Il caso Kojima

Cos'è successo tra Konami e Hideo Kojima? Davvero la rottura è insanabile?

SPECIALE di Simone Tagliaferri   —   10/05/2015
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Quando una storia d'amore finisce in modo traumatico c'è sempre qualcuno disposto ad affermare che la rottura è arrivata inattesa e risulta incredibile. L'osservatore esterno non si rende conto, o finge di non rendersi conto, che le dinamiche interne a una coppia, quelle che comprendono tutto il vissuto al di fuori dell'osservazione sociale, possono essere molto diverse da quella che è la superficie di una vita in comune pubblica.

Il caso Kojima

L'incredulità nasce per compensare l'impossibilità di comprendere, per gettare sugli altri la colpa dell'impressione sbagliata. È anche un'affermazione esplicita della difficoltà di andare oltre la superficie dei fenomeni, superficie che spesso ci facciamo bastare per necessità, dati che non si può approfondire tutto, o per convenienza, ossia nutriamo la speranza che l'oggetto osservato sia effettivamente come appare in superficie, per quanto l'esperienza e la presenza di alcuni segnali, che piaccia o meno ci sono sempre, ci avrebbero dovuto far capire l'errore in cui stavamo incorrendo. Il mondo dei videogiochi è ammantato da un'ipocrisia distruttiva. Da una parte abbiamo un'industria che teme di presentarsi come tale e cerca in tutti i modi di gettare tra le fauci del pubblico un lato umano antistorico, dall'altra abbiamo un pubblico che vuole continuare a credere che tutti gli operatori del settore siano come loro. Il caso Kojima è probabilmente il più grosso abbaglio collettivo preso dal settore, l'evidenza senza ritorni che esiste un baratro tra ciò che emerge all'esterno e ciò che effettivamente accade nelle segrete stanze; lì dove i videogiochi vengono realizzati. Già in passato ci sono state rotture celebri, basti pensare quella tra John Carmack e John Romero per fare un esempio, ma la fine del rapporto trentennale tra il padre della serie Metal Gear e Konami ha dei contorni diversi e più inquietanti, e in un certo senso è la fine di un modo di concepire i videogiochi, almeno nell'industria dei tripla A.

Hideo Kojima

Appassionato di cinema e videogiochi, Hideo Kojima inizia a lavorare per Konami nel 1986. Il suo primo titolo esce l'anno successivo su MSX. Si tratta di un action inquadrato dall'alto con elementi stealh: Metal Gear.

Il caso Kojima

All'epoca Kojima non sa di aver gettato le basi per la sua serie più lunga e fruttuosa, oggetto di amore e poi prigione per le sue ambizioni di artista. In effetti i suoi primi anni lo vedono tentare anche la via delle avventure grafiche/visual novel con il poco conosciuto Snatcher (1988), in cui riversa il suo amore per la narrazione di genere, e l'altrettanto riuscito Policenauts (1994), che sottolinea più del titolo precedente il suo amore per il cinema. Nel mentre realizza anche Metal Gear 2: Solid Snake per MSX2, che lo consacra come autore di titoli stealth e in cui introduce moltissime novità che saranno usate anche nei successivi capitoli della saga. Metal Gear Solid esce nel 1997 per PlayStation, o PSOne com'è conosciuta oggi, ed è un successo mondiale. Primo gioco 3D di Kojima, viene esaltato da pubblico e critica per le sue qualità cinematografiche, garantite da una grafica eccezionale e da alcune scelte stilistiche d'avanguardia, che si legavano a un gameplay raffinatissimo. Kojima ottiene di fatto lo status di autore e le eccezionali vendite del gioco gli danno una libertà completa sui suoi progetti successivi.

