SoulCalibur 6, la recensione 146

La recensione di SoulCalibur 6, un capitolo che tenta di mettere insieme il meglio di tutta la serie. E ci riesce!

RECENSIONE di Aligi Comandini —   17/10/2018

"A tale of souls and swords, eternally retold". Iniziare la recensione di SoulCalibur 6 con questa frase è un tuffo carpiato di testa nel conformismo, ma è un balzo consapevole il nostro, quasi necessario, poiché il capitolo di cui stiamo per parlarvi è con ogni probabilità quello più rappresentativo dell'indimenticabile motto che ha sempre accompagnato la storica saga di picchiaduro di Namco. SoulCalibur VI è stato infatti definito da molti "reboot", eppure non tenta in realtà di resettare la serie e darle nuova vita come accaduto per Mortal Kombat IX: il titolo di Motohiro Okubo e dei suoi ragazzi è una cristallina fusione di anime, capace finalmente di unificare con intelligenza gli elementi competitivi inseriti con il quinto episodio (tra i più odiati, per via del sacrificio contenutistico che ciò ha comportato) e i tanti fattori aggiuntivi che avevano fatto amare la saga anche a un pubblico comunemente lontano dal genere, il tutto consolidando la storia originale. E vogliamo precisarlo: benché il processo di trasformazione non sia stato perfetto né totalmente indolore, il risultato finale ci ha davvero stupito, arrivando con ogni probabilità a sedersi sul trono della sua eclettica famigliola.

Unlimited Blade stories

Non abbiamo parlato di "consolidamento" della storia originale a casaccio, perché SoulCalibur VI fa ripartire da capo la mitologia del gioco, ma evita accuratamente di operare tagli e mutamenti potenzialmente disastrosi per l'avanzamento generale della narrativa. Il team di sviluppo ha in pratica fatto delle aggiunte alle vicende originali - che vedono ancora Kilik e Siegfried al centro del turbinio di eventi scatenato dalla malefica Soul Edge - ampliando le singole avventure dei vari personaggi, e creando una sorta di amalgama in grado di contenerle tutte in modo assennato. Dal loro operato sono scaturite due diverse modalità: le Cronache dell'Anima e la Bilancia dell'Anima; dove la prima non è che l'insieme delle avventure dei vari personaggi accuratamente suddiviso in ordine cronologico, mentre la seconda è una curiosa campagna dedicata al proprio personaggio personalizzato, ricca di missioni, elementi GDR e chicche di vario tipo.

Come detto, si potrebbe pensare a due modalità completamente distaccate, ma Bandai Namco ha fatto un lavoro di fino, e durante la Bilancia dell'Anima incontrerete pressoché tutti i combattenti del gioco, ottenendo dei "registri segreti" che andranno poi a completare le Cronache con informazioni extra. In parole povere, SoulCalibur VI non offre strade multiple nelle singole avventure come il terzo capitolo, ma riesce a far sentire il giocatore realmente all'interno del background narrativo, rendendolo una colonna portante delle complesse vicende che circondano la Soul Edge e la SoulCalibur. Il trucchetto utilizzato per ottenere un risultato simile è da manuale: nella campagna principale il vostro alter ego è a tutti gli effetti un guerriero Malfestato - uno dei poveracci "infettati" dalla malvagità della spada maledetta - che può scegliere liberamente se venir corrotto dalle energie negative che lo pervadono, o lottare con forza per purificarle. In base alle scelte morali fatte avrete a che fare con vari compiti e combattenti, fino allo scontro finale con il nuovo antagonista: Azwel (il più grosso "modificatore" del nuovo corso assieme all'aggiunta di Groh).

