Pathfinder: Kingmaker, la recensione 56

La recensione di Pathfinder: Kingmaker ci svelerà se ci troviamo di fronte a un degno erede di Baldur's Gate o a un grosso fuoco di paglia

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   03/10/2018

Indice

Le prime parole che vengono alla mente per la recensione di Pathfinder: Kingmaker sono "Pillars of Eternity". Il titolo di Owlcat Games è per certi versi talmente simile a quello di Obsidian che all'inizio il senso di déjà vu è fortissimo, soprattutto se si è freschi reduci dalla campagna di Pillars of Eternity 2. L'interfaccia è praticamente la stessa, con tanto di icone di movimento e indicatori di bersaglio identici. Anche la resa visiva è simile, ma in Pathfinder si nota un maggiore riciclo di oggetti, evidentemente per via del minore budget disponibile. Fortunatamente, superato il primo impatto, iniziano a manifestarsi le ovvie differenze, dovute soprattutto ai diversi sistemi di regole utilizzati.

Pathfinder è infatti la trasposizione ufficiale dell'omonimo gioco di ruolo cartaceo del 2009, basato sull'edizione 3.5 di Dungeons & Dragons, pubblicato in risposta alla quarta edizione di Dungeons & Dragons, che scontentò moltissimo gli appassionati. Finora l'unico videogioco di un certo peso che gli è stato dedicato è il mediocre Pathfinder Adventures di Obsidian Entertainment, una produzione minore dimenticabilissima che ha scontentato i fan per la sua natura ibrida eccessivamente prona ai canoni dei giochi di ruolo mobile.

Sistema di gioco

Creato un personaggio o scelto uno di quelli già pronti, Pathfinder: Kingmaker inizia con un'udienza in cui viene chiesto a noi e a un nugolo di altri avventurieri di catturare un criminale che minaccia i territori delle Terre Rubate, la regione in cui è ambientato il gioco. Purtroppo l'organizzazione della spedizione viene interrotta dall'attacco notturno di un gruppo di assassini che penetrano nel castello per tentare di prendere possesso del regno. È qui che facciamo la conoscenza dei personaggi che faranno parte del nostro party e che siamo chiamati a prendere alcune decisioni, che determineranno la loro fedeltà iniziale.

Come già detto l'interfaccia è identica a quella dei Pillars of Eternity e, più in generale, ai giochi del filone Baldur's Gate; anche la visuale di gioco segue gli stessi stilemi, con le mappe che vengono inquadrate da una prospettiva fissa, di cui il giocatore può decidere soltanto il livello di zoom. In generale chi ha provato uno qualsiasi dei titoli citati si troverà a casa e non avrà bisogno nemmeno di seguire il breve tutorial testuale iniziale per capire cosa fare. La gestione stessa del party, composto da massimo sei personaggi, è un grosso già visto, così come gli intermezzi testuali sono identici a quelli introdotti negli ultimi titoli di Obsidian (avete presente gli eventi a scelte multiple raccontati dai libri in PoE?). Il party di suo può essere controllato in gruppo o, a seconda delle circostanze, selezionando i singoli personaggi; in caso di tiri sulle abilità, sia in gioco che nei sopraccitati eventi narrati, il sistema selezionerà sempre il nostro compagno con il valore più alto, in modo da non farci perdere tempo. Sembra brutto dirlo, ma lo stesso sistema di combattimento richiama fortemente quello di PoE 2, tante sono le similitudini. Insomma, se ci aggiungiamo la scelta di puntare su uno stile fantasy ultra generico capirete perché definire Pathfinder: Kingmaker come un titolo derivativo non sia un'esagerazione, ma una semplice constatazione. Fortunatamente giocando per qualche ora emergono alcune differenze importanti che riescono a donargli una sua identità.

