Dieci giochi per PS2 che vorremmo emulati su PS4

Attenzione: questo articolo contiene dosi massicce di nostalgia

SPECIALE di Lorenzo Fantoni   —   22/11/2015
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Dopo il solito balletto di voci di corridoio, smentite, conferme e screenshot, pare proprio che la retrocompatibilità stia per sbarcare anche su PlayStation 4. Che sia un'emulazione o una retrocompatibilità vera e proprio poco ci interessa, quello che veramente ci sta a cuore è chiacchierare un po' riguardo ai titoli della gloriosa PlayStation 2 che rigiocheremmo volentieri. Fare le classifiche di solito è il classico dibattito a base di "ma io veramente avrei inserito questo", considerando il catalogo di questo pezzo di storia dei videogiochi è un po' come scegliere dieci libri da prendere in prestito nella Biblioteca d'Alessandria. Ecco dunque come ci muoveremmo se fossimo al posto di Sony e cosa vorremmo rigiocare in Full HD e col supporto dei trofei.

Dieci giochi per PS2 che vorremmo su PlayStation 4. Attenzione: è un puro momento di nostalgia canaglia!

Tony Hawk's Pro Skater 4

È abbastanza evidente che il quinto capitolo delle avventure di Tony Hawk non sia stato propriamente il ritorno alla grande che i fan aspettavano, ma il triste ritorno di una boyband i cui membri o sono morti, o sono in riabilitazione o sono ingrassati come tordi. Proprio l'inadeguatezza del gioco ha reso ancora più evidente quanto sarebbe bello riprendere in mano Tony Hawk's Pro Skater 4 , che per molti rappresenta non solo il punto più alto della serie, ma un vero e proprio manuale su come si fanno i giochi di skate. Per renderlo un classico bastava anche solo la modalità gioco libero, che permetteva di esplorare ogni mappa in lungo e in largo. Certo, al giorno d'oggi la grafica risulta un po' datata, parliamo pur sempre di un titolo sviluppato un bel po' di anni fa, basterebbe rifargli un po' il trucco per farlo adorare anche dalle nuove generazioni.

Canis Canem Edit (Bully)

Quando uscì diventò subito lo spauracchio di ogni, psicologo, giornalista superficiale e associazione genitoriale del globo. Un gioco in cui ragazzini minorenni si picchiano, sviluppato da quelli del gioco che invita a picchiare le prostitute? Assolutamente no! Alla fine Bully si rivelò non solo un titolo contro il bullismo e non a favore, ma anche una delle ambientazioni più interessanti e anticonvenzionali mai viste, che per certi versi racconta un periodo della vita decisamente complesso per la maggior parte delle persone, figuriamoci per i videogiocatori (All'epoca essere un gamer ti poteva fruttare un pestaggio, non soldi da YouTube). Un titolo stranamente "buonista" per Rockstar, che rimane comunque pieno zeppo del tipico umorismo di Dan e Sam Houser. Ma perché non han fatto il seguito sugli anni del college?

Okami

Probabilmente uno dei giochi più belli e meno giocati di sempre. Okami è un piccolo capolavoro di game design che mescola leggende, miti, folklore e pittura giapponese per raccontarci la storia di Amaterasu, una delle più importanti divinità giapponesi, che deve far rifiorire il Giappone e sconfiggere i demoni usando un Pennello Celestiale che può sia creare oggetti sia tagliare a metà i nemici. Il titolo è fondamentalmente un omaggio a Zelda a cura di Hideki Kamiya e anche se esiste già una conversione per PlayStation 3, non ci dispiacerebbe giocarlo di nuovo, soprattutto per mostrarlo a tutti quelli che all'epoca lo hanno ignorato.

Prince of Persia: The Sands of Time

La saga di Prince of Persia si è sempre basata sulle doti atletiche del personaggio e quando ancora Uncharted e Assassin's Creed non era neppure nella mente dei loro sviluppatori, ci pensava un principe guerriero a farci vedere cos'è era il parkour. Un gran titolo che riprendeva le ambientazioni di un classico dei classici e ne espandeva le possibilità moltiplicando rischi e divertimento. Il potere di riavvolgere il tempo forse era una concessione un po' casual, ma era anche molto divertente da utilizzare e dava realmente la sensazione di qualcosa di "magico". Inoltre, la grande mobilità del protagonista si integrava perfettamente col sistema di combattimento e questo lo ha reso uno dei migliori titoli action del suo periodo.

