NVIDIA Project Shield 59

Abbiamo provato il dispositivo da gioco Nvidia, a cavallo tra mobile e PC gaming

SPECIALE di Umberto Moioli   —   30/03/2013

Una delle sorprese dello scorso CES di Las Vegas fu senza dubbio Nvidia Shield. Il dispositivo portatile basato su Android tenta di unire il gioco in movimento che negli ultimi anni ha catalizzato l'attenzione dei possessori di tablet e smartphone, con quello più hardcore e strutturato sperimentabile su PC.

NVIDIA Project Shield

L'idea ha senso innanzitutto perché la compagnia americana ha nel tempo diversificato il suo business, arrivando nel 2013 ad avere non solo una line up di schede video desktop e laptop, ma anche un catalogo di prodotti Tegra per device mobile che hanno riscosso consensi tra un crescente numero di produttori hardware. L'equazione che porta a Shield sembrerebbe presto fatta, quindi, ma è davvero così immediata? È così semplice passare dal ruolo di fornitore di componentistica a quello di protagonista in un mercato complesso e competitivo come quello del mercato gaming? Nel giro di dieci giorni lo abbiamo provato nel corso di due differenti eventi, al PAX East di Boston e alla GDC di San Francisco, quindi possiamo iniziare ad esprimere qualche prima opinione a riguardo.

Non solo Tegra

L'hardware nascosto sotto Nvidia Shield è il system on chip Tegra 4, che unisce un processore Cortex A15 quad core a 1.9 GHz con una scheda video GeForce a 72 core. Si tratta dell'ultimo ritrovato mobile della casa di Santa Clara che sarà destinato ai tablet di fascia alta e ai così detti "super phone" in uscita nei prossimi mesi. Il sistema operativo è invece Jelly Bean, ma non è detto che non si possa aggiornare a versioni più recenti qualora disponibili prima dell'uscita. In effetti navigando sullo schermo touch screen da cinque pollici montato sopra il pad non si percepisce la differenza rispetto ad altri sistemi simili, se non ovviamente l'orientamento dell'interfaccia che è bloccato in modalità panoramica. La prima metà dell'esperienza offerta da Shield è la fruizione dei giochi sviluppati per Android, quindi, con gli eventuali benefici grafici dell'ottimizzazione per Tegra e soprattutto con i controlli facilitati dagli analogici, dai tasti fisici e dalle due coppie di dorsali. Al momento, stando ai prototipi dimostrativi provati in fiera, la qualità del pad è discreta ma distante da quella dei pad di Xbox 360 e PlayStation 3. Soprattutto per i pulsanti, che non danno una particolare sensazione di solidità. L'ergonomia non sembra invece essere un problema nonostante le dimensioni generose, dovute anche all'inserimento nella scocca dei due altoparlanti che invece fanno un lavoro più che discreto. Per beneficiare davvero di una simile periferica, comunque, sarà necessario che i giochi stessi vengano ottimizzati: elementi come l'interfaccia e i menù andrebbero rivisti, ad esempio per rimuovere i controlli virtuali quando presenti a schermo, e i casi di basso frame rate sono ancora più evidenti con i controlli fluidi che le due leve analogiche garantiscono.

Insomma, anche posto che un oggetto particolare come Nvidia Shield faccia per voi, sarà necessario un certo supporto perché valga davvero la pena utilizzarlo. Chi non fosse interessato a questa metà dell'offerta, potrebbe esserlo dall'idea dello streaming video dal PC a Shield: sullo schermo 1280x720 della portatile può essere giocato (via wi-fi) qualsiasi titolo installato nella libreria Steam di casa, purché il PC monti almeno una GeForce GTX 650. Una possibilità non inedita ma interessante, che sarà comunque sempre prerogativa di un numero ristretto di utenti. Proprio questo sembra il destino di Nvidia Shield, che nonostante il concept potenzialmente curioso presenta tante possibilità quanti sono i compromessi a cui obbliga. Non potrà sostituire nessun altro dispositivo da gioco, diventando probabilmente un gadget divertente per una ristretta fetta di appassionati curiosi di tecnologia. Tra l'altro il prezzo, non essendoci la prospettiva di ritorno con le royalty dei giochi, sarà quasi certamente alto. Aspettiamo comunque di poterlo provare estensivamente per esprimerci definitivamente a riguardo.