Gameplay

Presto si scopre che Pathfinder: Kingmaker è un titolo dannatamente duro, anche giocato a livello di difficoltà medio (Normal). La crescita del party è molto lenta, i combattimenti sono impegnativi anche nelle prime fasi di gioco e il sistema di gestione dell'ingombro cumulativo del party è molto più presente e determinante rispetto a quelli di altri titoli, così come lo è la meccanica di riposo che richiede un po' di attenzione per essere compresa (bisogna assegnare i personaggi a vari compiti quali cacciare, cucinare, fare la ronda, camuffare l'accampamento e occuparsi di mansioni speciali, decidendo anche quanto farli dormire per recupera stanchezza, abilità, magie e salute). L'impressione è che gli sviluppatori abbiano voluto seguire alla lettera le regole del manuale cartaceo, creando così situazioni che possono spiazzare il giocatore non avvezzo a curarsi di certi dettagli. In giro si legge che il gioco avrebbe bisogno di maggior equilibrio nei combattimenti e di meno scontri con nemici dalle resistenze insuperabili. Per la nostra esperienza possiamo dirvi che non è vero, ossia che evidentemente molti lo hanno giocato senza curarsi di studiare il funzionamento di certe meccaniche e sono rimasti impantanati. Ad esempio per uccidere un troll c'è bisogno di fuoco o acido, mentre per un lupo mannaro ci vogliono delle armi magiche. Attaccare a testa bassa significa vedersi sterminare il party in pochi istanti, anche quando si è raggiunto un buon livello.

Non sono moltissimi i giochi simili che richiedono di ricorrere alla pausa tattica anche in situazioni apparentemente banali, ma Pathfinder: Kingmaker da questo punto di vista non fa sconti. Una volta compreso ciò, risulta molto più soddisfacente, spesso anche delle sue fonti d'ispirazione.

Natura hardcore

Certo, alcune scelte di design lasciano interdetti e possono risultare incomprensibili. Ad esempio uno dei personaggi assoldabili nel nostro party è una guerriera con caratteristiche da paladina. Il motivo di questa stranezza viene spiegato parlandole e narrativamente ha un senso, ma nella sostanza rende davvero complicato usarla bene, soprattutto per i neofiti. Altra scelta controversa è quella di alcuni prezzi, in particolare quelli delle pozioni curative. Ora, Pathfinder (anche il cartaceo) richiede di avere un guaritore nel party se si vuole fare qualcosa di decente. Nel videogioco, purtroppo, il primo guaritore si ottiene dopo alcune ore, a parte nel caso in cui si sia creato un chierico come personaggio principale, e l'unico modo per curarsi è usare le pozioni curative, che però costano davvero molto.

Purtroppo accamparsi non è un'alternativa perché le cure naturali richiedono molte ore di sosta (si parla di più giorni di tempo di gioco), troppe se considerate che ci sono molte quest a tempo, compresa una delle principali, e che non svolgerle può portare al game over. Insomma, investire dei soldi per assoldare un chierico nell'area hub (la classica zona che, una volta liberata, ospita i personaggi del party e altre persone amiche, compresi dei mercanti) diventa quasi una necessità, se non fosse per il prezzo assurdo richiesto anche da un semplice mercenario di secondo livello. Del resto la natura squisitamente hardcore del titolo emerge da molti altri sistemi: abbiamo già citato le missioni a tempo, che richiedono un'attenta pianificazione degli spostamenti, ma possiamo aggiungerci anche la gestione delle razioni, indispensabili per accamparsi in luoghi dove non si può andare a caccia, come grotte, prigioni o altri dungeon. Purtroppo pesano tantissimo e si consumano con una rapidità incredibile, tanto che nelle prime fasi di gioco si rinuncia praticamente a portarsele dietro per non rischiare di intralciare i movimenti del party. Ad aggiungere altro pepe alla ricetta ci pensa la parte gestionale. Senza scendere nei dettagli della trama, a un certo punto ci si ritrova a dover gestire un intero regno; bisogna quindi raccogliere le risorse rinvenibili sulla mappa, creare un esercito, migliorare il migliorabile a livello infrastrutturale e spedire i nostri compagni a svolgere delle missioni generiche.

