108

Season: A Letter to the Future, la recensione di un’avventura on the road in bicicletta, tra passato e futuro

La recensione di Season: A Letter to the Future, un viaggio intenso e ricco di bellezza in cui il presente viene vissuto al massimo.

RECENSIONE di Giulia Martino   —   27/01/2023
Season: A Letter to the Future, la recensione di un’avventura on the road in bicicletta, tra passato e futuro

Nella Tieng Valley, in procinto di essere allagata con l'apertura di una gigantesca diga, capita spesso di ascoltare suoni che sembrano provenire da un passato lontano, segnati da un crepitio che li colloca in un orizzonte temporale differente dal nostro. Eppure sono lì, a infestare la vallata e i suoi abitanti con il peso ingombrante di ricordi ora magnifici, ora dolorosi. Season: A Letter to the Future si muove in un presente intensissimo, sospeso tra passato e futuro, in cui un'organizzazione vorrebbe cancellare quella mole di "già accaduto" che, secondo alcuni, bloccherebbe un sano sviluppo del futuro dell'essere umano. Data l'indubbia vicinanza tematica tra Season: A Letter to the Future e Oxenfree, vi rimandiamo al nostro speciale su Oxenfree e gli spettri del passato, tra onde radio e hauntologia.

Parlando di passato, non possiamo dimenticare i report relativi all'ambiente di lavoro di Scavengers Studio, con pesanti accuse di abusi fisici e verbali e scarsa inclusività da parte di dipendenti dell'azienda che hanno deciso di esporsi in anonimato. I trascorsi dello studio, se confermati, non potranno essere cancellati con un colpo di spugna, ma dal processo produttivo dell'ultima opera degli sviluppatori canadesi è uscito fuori un videogioco quasi miracoloso nella sua capacità di convogliare visioni, parole, suoni dalla potentissima carica poetica, regalando ai giocatori un'esperienza che talvolta si fa meditativa, segnata dal richiamo della bellezza dell'erba, del sole calante, delle sparute architetture della Tieng Valley, in cui i pochi esseri umani rimasti sono al centro della scena.

Vi raccontiamo di questa avventura fuori dal comune nella nostra recensione di Season: A Letter to the Future.

Un pendente per domare i ricordi

L'avventura di Estelle nella Tieng Valley vive di cromatismi intensi, tra il verde dell'erba e l'azzurro del cielo
L'avventura di Estelle nella Tieng Valley vive di cromatismi intensi, tra il verde dell'erba e l'azzurro del cielo

Una profezia afferma che questa stagione sta per finire. La protagonista, Estelle, decide di intraprendere un viaggio nel mondo esterno con la benedizione dell'anziana del villaggio, al fine di registrare i suoni della stagione e fotografare i luoghi che, a suo avviso, meritano di essere ricordati dalla posterità. Pare che un museo posto alla fine del mondo riesca ciclicamente a sopravvivere ai cambi delle stagioni, eventi che segnano irrimediabilmente il mondo di Estelle e lo trasportano in futuri sempre differenti.

I ricordi, quindi, sono il cuore pulsante di Season: A Letter to the Future, nonché la materia prima che comporrà ciò che Estelle vorrà trasmettere a coloro che verranno dopo di lei. Ed è con un magico utilizzo dei ricordi che inizia l'avventura: la madre di Estelle, a conoscenza di un antico rituale, usa le sue memorie più preziose - capaci di toccare i cinque sensi: vista, tatto, olfatto, udito, gusto - per creare un pendente che proteggerà sua figlia quando il peso dei ricordi diventerà insopportabile.

Esplorando il mondo di gioco, si scoprirà che voci ed eventi del passato tendono a convogliarsi in oggetti specifici, in grado di distorcere il tessuto stesso della realtà e di costituire una minaccia per gli abitanti del mondo al di fuori del perimetro sicuro del villaggio. Peccato che questo pericolo non risulti mai concretizzato in Season: A Letter to the Future, con Estelle totalmente al sicuro grazie a quel pendente, simbolo dell'affetto di sua madre, un qualcosa che ci ha ricordato il meraviglioso romanzo "L'Abito di Piume" della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto.

