti ne risolve. Gli animatori di Insomniac hanno fatto un lavoro eccellente per comunicare l'inesperienza di Miles: il suo oscillare tra i palazzi della città è sgraziato, spericolato, sembra continuamente perdere l'equilibrio, pur mantenendo quel senso di fluidità, velocità e dinamismo che ha reso la New York di Marvel's Spider-Man uno degli open world più divertenti da attraversare in un videogioco.

Nelle fasi iniziali Miles si sforza in tutti i modi a essere un emulo di Peter, e questo, noi che giochiamo, lo percepiamo nell'enorme senso di déjà vu: dal tutorial - un copia-incolla dall'episodio precedente - al sistema di combattimento che, a terra come in aria, si basa sulle stesse e riuscite fondamenta dell'originale. Anche il costume che Miles indossa all'inizio dell'avventura porta i colori del primo Spider-Man, dando la falsa impressione di trovarsi davanti a un nuovo DLC più che a un episodio inedito.

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È solo quando entra in gioco il potere venom che le cose iniziano a cambiare: il protagonista scopre di poter padroneggiare scariche bioelettriche, utilizzarle in combattimento o per spostarsi, e sia per lui che per il giocatore inizia un percorso che lo porterà a diventare uno Spider-Man con una sua identità. Il potere venom non si limita a incrementare la potenza dei colpi di Miles, ma introduce nuovi attacchi, tecniche e abilità che possono combinarsi tra loro, prolungare catene di colpi, permettono di spostarsi in un lampo da un punto all'altro, ma soprattutto consentono di tenere a bada più nemici contemporaneamente, laddove l'approccio del vecchio Spidey era più orientato all'uno contro uno. Il risultato è un sistema di combattimento che non solo risulta più completo, ma anche più dirompente e stimolante.

L'altra abilità con cui Miles si distingue da Peter è nella capacità di occultarsi, diventando praticamente invisibile per una manciata di secondi e potendo così eliminare degli avversari in maniera furtiva o darsela a gambe se si trova in difficoltà. L'occultamento rende l'approccio stealth più "intimo", permette di avvicinarsi di più ai nemici e prendersi rischi maggiori, ma allo stesso tempo introduce un senso d'urgenza, poiché il tempo di mimetizzazione si riduce quando si attacca. Via via che si potenziano le diverse tecniche e si scala l'albero delle abilità, si sbloccano colpi ad area più devastanti, l'occultamento dura di più e le cariche del potere venom aumentano, ma per evitare che l'esperienza diventi troppo semplice Insomniac ha introdotto nuovi nemici e nuove armi pensate proprio per neutralizzare i poteri di Miles.

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A sottolineare il passaggio del tempo, alcuni cantieri del primo Spider-Man sono ora degli edifici completi

Col tempo le animazioni del protagonista si fanno più convinte, sicure ed esplosive, gli abitanti di New York cominciano a commentare le sue azioni, che vengono riportate dal solito Daily Bugle di J. Jonah Jameson ma anche dal podcast underground Danikast. Questa presa di coscienza da parte del protagonista si esaurisce però nella prima metà del gioco, perché superati i pregiudizi delle persone e passata la sindrome dello spider-impostore, Miles si ritrova ad affrontare una storia decisamente più familiare (e famigliare), con alcuni personaggi riusciti e un paio di sequenze parecchio emozionanti, ma che in generale non ha il respiro e la forza impetuosa del primo Spider-Man. Il motivo è dovuto in parte a un problema che accomuna tutti i giochi supereroistici: basta conoscere un minimo l'universo di partenza, i suoi personaggi e i suoi villain, ed ecco che quelli che dovrebbero essere clamorosi colpi di scena perdono del tutto la loro forza. A Insomniac va tuttavia riconosciuto il tentativo di ripensare e riproporre la figura di Tinkerer (il Riparatore), senza dubbio l'avversario meglio definito e più interessante di questo episodio. Sfortunatamente, anche per demerito degli altri. Oltre a essere pochi e telefonati, infatti, i principali boss di Marvel's Spider-Man: Miles Morales raramente danno vita a combattimenti memorabili e davvero entusiasmanti, mettendo ogni tanto alla prova le abilità di Miles ma senza mai spingerle all'estremo come fatto - ad esempio - da Vulture ed Electro nel primo Spider-Man.

