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I migliori brani musicali dei videogiochi

A volte una canzone e un gioco possono creare un legame speciale

SPECIALE di Dario Rossi   —   03/07/2016

L'utilizzo delle canzoni su licenza nei media visivi è sempre stata una sottile arte, si pensi a quanti brani sono riusciti a legarsi a specifici brand, creando un rapporto di simbiosi proficua per entrambe le parti. Non è semplice trovare la traccia sonora ideale per accompagnare le immagini, specie quando devi attingere da un patrimonio già esistente e magari creato con propositi diversi dai tuoi. A volte certe scelte risultano ispirate, altre meno, ma bisogna ammettere che quasi sempre questi sodalizi riescono a creare autentici tormentoni e rapporti molto intimi con gli utenti, a volte anche più di quanto farebbero separatamente. Neanche i videogiochi sfuggono a questa regola e, che sia un trailer d'effetto, una introduzione o la colonna sonora vera e propria, spesso riescono a segnare la memoria collettiva proprio grazie al sapiente utilizzo delle note e le voci giuste. Risulta chiaro che in una simile miniera d'oro siano in molti gli artisti a spintonarsi per prendere un bel posto al sole, in quest'articolo prendiamo in rassegna qualche fortunato che ha legato la propria gloria anche a un codice digitale.

Canzoni e videogiochi sono in grado di creare alchimie indimenticabili: scopriamo quali

Whoo hoo!

La potenza dell'intro in un videogioco è fuori discussione, specie negli anni novanta, dove la pratica rappresentava quasi un qualcosa di sacro: i giochi dovevano colpire duro già dal primo segno di interazione, con presentazioni roboanti e musiche memorabili. Una delle case che ha sempre preso in forte considerazione questo aspetto, con un occhio molto attento alle mode del momento, è stata Electronic Arts, che con Fifa: Road to the World Cup 98 scelse come brano introduttivo Song 2 dei Blur. Il gruppo inglese rappresentava alla perfezione, tra l'altro con uno dei loro pezzi più aggressivi ed energici, lo spirito del gioco e l'esaltazione della vittoria. Il ritornello era un capolavoro, nessuno ha mai più dimenticato l'urletto di Damon Abarn, e ancora oggi molti lo associano ai giocatori poligonali che caratterizzavano l'introduzione del gioco. Non possiamo certo considerare il sodalizio come un lampo di genio incredibile di EA Sports, Song 2 era già un brano famoso ed eccellente. Si potrebbe parlare di vittoria facile, ma l'abilità è anche quella di saper puntare sui brani giusti e ottenere il massimo risultato.

Sempre rimanendo nell'ambito degli anni novanta, è impossibile non citare la serie di Wipeout, che con il primo capitolo, ma soprattutto Wipeout XL, riuscì a stabilire nuove coordinate nella concezione delle colonne sonore su licenza. La soundtrack era letteralmente esplosiva e fece la fortuna di svariati gruppi inglesi, come Orbital e Fluke, quest'ultima una band nata negli anni ottanta, ma che trovò la notorietà grazie alla formula di elettronica e big beat sperimentata con Atombomb, utilizzata senza ritegno proprio nel gioiello Psygnosis. Cosa dire poi dei Prodigy, la celebre band dell'Essex che aveva già consegnato la rave alle masse, ma che con Firestarter riuscì a segnare un capitolo sostanzialmente storico, un vero e proprio manifesto dell'epoca ed emblema appropriato del racing Sony. Non si vive di sola elettronica, ma anche di genuino punk rock con Gli Offspring, gruppo californiano che con All i Want diede un carattere tutto particolare a Crazy Taxi di SEGA, scatenato racing uscito nelle sale giochi nel lontano 1999. La band contribuì all'intera colonna sonora insieme ad altri gruppi, come i Bad Religion.

Riesci a succhiare una Fruit Joy senza masticarla?