Il caso Kojima

Inizia a lavorare contemporaneamente a Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty, che uscirà su PlayStation 2 quattro anni dopo il primo capitolo, e a Zone of the Enders, titolo con mech che avrà un successo decisamente inferiore alla sua serie principale e che da anni non vede più uscire un nuovo capitolo. Non sappiamo se all'epoca Kojima se ne fosse reso conto, ma di fatto si era costruito la sua gabbia dorata. Le sue ambizioni di narratore cozzavano con la necessità di portare avanti una saga che iniziava a stargli davvero stretta nel suo dover ripetere certe formule per accontentare il pubblico. Il 1° aprile 2005 nasce Kojima Production, che si prende completamente in carico la proprietà intellettuale, pur rimanendo uno studio di Konami. Con gli anni la saga Metal Gear si è arricchita di un terzo (Snake Eater per PlayStation 2) e di un quarto (Guns of the Patriots per PlayStation 3) capitolo, oltre che di spin-off su console portatili e di raccolte dei precedenti episodi. La storia di Kojima meriterebbe un approfondimento a parte perché è un ottimo esempio di come l'industria sia mutata nel corso degli anni. Tirando le somme possiamo affermare l'unica costante della sua opera che ci interessa sottolineare in questo frangente è il successo. Non esiste un singolo prodotto uscito da Kojima Productions (in Boktai: The Sun is in Your Hand, Kojima ha lavorato come producer, ma il gioco non è suo) che possa essere considerato un fallimento. Per questo la rottura con Konami consumata definitivamente nelle ultime settimane è apparsa davvero incredibile ai più: davvero il publisher giapponese vuole rinunciare al suo bambino prodigio?

Uno speciale dedicato alla rottura tra Kojima e Konami e alle sue molte sfaccettature

Tempi di crisi

Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots è stato pubblicato il 12 giugno dei 2008. Metal Gear Solid V: The Phantom Pain uscirà il 1° settembre 2015. Quanto tempo è passato? Con l'arrivo delle console di ultima generazione tutti i fan stavano aspettando con trepidazione l'annuncio di un nuovo capitolo della saga, annuncio che è arrivato nel 2012. Se ricordate ci fu una certa confusione perché dal nulla spuntò fuori anche un altro Metal Gear Solid: Ground Zeroes. Inizialmente non si era capito quali fossero i rapporti tra i due titoli, ma presto fu chiara la natura interlocutoria di quella che si è rivelata essere solo una lunga demo. Non è troppo difficile capire che qualcuno l'ha voluta per iniziare a recuperare i costi di produzione del gioco principale, evidentemente elevatissimi dati gli anni passati dal capitolo precedente.

Il caso Kojima

Se vogliamo questo è il primo indizio dei potenziali motivi della rottura tra Kojima e Konami. I costi di produzione di un videogioco tripla A sono ormai elevatissimi, con il mercato che nel frattempo si è dotato di modelli economici differenti, sia a livello di vendita, sia a livello produttivo, per affrontare i rischi che il nuovo quadro comporta. I produttori giapponesi sono quelli che hanno patito maggiormente i cambiamenti del mercato e sono diverse le realtà affondate dall'incapacità di adattarsi ai tempi che corrono. Basti pensare a SEGA, gigante ormai eclissato rispetto al suo glorioso passato; a una Capcom sempre più concentrata sul mercato orientale degli MMO free-to-play; o a Nintendo stessa, che ha dovuto compiere diversi passi contro la sua natura per provare a non perdere ulteriori fette di mercato. In un simile quadro di crisi generalizzata, non sarete stupiti di apprendere che anche Konami non se la passa affatto bene e che da diversi anni ha i conti regolarmente in rosso. Da qui è partita la ristrutturazione della società, con l'ipotesi di nuovi business e la necessità di razionalizzare la produzione. La situazione è allarmante, il mercato chiama in altre direzioni e il videogioco tradizionale va ridimensionandosi; credete che per un publisher sia tollerabile tenere vivo uno studio costosissimo che produce un gioco ogni sette anni?

Damnatio Memoriae

Gli eventi degli ultimi giorni sono abbastanza noti, per quanto decisamente nebulosi: Il 19 marzo 2015 iniziano a circolare voci di corridoio sulla possibile rottura tra Kojima e Konami, voci suffragate dalla cancellazione del richiamo al nome dell'autore sul materiale pubblicitario di The Phantom Pain. Le voci prendono velocemente forza e si inizia a parlare di una collaborazione esterna di Kojima per la conclusione dello sviluppo del gioco, con la rottura definitiva che si consumerà a fine dicembre.