Silent Hill 2

A dir la verità, l'idea di rivivere l'angoscia e l'ansia che alcune sezioni di questo gioco erano in grado di trasmettere non ci rende proprio felicissimi, ma la gente deve sapere. Molti dei giocatori che oggi si spaventano con titoli come Amnesia o Slenderman non sanno cosa vuol dire camminare nella nebbia di Silent Hill armati solo di una radio e della possibilità di scappare, mentre qualcosa si muove vicino a te e non hai idea di cosa sia. Non sanno cosa vuol dire perlustrare una stanza piena di manichini in cui a uno di questi esplode la testa senza motivo. Ma soprattutto non conoscono il caro vecchio Testa a Piramide e la sua inquietante presenza. Uno dei survival horror meglio costruiti di sempre, che nel finale rivela tutta la potenza del suo messaggio e lascia il giocatore a bocca aperta.

Black

C'è stato un periodo in cui Criterion non faceva solo giochi di guida, ma anche uno degli FPS più divertenti mai visti su console. All'epoca gli sparatutto in soggettiva erano praticamente un'esclusiva per PC e Black fu uno dei pochi giochi che fecero dubitare anche i più ortodossi sostenitori di mouse e tastiera. Le sue caratteristiche più importanti erano una riproduzione delle armi veramente eccellente e un motore fisico spettacolare (per l'epoca). Uno dei pochi giochi in cui potevi distruggere praticamente tutto, un vero atto d'amore per il cinema action e le sparatorie che tutto sommato non ebbe il successo che avrebbe meritato e che oggi rigiocheremmo subito!

Shadow of the Colossus

Uno di quei giochi che andrebbero insegnati nelle università di tutto il mondo e uno dei punti più alti nella storia del game design. La storia è quella di un uomo che deve eliminare sedici enormi colossi senza aver alcuna idea di come farlo e che può contare su messi estremamente scarsi. Uccisione dopo uccisione, un fastidioso pensiero si insinua nella mente del giocatore: perché lo sto facendo? Perché uccido tutte queste enormi creature che non mi hanno fatto niente? Un gioco agrodolce che lentamente svela tutta la complessità della sua narrazione, in cui male e bene spesso si confondono e che ci racconta di come le cose possano diventare molto confuse quando decidiamo di mettere da parte i giudizi morali pur di raggiungere il nostro scopo.

TimeSplitters

Creato dalle menti dietro 007 GoldenEye e Perfect Dark, Timesplitter era uno sparatutto concettualmente geniale. Invece della solita guerra mondiale da vincere in solitaria o di un conflitto alieno, il giocatore doveva viaggiare nel tempo per recuperare degli oggetti e sconfiggere delle temibili creature mutanti. I diciotto livelli del gioco coprono un periodo che va dal 1935 al 2035 e garantiscono una varietà di design e situazioni che alcuni giochi moderni possono solo sognare. Il gioco ebbe due seguiti ma, incredibilmente, nessuno ha pensato che sarebbe un'ottima idea recuperare il concetto di "sparatutto a spasso nel tempo", motivo in più per recuperare questo grande classico e giocarlo sulla PlayStation 4.

Tutto ciò che Naugty Dog ha fatto sulle prime due PlayStation

Rompiamo per un momento le regole dell'articolo per affermare una verità (speriamo) ampiamente condivisa: la retrocompatibilità di PlayStation 4 sarà un'ottima occasione per recuperare i primi capitoli di Jak & Daxter, ma soprattutto per tornare a giocare a Crash Bandicoot, che rappresenta tutt'ora un ottimo platform e il miglior tentativo di mascotte mai messo in atto da Sony. Entrambi i giochi possono contare su un ottimo game design, su un grandissimo seguito e su una realizzazione artistica colorata e totalmente in grado di fornire al gioco una propria identità. Col tempo Naughty Dog ha fatto lo stesso percorso dei suoi fan, è cresciuta e si è lanciata in progetti più adulti, ma ogni tanto sarebbe bello poter tornare a collezionare maschere tribali o fare quattro passi nel villaggio di Sandover.

Psychonauts

Prendete il talento visionario di Tim Schafer, il suo particolare senso dell'umorismo, la sua abilità nello scrivere dialoghi e nel tratteggiare i personaggi e ambientato il tutto nella mente di un campo estivo per persone con poteri speciali. Ogni livello di Psychonauts offre un'esperienza incredibile e si muove secondo regole tutte sue che lo rendono unico e inimitabile, un esempio di cosa si può ottenere quando un team di sviluppo talentuoso ha il completo controllo sul processo creativo e può liberarsi dai legacci del marketing. Nonostante i bug e alcune sezioni meno riuscite di altre, Psychonauts rimane uno dei quei giochi che vanno provati prima di morire e il suo eventuale arrivo su PlayStation 4 sarebbe un'ottima occasione per rivalutarlo. D'altronde ci sarà un motivo se è presente in ogni classifica dei giochi più sottovalutati di sempre, non credete?