Anche gli anni ottanta rappresentano una fonte inesauribile per i videogiochi, specie quelli più nostalgici e probabilmente realizzati da designer stagionati. Come Hideo Kojima, che con la sua celebre serie Metal Gear, anche per naturale logica dell'ambientazione, ha sempre amato inserire riferimenti piuttosto retrò. Con Metal Gear Solid V: The Phantom Pain ha probabilmente raggiunto l'apice di questa filosofia, inserendo musicassette (ovviamente!) con selezioni di brani pop rigorosamente di oltre due decadi fa: A-ha, Billy Idol, The Cure, Dead or Alive, Europe e Spandau Ballet caratterizzano le audiocassette che è possibile trovare sparse nel gioco.

Lo stesso brano che apre l'opera, The Man Who Sold the World, è una cover dell'omonima canzone del compianto David Bowie, eseguita da Midge Ure degli Ultravox, a loro volta un altra band cult di quegli anni. E l'impatto del pezzo nei minuti iniziali del gioco, con quelle visuale nostalgica sul mitico nastro magnetico, è semplicemente indescrivibile. Anche Burnout Paradise ha voluto dare il suo tributo alla golden age della musica pop ottanta, magnificando il suo stesso titolo sfruttando Paradise City dei Guns N' Roses. Alzi la mano chi non si è esaltato sfrecciando per le strade del racing Criterion sulle note di Axl Rose e soci! Cosa dire poi dei Grand Theft Auto di Rockstar? Questo speciale non sarebbe assolutamente sufficiente per parlare delle varie chicche che caratterizzano capitoli di ruolo e spin-off, ma possiamo almeno menzionare Vice City con la sua splendida colonna sonora anni ottanta, tra cui spiccava una intramontabile Billie Jean di Michael Jackson. Sempre rimanendo in casa Rockstar, ci sentiamo di fare una citazione davvero doverosa a Red Dead Redemption, uno dei rari casi dove l'utilizzo della musica su licenza riusciva realmente a enfatizzare una particolare situazione del gioco: quel viaggio verso il Messico sulle note di Far Away di Jose Gonzales ha un impatto difficile da descrivere; il senso di meraviglia e scoperta suggerito da quelle note rimane ancora oggi impagabile.

Ieri e oggi

C'è invece chi preferisce affidare all'intramontabile fascino del vintage l'accompagnamento sonoro di un gioco, come ha fatto Bethesda con Fallout 3, creando una sorta di vero marchio di fabbrica, imitato da molti. In contrapposizione alla minacciosa ambientazione post apocalittica, il gioco proponeva canzoni anni quaranta utilizzate con il pretesto delle radio, che continuavano a trasmettere. Attraversando rovine e i punti più bassi del degrado umano, ascoltare brani come I Don't Want To Set The World On Fire dei The Ink Sports, o Crazy He Call Me di Billie Holiday, creava un'atmosfera surreale e grottesca.

Un'idea assolutamente geniale e che ha contribuito al fascino intramontabile del franchise. Sempre sulla linea dei ricordi si muovono le cover di vecchi brani con un'interpretazione diversa, il più delle volte si parla di un vero e proprio stravolgimento, come capitato per Mad World dei Tears for Fears, rifatta da Gary Jules e utilizzata per il famoso trailer di Gears of War. Anche in questo caso, il contrasto tra la melodia malinconica e le immagini era curioso e decisamente peculiare. Infine, esistono anche contributi decisamente più attuali, come ha fatto Ubisoft con il suo Far Cry 3, utilizzando un brano dubstep di Skrillex & Damian: Make it Bun Dem, in un particolare e indovinato momento del gioco che tutti ricorderanno. Skrillex si chiama in realtà Sonny John Moore, un giovane produttore di musica elettronica statunitense sempre molto attivo nell'ambito videoludico, ha infatti composto un brano per Syndicate dal titolo omonimo, ma questa è un'altra storia.