Il caso Kojima

Se vogliamo anche la drastica riduzione dell'attività di Kojima sui social network è una prova che suffraga la plausibilità degli eventi, dato che fino al giorno prima aveva pubblicato immagini di Metal Gear Solid V su Twitter per descriverne alcune peculiarità e nel corso degli ultimi anni i suoi interventi non erano mai mancati. Il 20 marzo arriva il comunicato di Kojima sul suo sito che rassicura i fan sui progressi dello sviluppo del gioco. Più interessante il fatto che non vengano negati i problemi con Konami. Il publisher di suo ha fatto capire che subito dopo The Phantom Pain inizierà lo sviluppo di un nuovo Metal Gear, probabilmente per mandare il messaggio che la serie proseguirà anche senza Kojima. Insomma, già dai primi giorni della rottura è apparso in tutta evidenza che Konami vuole riprendersi la sua IP, non sappiamo per farci cosa, ma sospettiamo per renderla più presente sul mercato, sviluppando nuovi capitoli con maggiore frequenza. Da allora sono arrivate diverse conferme sulla criticità della situazione, come il tweet della cantante Donna Burke, che ha parlato di un Kojima licenziato, o l'appello dei doppiatori del gioco, che hanno chiesto ai fan di non disdire le prenotazioni nonostante l'allontanamento di Kojima, per non compromettere il duro lavoro di un team che è sul progetto ormai da anni. A pagare è stato anche l'altro titolo annunciato di Kojima, sviluppato in collaborazione con Guillermo del Toro, ossia Silent Hills. Nelle intenzioni dei due artisti doveva rappresentare il rilancio della serie. La demo teaser pubblicata sul PlayStation Network, P.T., aveva convinto davvero tutti facendo crescere l'attesa in modo spasmodico tra i videogiocatori. Dopo il diffondersi dei rumor sulla cancellazione, Konami inizialmente aveva fatto intendere che il gioco sarebbe andato avanti con o senza Kojima, per poi ammettere, dopo che Del Toro ha parlato di cancellazione su Twitter, che la serie avrà sì un nuovo capitolo, ma che non sarà Silent Hills. O almeno non sarà il Silent Hills che doveva essere e di cui effettivamente non si sa nulla.

Il caso Kojima

Nel frattempo il logo di Kojima Productions è iniziato a sparire da tutto il materiale promozionale di The Phantom Pain e da quello dei vecchi capitoli della saga ancora acquistabili, mentre la demo P.T. è stata cancellata dal PSN, senza la possibilità di riscaricarla nemmeno per chi l'avesse associata al profilo (degli utenti stanno vendendo delle PlayStation 4 usate con P.T. installato a dei prezzi folli). Alcuni nuovi rumor riportati dal canale YouTube Super Bunnyhop hanno provato a chiarire la situazione, parlando di rapporti deteriorati tra il CEO di Konami, Kagemaza Kozuki, e Kojima. L'oggetto del contendere sarebbe la ristrutturazione dell'azienda verso il mondo mobile, dove ci sono progetti meno costosi da produrre ma dalle prospettive di profitto più elevate, e verso altri business, come quello dei centri benessere e delle palestre, che in Giappone stanno andando davvero forte. Niente è confermato, ma è inevitabile che se ne parli. Va anche detto che lo scenario è verosimile, vista la situazione del mercato. Konami si è anche ritirata volontariamente dalla borsa di New York, segno che qualcosa di grosso bolle sicuramente in pentola e non riguarda solo Kojima. Probabilmente i termini non sono precisi, ma l'idea che Konami possa voler tentare altre strade svincolandosi dalla zavorra diventata insostenibile negli ultimi anni non ci stupirebbe affatto. Sicuramente torneremo a parlare anche in futuro del caso Kojima, perché com'è evidente è tutt'altro che concluso e perché siamo curiosi di capire che strada intraprenderà dal 2016 in poi il prestigioso game designer. Siamo anche curiosi di capire le mosse di Konami, di cui Kojima è stato vicepresidente per un breve periodo. Anche perché se puoi permettersi di rinunciare a quella che fino a poche settimane fa era vista come la sua punta di diamante avrà sicuramente qualcosa di grosso in programma.