I nostri affetti riescono a metterci al sicuro, e non a caso l'avventura di Estelle la porterà a stringere legami intensi, seppur brevi, con gli abitanti della Tieng Valley, in procinto di essere inondata il giorno seguente. La vecchia diga, infatti, non riesce più a mantenere la mole di acqua che si cela dietro di essa; metaforicamente, la misura del passato è colma e una misteriosa organizzazione, chiamata Grey Hand, si è fatta carico della decisione di liberare la diga del suo peso e cancellare per sempre la Tieng Valley, aprendo una nuova stagione. Non vogliamo svelarvi altro sulla trama di Season: A Letter to the Future, narrata tramite oggetti, dialoghi, scoperte spesso sorprendenti, nel quadro di un'esplorazione che si svolge interamente in bicicletta.

In sella a un destriero di metallo

La bici è inseparabile da Estelle ed è il suo mezzo di trasporto primario
La bici è inseparabile da Estelle ed è il suo mezzo di trasporto primario

Guardando al passato del medium, molti individuano con sicurezza il miglior corsiero videoludico mai apparso su schermo: si tratta di Agro, il cavallo montato da Wander in Shadow of the Colossus. Le ragioni non sono soltanto di trama - Agro è protagonista di uno dei momenti più indimenticabili di tutto il tessuto narrativo creato da Fumito Ueda e dal Team Ico - ma anche fisiche. I movimenti di Agro sono dotati di peso, come se stessimo realmente guidando un animale, e non un ammasso di pixel; sembra di percepire la resistenza del suo corpo, la sua autonoma volontà, il movimento dei suoi muscoli gettati a galoppo nelle immense e solitarie distese delle Lande Proibite.

In Season: A Letter to the Future, Estelle percorre la Tieng Valley a bordo di una bicicletta, il cui controllo è magistralmente gestito dal DualSense di PlayStation 5. A fronte del suo utilizzo talvolta pigro da parte di team ben più navigati in produzioni ad altissimo budget, il controller di Sony viene impiegato a tutto tondo da Scavengers Studio, costruendo un'esperienza sensoriale che ci spinge a consigliarvi senza riserve di provare questa produzione su PlayStation 5 e non su PC, se ne avete la possibilità. Con i grilletti dorsali si gestiscono le pedalate, con maggiore resistenza nelle prime, quelle della ripartenza, e quando si va in salita; una leggera vibrazione segnala i momenti in cui usciamo dalla strada battuta. Il borbottio dei particolarissimi fiori della Tieng Valley, custodi di ricordi talvolta ingombranti e rivelatori, proviene direttamente dal DualSense, regalando un effetto particolare ai momenti più intensi dell'esplorazione. Insomma, Season: A Letter to the Future è un viaggio non soltanto per la vista, ma anche per il tatto e per l'udito. Peccato solo per qualche piccolo inciampo tecnico, come l'infelice gestione delle ombre nel corso delle scene d'intermezzo e la macchinosità del dover premere un tasto per poter riprendere la propria bici in seguito all'esame degli elementi dello scenario, eventualità davvero molto frequente: un semplice automatismo sarebbe risultato decisamente più funzionale.