Costumi dell'altro mondo

Per distinguersi dallo Spider-Man originale, Miles indosserà molto presto il suo iconico vestito nero e rosso. Ma da un grande potere derivano grandi guardaroba, e così nel corso dell'avventura in Marvel's Spider-Man: Miles Morales è possibile sbloccare un discreto numero di costumi extra (circa una ventina), ognuno caratterizzato da modifiche e personalizzazioni che possono dare una marcia in più in combattimento o introdurre piccole variazioni estetiche. Tra i più riusciti c'è senza dubbio il costume Ragnoverso, tratto direttamente dal lungometraggio animato Spider-Man: Un nuovo Universo (Spider-Man: Into the Spider-verse), e che replica la peculiare tecnica d'animazione "a due" vista nel film. L'effetto rallentato delle animazioni di Miles è sorprendente ed efficace quando si fanno acrobazie per Manhattan, ma rende i combattimenti corpo a corpo molto più complicati e di difficile lettura. Per fortuna, le modifiche e i potenziamenti di un costume possono essere disattivati e addirittura applicati ad altri abiti, mentre Componenti e Gettoni che si ottengono con le attività secondarie permettono di sbloccare e potenziare i gadget di Miles, dallo spara-ragnatele a un drone olografico che lo assiste in battaglia, fino a un colpo gravitazionale che attira i nemici in un punto specifico.

Sentirsi Spider-Man

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Il quartiere di Harlem è stato ampiamente ricostruito rispetto al primo Spider-Man

Nonostante la sopravvivenza di New York rappresenti una posta in gioco sempre alta, la storia e le sottotrame di Marvel's Spider-Man: Miles Morales danno l'impressione che quella di Miles sia una parentesi all'interno di un racconto di più ampio respiro. Non è per forza un aspetto negativo, poiché lo Spider-Man di Harlem è protagonista di un'avventura certamente meno epica, ma di sicuro non meno personale, che attraverso momenti ordinari e intimi ci fa apprezzare di più le sfumature di alcuni comprimari. È però quando si oscilla tra i grattacieli dell'immensa città americana, tra tuffi, scatti e piroette, che quasi ci si dimentica di qualsiasi imperfezione nell'opera di Insomniac Games, perché - come e più che in Marvel's Spider-Man - la sensazione che si prova nell'attraversare la mappa è inequivocabilmente la più liberatoria e galvanizzante che vi possa capitare in un gioco open world.

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Insomniac ha aggiunto decine di nuove animazioni nel sistema di acrobazie del gioco

Mescolando un senso di velocità esplosivo, un perfetto feeling dei controlli, animazioni fluide e un sound design cinematografico, il primo Spider-Man riusciva in maniera impeccabile a comunicare l'idea di essere l'Uomo Ragno, trasformando New York nel proprio parco giochi. Era il realizzarsi di una fantasia. Ecco, Marvel's Spider-Man: Miles Morales non si azzarda a toccare quella formula perfetta, ma si limita ad arricchirla con un paio di abilità legate al potere venom. Ancora una volta, spostarsi da un angolo all'altro di Manhattan è un'esperienza esilarante, e fare un detour a Central Park, fermare un crimine a Midtown o allungarsi per raccogliere un collezionabile a Hell's Kitchen non è mai tedioso o ripetitivo, nonostante anche Miles Morales soffra della stessa povertà e piattezza che hanno caratterizzato le missioni e le attività secondarie dell'episodio precedente. Mentre si oscilla tra i palazzi della città ci si trova continuamente a fermarsi per cercare un gattino smarrito, raccogliere dei campioni audio o recuperare della merce rubata, tutti lavoretti triviali, ma che non diventano mai pesanti proprio perché rappresentano una scusa per fare qualche giravolta in più a mezz'aria.

Raramente viene voglia di utilizzare il viaggio rapido, anche se farlo non è mai stato così conveniente in termini di tempo risparmiato: i caricamenti su PlayStation 5 sono assolutamente istantanei, che si tratti di usare la metro, caricare l'ultimo checkpoint dopo un game over o passare da ambientazioni interne alle strade di Manhattan. Probabilmente qualche caricamento è nascosto in maniera furba da una scena d'intermezzo o da qualche ingegnoso espediente di tecnica e level design, ma una volta entrati in partita la sensazione è, semplicemente, che non esistano momenti di attesa. Punto.

Miles Murales

Come la Harlem reale, anche quella del gioco è piena zeppa di murales che raccontano la cultura e le radici della comunità prevalentemente portoricana che abita il quartiere a nord di Manhattan noto anche come El Barrio. In Miles Morales questi dipinti sono realizzati da Hailey Cooper, una street artist non udente che utilizza la sua arte anche per supportare Spider-Man. Mentre si gira tra le strade del quartiere non è raro imbattersi in un murale che raffigura Spidey o che fa satira sui suoi avversari. Hailey è però solo uno degli abitanti di Harlem che Miles imparerà a conoscere, e nel corso delle missioni secondarie avrà a che fare con il proprietario di una bodega, con un barbiere che conosce gli affari di tutti o con la nuova ragazza che gestisce il rifugio F.E.A.S.T.. Anche quando ci si allontana da casa, Spider-Man non si sentirà mai solo, costantemente accompagnato dai podcast di Danikast, dal ciarlare di JJJ al Daily Bugle o dalle continue telefonate della madre Rio o del suo miglior amico e alleato Ganke.

