Superhot: Mind Control Delete, la recensione 21

La recensione di Superhot: Mind Control Delete, l'estrema conseguenza di un gioco di culto che però inizia già a mostrare un po' di affanno

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   09/07/2020

Indice

Superhot: Mind Control Delete è un effetto di Superhot, come vedremo nel corso della recensione. Si tratta di un'espansione autonoma dove sono confluite tutte le idee che non hanno trovato spazio nel gioco originale o che sono venute agli autori a sviluppo ultimato. Siamo di fronte al classico effetto proliferazione, con il successo che ha portato alla moltiplicazioni delle varianti della formula base fino alle sue estreme conseguenze. In un certo senso Mind Control Delete è un videogioco puro, lì dove Superhot prestava le sue meccaniche alla narrazione, per quanto allucinata.

Superhot Art

Da questo punto di vista è meno incisivo rispetto al predecessore, perché sceglie volutamente di marginalizzare il significato profondo di ciò che accade sullo schermo (oppure di rimetterlo al suo posto, a voler esser più radicali), per diventare puro parco dei divertimenti. Se vogliamo ci troviamo concettualmente davanti a una specie di Metal Gear Solid: VR Missions, che rispondeva a una domanda fondamentale nata dal titolo base: abbiamo un sistema di gioco completo, come possiamo sfruttarlo? Ecco, filosofia a parte, come si potevano sfruttare le divertentissime meccaniche di Superhot?

Gameplay

Ma cos'è Superhot: Mind Control Delete? Sostanzialmente ci troviamo di fronte a una lunga raccolta di missioni che sfruttano in ogni possibile modo la meccanica core di Superhot, ragionandoci intorno. Come saprete Superhot è uno sparatutto in prima persona in cui il movimento dei nemici (e dei loro proiettili) è legato a quello del protagonista: quando è fermo, il tempo scorre lentissimo, per poi fluire a velocità normale quando si eseguono dei movimenti (spostamenti, attacchi e raccolta degli oggetti). Il gameplay è formato da delle microsequenze di pochi minuti, a volte di pochi secondi, in cui bisogna sopravvivere all'aggressione di una certa quantità di nemici, eliminandone il numero richiesto.

La costruzione delle missioni di Mind Control Delete è però molto diversa da quella di Superhot, nonostante le apparenti somiglianze.

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Lì dove il titolo originale costruiva le sparatorie come se fossero dei puzzle, quindi chiedendo al giocatore di trovare il modo di risolverle, pur lasciandogli un buon margine di iniziativa personale, qui l'azione è più pulita, ovvero il giocatore ha sicuramente più spazio, ma allo stesso tempo si creano situazioni meno interessanti perché la regia sceglie volutamente di mettersi in una posizione più defilata, in un certo senso più debole. Per ottenere ciò gli sviluppatori hanno fatto maggiormente ricorso all'utilizzo di contenuti generati casualmente, in particolare la generazione dei nemici e la posizione di alcune armi, nonché all'aggiunta di alcuni potenziamenti sbloccabili superando i vari livelli, che una volta attivati alterano moltissimo il gameplay, aprendolo a nuove strategie. In questo modo hanno potuto offrire più contenuti (circa il triplo di Superhot), ma inevitabilmente alcuni di essi risultano più sfilacciati, quasi insignificanti.

Stile

Lì dove Superhot: Mind Control Delete è perfettamente in linea con il suo predecessore è nello stile grafico, quasi identico all'originale. Quindi abbiamo gli stessi nemici low-poly in rosso che esplodono in mille frammenti quando colpiti, come se fossero fatti di cristallo, e armi e architetture molto simili. C'è sicuramente più varietà e i grafici si sono presi qualche libertà in più nella costruzione dei livelli, ma il feeling complessivo è quello.

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Lo stesso dicasi per la colonna sonora che sfrutta gli stessi effetti e persegue la stessa retorica di fondo, con richiami costanti alla natura metavideoludica di ciò che stiamo facendo.

Se vogliamo questo è anche il problema principale dell'intera opera, che rimanda costantemente alla sua origine, risultando una specie di gioco gregario dal punto di vista prettamente filosofico. Sicuramente piacerà a chi ha apprezzato le meccaniche di Superhot... perché è fatto appunto per loro. Come sottolineano anche alcuni momenti narrativi (che si sbloccano tra le varie missioni e vanno a comporre una storia d'appoggio di quella originale), che ci invitano a fermarci e ci chiedono se non ne abbiamo ancora abbastanza, trattandoci fondamentalmente come dei tossici (probabilmente è la parte più riuscita dell'esperienza), Mind Control Delete risponde all'implorazione "datemene ancora, vi prego".

Avete presente quelli che davanti a un buffet non riescono a fermarsi e mangiano fino a sentirsi male? Ecco, diciamo che questa espansione autonoma è fatta per loro. Non è brutta, tutt'altro, ma lascia un po' il tempo che trova. Semplicemente gli manca il genio e la sorpresa del capostipite.

Digital Delivery
Steam
Prezzo
24,99 €
Multiplayer.it

8.0

Lettori (8)

6.9

Il tuo voto

Superhot: Mind Control Delete è la conseguenza estrema del gioco originale, ossia un'idea ancora vincente ma inevitabilmente derivata, che pur rimanendo sublime nella sua essenza, inizia a mostrare alcuni inevitabili limiti, come il faticare enormemente ad allontanarsi da se stesso o, più precisamente, ad ampliarsi, assumendo un respiro differente. È come un copione già scritto: un Superhot non può che contenere elementi meta videoludici e arroccarsi nel suo stile, eccelso ma già digerito e apparentemente impossibile da superare. Un Superhot è sempre Superhot, insomma, e Mind Control Delete riesce a compiacere la formula del capostipite, ma non a dire qualcosa di suo. È un po' come quei comici che ripropongono una battuta già fatta: magari fa ancora ridere, ma non come la volta precedente.

PRO

  • Molte varianti della formula originale
  • Stilisticamente sempre affascinante
  • Superhot, nel bene

CONTRO

  • Più FPS del predecessore, con livelli meno studiati
  • Superhot, nel male