Calma contemplazione e gestione dei ricordi

Il piccolo Kuchi è uno dei personaggi più indimenticabili della Tieng Valley e di Season: A Letter to the Future nel suo complesso
Il piccolo Kuchi è uno dei personaggi più indimenticabili della Tieng Valley e di Season: A Letter to the Future nel suo complesso

Se i lunghi tragitti in bicicletta fanno la parte del leone nel gameplay di Season: A Letter to the Future, le pause tra un viaggio e l'altro sono segnate dalla gestione del Taccuino chiamato a contenere i ricordi che Estelle (e il giocatore) riterranno meritevoli di giungere fino alla posterità. Questo diario può contenere registrazioni audio, fotografie, brevi frasi e sticker (questi ultimi da sbloccare aggiungendo al Taccuino un numero sufficiente di ricordi per ciascuna località). Nessun viaggio sarà uguale all'altro, così come nessun giocatore è uguale all'altro. Non solo: siamo pronti a scommettere che riprendendo Season: A Letter to the Future tra qualche tempo riterremo meritevoli di essere tramandati altri elementi, colori, suoni. Insomma, il viaggio è sempre diverso, allo stesso modo in cui l'essere umano è in continuo cambiamento. Aiutano a mantenere alta l'attenzione verso l'ambiente circostante il taglio cinematografico dato alla schermata e il colpo d'occhio ampio, orizzontale, con una grafica in cel shading che si ha ricordato alcune soluzioni adottate in The Legend of Zelda: Breath of the Wild.

La contemplazione di un cimitero, visto come spazio per la memoria; l'ascolto del sogno di un amico, che ci invita a chiudere gli occhi e a vivere un'esperienza profondamente zen; una scimmietta che fa versi buffi dall'alto di una colonna. Estelle, ultima turista nella storia della Tieng Valley, è chiamata a vivere con intensità il momento presente, guardando al passato e proiettandosi senza paura verso il futuro, alla ricerca dei suoi affetti - e in particolare di suo padre, scomparso in circostanze che verranno chiarite nel corso dell'avventura - nelle pause tra i battiti del suo cuore. E se nella vallata non manca chi prega per non essere infestato dal passato, Season: A Letter to the Future cerca in ogni modo di farci comprendere che un sano presente si vive anche, e forse soprattutto, grazie a un confronto continuo e coraggioso con il nostro passato.

I rappporti umani forgiati da Estelle, ultima turista della Tieng Valley, ci traghettano verso un finale intenso
I rappporti umani forgiati da Estelle, ultima turista della Tieng Valley, ci traghettano verso un finale intenso

Al momento non è presente una traduzione in italiano per Season: A Letter to the Future, che abbiamo giocato integralmente in lingua inglese, per una durata complessiva di circa dodici ore. Eccellente l'interpretazione dei doppiatori, che regalano morbidezza e sfumature nostalgiche alle voci dei loro personaggi. Ottima la colonna sonora, parimenti delicata e sognante, con le sue note di pianoforte e i suoni di lontani scacciapensieri di legno.

Conclusioni

Versione testata PlayStation 5
Digital Delivery PlayStation Store
Prezzo 29.99 €

Season: A Letter to the Future permette ai giocatori di percorrere una vallata segnata dai ricordi e popolata da pochi, indimenticabili personaggi. L'umanità che sta per abbandonare la Tieng Valley ha tanti sogni, amori e perdite da raccontare: la calma olimpica di Estelle permette di vivere al massimo dell'intensità il momento di mezzo tra un passato ingombrante e un futuro sconosciuto. Scavengers Studio confeziona un invito alla meditazione che è anche un inno agli affetti e alla nostalgia, ma al contempo alla capacità di rendersi indipendenti e andare avanti senza paura, in sella a una bicicletta che segna un nuovo standard per un saggio utilizzo delle interessanti caratteristiche tecniche del DualSense. Al netto di qualche piccolo inciampo tecnico, l'avventura di Estelle è di quelle che lasciano il segno.

PRO

  • Una magnifica vallata da esplorare
  • Eccellente utilizzo del DualSense
  • La meccanica del Taccuino è davvero ben riuscita
  • Storia intensa, semplice ma dalle potenti implicazioni filosofiche

CONTRO

  • Alcune piccole sbavature tecniche
  • Gestione infelice delle ombre nelle scene d'intermezzo