New York sotto una nuova luce

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Torna la modalità fotografica, con un gran numero di nuove opzioni e filtri

A rendere ancora più memorabile la permanenza a New York ci pensa la città stessa. Per Miles Morales, Insomniac Games ha ovviamente riciclato un'enorme quantità di asset grafici creati per Marvel's Spider-Man, eppure l'ambientazione ha un'atmosfera tutta nuova grazie a uno sforzo artistico e tecnologico del team californiano. Quasi a voler riflettere lo stile e i gusti del nuovo protagonista, il quartiere di Harlem è assai più vivace e diversificato, con murales di ogni dimensione che colorano le facciate degli edifici. Soprattutto, la scelta di ambientare quest'avventura nel periodo natalizio ha permesso a Insomniac di presentare una New York con un abito molto diverso: dai fiocchi di neve che imbiancano le strade e i tetti ai mercatini di Natale pieni di persone in cerca di regali, passando per le decorazioni e le luci che si riflettono sulle strade e sulle vetrine dei negozi.

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L'utilizzo del ray tracing e di un'illuminazione più avanzata non fanno che esaltare un'ambientazione assolutamente magica, che cambia colore e carattere in base all'ora del giorno e al clima che c'è in una data missione. Abbiamo passato fin troppo tempo a guardare i modi in cui la luce del sole si riflette sui costumi di Miles, o come la città si specchia sui vetri, e i colori dei neon riverberano sul pavimento (e sì, anche nelle pozzanghere). Ci siamo fissati sui più piccoli dettagli nei volti e nei vestiti dei personaggi, abbiamo scalato la Avengers Tower e guardato l'orizzonte di un città che appare ancora più sconfinata. Come farà l'inevitabile Spider-Man 2 a presentare una New York ancora più interessante e inedita è una questione a cui, però, penseremo in futuro.

La modalità performance

L'aggiunta del ray tracing, del sistema d'illuminazione più avanzato e di un livello di dettaglio generalmente superiore rende la versione PS5 di Spider-Man Miles Morales una vera delizia per gli occhi. Eppure, basta provare pochi istanti la modalità performance per trovarsi davanti a un tragico bivio: giocare a 30 frame per secondo e godersi il gioco di Insomniac nella sua versione più spettacolare? Oppure sacrificare ray tracing e dettagli grafici per giocare al doppio del framerate? Perché, fidatevi, oscillare tra i palazzi di New York a 60 fps è tutta un'altra storia, un'esperienza nettamente più divertente e da cui in molti difficilmente torneranno indietro. Per gli indecisi, il New Game + può essere un buon pretesto per giocare il gioco in entrambe le modalità.

Commento

Multiplayer.it

8.5

Lettori (30)

8.4

Il tuo voto

Da un certo punto di vista è indubbio che Marvel's Spider-Man: Miles Morales sia una parentesi, un'esperienza più contenuta, conservativa e in parte scremata dell'episodio per PlayStation 4. Introduce alcuni nuovi spunti e migliora certi aspetti dell'originale, ma non mette una pezza a quelle che sono state le sue principali criticità. In particolare, le missioni secondarie hanno poco mordente, le attività facoltative si limitano a covi in cui combattere e collezionabili da trovare, i colpi di scena risulteranno telefonati ai fan, mentre i combattimenti con i boss sono pochi e tutt'altro che indimenticabili. Avremmo voluto di più? Senza dubbio. Ma per quanto circoscritto e imperfetto, l'episodio di Miles è stato un vero toccasana. Con lui abbiamo potuto librarci in aria e tornare a esplorare uno degli open world più divertenti degli ultimi anni con nuove possibilità a disposizione. Abbiamo seguito la maturazione del protagonista e vissuto una storia appassionante, con personaggi interessanti e momenti di comunità piccoli e grandi tra le strade di una splendida New York addobbata a festa. Ancora una volta, Insomniac Games riesce egregiamente a farci sentire dei supereroi, invitandoci virtualmente a sgattaiolare fuori dalla finestra e a provare un senso di liberazione, attraverso piroette in volo e combattimenti veloci e dirompenti. In un mondo così complicato, tornare a indossare la maschera, quella di Spider-Man, non è mai stato così confortante e liberatorio.

PRO

  • Oscillare tra i grattacieli di New York è ancora un'esperienza unica
  • La città e i suoi quartieri hanno più personalità
  • Il potere venom rende i combattimenti più dinamici e divertenti
  • A 60 FPS è uno spasso
CONTRO
  • Boss fight poco memorabili
  • Le attività extra sono ancora il tallone d'Achille del gioco
  • Alcuni colpi di scena telefonati