La dura via del bushido

Non stavamo peraltro scherzando quando abbiamo tirato fuori gli elementi GDR nel discorso. Bilancia dell'Anima permette difatti di livellare il proprio personaggio, selezionare in qualunque momento quale arma utilizzare (con relativo cambio di stile, in base a quelli preimpostati dei combattenti del roster), e persino di assoldare mercenari e potenziare il proprio equipaggiamento grazie a un fabbro. Funziona alla grande, nonostante una progressione iniziale lentina e qualche battaglia facile di troppo; e la motivazione è tutta da ricercare nella volontà costante degli sviluppatori di offrire nuove sottotrame più o meno interessanti al giocatore, e di variare quasi ogni battaglia con modificatori multipli. Tra scontri con pavimenti scivolosi, avversari potenziati, malus o bonus in partenza, e molto altro, diventa dunque difficile annoiarsi, all'interno di una modalità che permette addirittura di esplorare quasi liberamente la mappa (a patto di spendere alcuni dei soldi guadagnati durante l'avanzamento e rischiare incontri casuali), per non fissarsi troppo sulla trama principale. Si tratta, in pratica, di una bella evoluzione di quanto fatto con il Weapon Master Mode e le Cronistorie della Spada, nel complesso meno originale ma anche sensibilmente più divertente.

Parlando di creazione del personaggio, poi, è il caso di dettagliare l'editor, perché questa opzione è tornata in gran spolvero in SoulCalibur 6, con una discreta miriade di opzioni estetiche - in larga parte prese di peso dagli altri personaggi - a partire dalla scelta della razza. Il giocatore d'altronde si muove in un mondo dove convivono senza troppi smottamenti vampiri, mummie, elfi, creature demoniache, portali dimensionali, uomini lucertola ("specialmente" uomini lucertola) e... Witcher, almeno per il momento. Anche perché il personaggio ospite di questo capitolo è pur sempre il buon Geralt di Rivia, e si parla di un extra curato all'inverosimile, capace di offrire uno stile di combattimento davvero unico che lo pone al top della lista dei personaggi ospiti della saga (peccato solo che non sia personalizzabile, diversamente dagli altri guerrieri). Il resto del roster, ad ogni modo, ha ben poco da invidiare al nostro strigo di fiducia, pur con l'assenza poco sensata di Tira al lancio e il Season Pass già confermato.

Bordate aggraziatissime

La varietà in SoulCalibur VI d'altronde non manca di certo: la scelta del team di sviluppo è stata quella di recuperare pressoché tutti i personaggi classici più amati della serie, riprendere parzialmente la loro lista mosse, e perfezionarla con una serie di modifiche e aggiunte per rendere ogni combattente nuovo senza alienare i suoi vecchi fan. Ad aggiungere ancor più pepe ci pensa una rielaborazione importante della Carica dell'Anima: un potenziamento temporaneo di breve durata, che ha effetti variabili sui guerrieri, sblocca mosse aggiuntive, e può ribaltare un match se utilizzato a dovere. Certi spadaccini (Geralt in particolare, ma non è sicuramente l'unico ad ottenere un potenziamento allucinante dalla carica) ottengono strategie aggiuntive importantissime grazie alla Soul Charge, che ben si sposano con i tecnicismi ripresi dal quinto episodio - tra cui le Critical Edge (le super, in parole povere), e le immancabili Guardie Reattive - per un combat system che in generale riesce a risultare veloce, accessibile e spassoso quanto quello del secondo amatissimo SoulCalibur, ma competitivo abbastanza da poter dire la sua anche tra gli aficionados più hardcore.