Volendo la possiamo considerare una versione avanzata di quanto visto in PoE con la gestione della fortezza di Caed Nua o in Neverwinter Nights 2. La parte gestionale di suo non è profondissima, ma è comunque un ottimo diversivo e unita a tutto il resto risulta davvero efficace; i meno volenterosi possono comunque automatizzarla, togliendosela così (quasi) completamente di torno.

Narrazione

Uno degli aspetti che più ci hanno lasciati freddi di Pathfinder: Kingmaker è il lato narrativo. Purtroppo la consulenza di Chris Avellone non è bastata per rendere interessante una trama che stringendo risulta essere piena di cliché. Anche la sceneggiatura non è eccezionale, con alcuni dialoghi che non sembrano per nulla naturali, mentre alcuni temi sembrano infilati a forza nella storia, senza che abbiano risvolti sensibili sulla stessa. In generale è tutto molto medio, per così dire, ed è davvero difficile appassionarsi ad alcune delle storie secondarie, anche se dei membri del party e legate a delle quest. Alla lunga qualcosa di buono emerge, ma in generale la parte esplorativa risulta essere molto più interessante di quella narrativa.

È un po' quello che succedeva anche in Pillars of Eternity 2, in cui la strutturazione del mondo di gioco in isole favoriva il libero vagabondaggio sul seguire la storia principale, che ne risultata atomizzata. Qui non ci sono navi o isole, ma la mappa a caselle porta quasi a dimenticarsi che si ha una missione da compiere. Per il resto rimane poco da dire: molti hanno riscontrato dei bug che durante le nostre sessioni di gioco non si sono manifestati, a parte per qualche piccolezza. L'unico che si è fatto un po' sentire riguarda il pathfinding dei personaggi, a volte non proprio precisissimo... certo, in un gioco che si chiama Pathfinder possiamo considerarlo quasi una feature. Una nota di merito finale la merita la colonna sonora di Inon Zur, compositore che gli appassionati dei Baldur's Gate conosceranno bene e che ha realizzato dei brani meravigliosi anche per il titolo di Owlcat Games.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore Intel Core i7-4770
  • 16 GB di RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX 960
  • Sistema operativo Windows 10
Requisiti minimi
  • Sistema operativo: Windows 7 64-bit o più recente
  • Processore: Intel Celeron 1037U @ 1.80GHz
  • Memoria: 4 GB di RAM
  • Scheda video: Intel HD Graphics 3000
  • Memoria: 30 GB di spazio disponibile
Requisiti consigliati
  • Processore: Intel Core i7 CPU 920 @ 2.67GHz
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Scheda video: ATI Radeon HD 5770 o NVIDIA GeForce GTX 960M
Digital Delivery
Steam, GoG
Prezzo
39,99 €
Multiplayer.it

7.0

Lettori (12)

8.3

Il tuo voto

Pathfinder Kingmaker è una gemma grezza, che meriterebbe un seguito solo per vedere sviluppate le tante idee che contiene ma che non sono rifinite come avrebbero dovuto. Vasto ma fin troppo derivativo, in certi momenti sembra una mod di Pillars of Eternity, di cui riprende lo stile grafico e parte dell'interfaccia. Non si tratta necessariamente di un male, soprattutto per gli appassionati del genere, ma sarebbe stato gradito un maggiore sforzo di differenziazione. Per il resto si tratta di un titolo interessante, che sfrutta un sistema di gioco poco sfruttato, a parte che da titoli minori, e che piacerà chi è alla ricerca di una sfida difficile, anche se a volte macchiata da qualche problema di bilanciamento e da alcune scelte radicali in chiave di composizione del party.

PRO

  • Un mondo vasto e pieno di cose da fare e da scoprire
  • Sistema di gioco complesso e dalle molte sfaccettature
  • La parte gestionale è valida, pur non essendo profondissima
  • Impegnativo e chiede di studiare per bene come funzionano alcune regole

CONTRO

  • Problemi di bilanciamento in fase di composizione del party
  • A tratti fin troppo derivativo
  • Narrativamente non proprio incisivo