L'unico dubbio riguardante il gameplay di SoulCalibur 6 risiede in una nuova meccanica vista qui per la prima volta: il Taglio Invertito, o Reversal Edge che dir si voglia. Trattasi di un colpo capace di assorbire gli attacchi avversari (anche colpi in serie), che una volta andato a segno dà il via a una spettacolare animazione risolvibile con scelte multiple. Funziona, in poche parole, come una variante più complessa del sasso, carta, forbice, quasi del tutto basata sulla fortuna, e può risultare irritante se utilizzata di continuo dal proprio avversario. Detto ciò, non è una meccanica ignorante se analizzata nel dettaglio: utilizzarla è rischioso, poiché tende ad esser lenta e facilmente schivabile con un semplice passo laterale; inoltre la sua principale efficacia risiede nella capacità di riposizionare i due combattenti e azzerare situazioni di pressione pesanti, oltre che nel guadagno di barra della super che offre (importantissimo in certi casi, proprio perché legato sia alle Critical Edge che alle Soul Charge). La si usa poco ad alti livelli per il momento, ma stiamo parlando chiaramente solo di tornei pre lancio, e ci aspettiamo di vederla sfruttare in modi piuttosto brillanti in futuro. Per carità, avremmo forse preferito un guadagno della barra più rapido e un sistema "puro", ma non ci sembra proprio che il Taglio Invertito possa rovinare una base così solida, e anzi il suo elemento casuale rende gli scontri ancor più spettacolari da vedere, pur con le giuste criticità.

Oliare e affilare

Da analizzare, dunque, rimane l'online, che offre opzioni immancabili come le partite del giocatore in lobby e le sfide classificate, ma non riserva sorprese di sorta. Più difficile il discorso riguardante il netcode, bestia nera di quasi ogni picchiaduro, che non abbiamo avuto modo di valutare con precisione prima della release, per via della quasi totale assenza di giocatori. Ora, le poche partite online che abbiamo avuto modo di affrontare contro utenti europei sono filate lisce come l'olio, così bene da farci annusare una situazione potenzialmente più funzionale e valida di quella vista negli ultimi Tekken; va però ancora analizzato del tutto il matchmaking, che sembra avere problematiche simili a quelle della beta (se si cercano connessioni di un livello specifico non si trovano praticamente mai match, ed è necessario eliminare le restrizioni) e necessita di una community attiva per esser eventualmente ritoccato. Nel complesso siamo comunque molto fiduciosi.

Sul comparto tecnico invece siamo meno estasiati. SoulCalibur VI non è certo brutto, tuttavia è anche molto lontano dall'eccellenza, poiché per favorire l'uso di personaggi personalizzabili e mantenere una elevata fluidità è stato sacrificato sensibilmente il livello di dettaglio generale. Laddove i primi episodi mostravano i muscoli delle console di appartenenza, qua si è andati un po' al risparmio, con arene suggestive ma sfocate in lontananza, particellari scenici ma non particolarmente raffinati, e un numero di poligoni in movimento tutt'altro che sorprendente. L'impressione generale, insomma, è quello di un titolo con tantissimo amore e passione alle spalle, ma risorse non propriamente da Rockfeller a supporto del tutto. Poco male, l'amore si vede, eccome.

Versione testata
PlayStation 4
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Multiplayer.it

8.8

Lettori (17)

7.8

Il tuo voto

SoulCalibur VI è tutto ciò che un fan della serie potrebbe desiderare: una furba fusione dei tecnicismi del quinto capitolo e dei massicci contenuti dei primi episodi, in un pacchetto che forse non sarà il top di gamma a livello tecnico, ma riesce a catturare lo spirito di questo marchio storico alla perfezione. Che siate fan storici della saga, semplici appassionati di picchiaduro o neofiti del genere ve lo consigliamo senza remore; non c'è tipo di giocatore che non possa soddisfare. Ora resta solo da vedere quanto la nuova meccanica del Taglio Invertito influenzerà effettivamente i match in futuro, e se il netcode reggerà il tipico tsunami di utenti del day one. A noi, sinceramente, importa solo di avere di nuovo un SoulCalibur di gran qualità su cui consumare i polpastrelli.

PRO

  • Spassoso, rapidissimo e più tecnico del previsto
  • Contenutisticamente massiccio, anche per chi ama solo il singleplayer
  • Roster variegato, e combattente ospite integrato alla perfezione

CONTRO

  • Il "peso" effettivo del Taglio Invertito sul gameplay è ancora da definire
  • Tira poteva benissimo far parte del roster base al lancio