La sala giochi del futuro  10

Bandai Namco intende rivitalizzare la scena delle arcade sfruttando il fascino della realtà virtuale

SPECIALE di Umberto Moioli   —   14/09/2016

Quando il cinema venne inventato, in moltissimi accolsero l'avvento di quella nuova tecnologia come qualcosa sì di rivoluzionario, ma limitato. Si pagava l'ingresso e si sperimentava l'esperienza cinematografica, il mezzo era al centro e non il contenuto. La realtà virtuale, pur con tutte le differenze del caso, rischia una (ri)partenza simile: l'interesse per molti è principalmente rivolto ai caschetti, all'idea di poter provare qualcosa di inedito e immersivo. In questo senso una sala giochi (o un luna park) è il luogo ideale per offrire questo tipo di primo contatto con Oculus, Vive, PlayStation VR e compagnia. Bandai Namco sembra convinta di questa idea e a Tokyo, all'interno di un centro commerciale situato sull'isola artificiale di Odaiba, ha da poco inaugurato una VR Zone: a tutti gli effetti una sala giochi con diverse postazioni, ciascuna con installato un differente prodotto da sperimentare rigorosamente attraverso l'utilizzo di HTC VIVE e le periferiche realizzate ad hoc. Non sappiamo se e quali di questi prodotti raggiungeranno gli scaffali virtuali di console e PC, per alcuni è più probabile che per altri, però abbiamo colto l'occasione per vedere cosa è in sviluppo per questa applicazione spesso poco trattata della realtà virtuale.

Bandai Namco mostra come intende sfruttare la realtà virtuale per creare un nuovo tipo di sala giochi

Hospital Escape Omega

Un ospedale degli orrori pieno di psicopatici che si fanno a pezzi tra di loro. Non una novità nel panorama della narrativa di genere horror, anche restringendo il campo al solo panorama videoludico. Eppure ci siamo divertiti a giocare Hospital Escape Omega.

Gli utenti, fino a quattro in modalità cooperativa, si spostano su binari, scelgono lungo quali bivi muoversi e devono evitare alcuni pericoli sfruttando la possibilità di scegliere quando avanzare e di poter anche indietreggiare di alcuni metri. Una formula semplicissima che fa saltare sulla sedia in più di un'occasione e utilizza la presenza di più giocatori, tutti microfonati, sia per dar modo di alleviare la tensione sia per mettere in scena alcuni puzzle cooperativi. In quello che concludeva la demo ci trovavamo impossibilitati a muoverci dentro una stanza piena di altri poveretti in attesa di essere massacrati da due maniaci dotati di ascia. Il nostro vantaggio era quello di poter osservare una mappa del labirinto dal quale l'altro utente con cui stavamo condividendo la partita doveva fuggire, guidandolo dalla distanza verso di noi così da poterci salvare. Molto difficile che un prodotto simile possa essere venduto al di fuori di un contesto simile, ma è perfetto per una o due sessioni con gli amici quando magari al cinema non c'è nessun film dell'orrore di proprio gradimento.

Train Master

Chi ha messo piede almeno una volta a Tokyo avrà notato immediatamente come il sistema di trasporti pubblici su rotaia sia una presenza pervasiva attraverso tutti i quartieri della metropoli asiatica, tra fermate della metro e binari sopraelevati che fanno lo slalom tra i palazzi.

Non sono insomma solo pratici, ma danno anche modo di guardarsi attorno e sono uno dei metodi più efficaci per farsi un'idea rapida di cosa si nasconda in ciascun quartiere. Di giochi dedicati al tema se ne sono visti moltissimi negli anni, in particolare memorabile è la saga Densha de Go, e Bandai Namco riprende senza troppe velleità innovative quel filone con Train Meister: inforcato il Vive ci si ritrova nella cabina di guida di un treno della JR Yamanote, ben riprodotto nella strumentazione e, tutto sommato, anche nei distintivi panorami di Tokyo. Utilizzando la periferica realizzata ad hoc con tanto di manette e pedale, la dotazione di un qualsiasi conducente, il compito è quello di portare il mezzo da una stazione all'altra in orario, fermandolo esattamente in prossimità della banchina. L'elemento di sfida, potenziato dalla presenza di una valutazione finale e di speciali classifiche, è come sempre in questi casi solo una porzione del divertimento. Come tutte le simulazioni, Train Meister intende innanzitutto immergere l'utente e l'utilizzo della realtà virtuale aiuta molto lo scopo.

Ski Rodeo

Altro classico da sala giochi rivisto in chiave virtuale. Ski Rodeo monta la già nota periferica che riproduce un paio di sci, dando modo sia di spostarne la coda che di inclinarli, così da avere il massimo controllo. Vive in questo caso dà un importante tocco in più all'esperienza, portandoci letteralmente tra le innevate discese di un resort sciistico. Il guadagno in termini di immersività è fondamentale grazie a un senso di velocità nettamente superiore, alla facoltà di guardarsi attorno e ai progressi grafici rispetto ai tempi del vecchio Alpine Racer di Namco. Resta invece invariata l'impostazione inequivocabilmente votata all'immediatezza e non alla simulazione, una direzione ben chiara fin dai primi istanti. Come per molti degli altri titoli presentati non sappiamo quante e quali opzioni saranno disponibili nella versione finale, però è interessante ancora una volta notare come i visori per la realtà virtuale permettano (con poco sforzo di immaginazione) di riprendere vecchie idee e riproporle aggiornate.

Fear of the Heights: The Show

Chiudiamo con il prodotto più atipico ma in qualche modo più interessante dell'intera line up. Fear of the Heights: The Show chiede di fare una cosa semplicissima: prendere un ascensore, arrivare a un piano alto, quindi avventurarsi lungo una passerella che per qualche ragione sporge verso l'esterno, sospesa nel vuoto, e recuperare un gattino posto alla fine della stessa. Non ha senso, non è nemmeno molto interessante, però ha un piccolo segreto. La passerella è basculante e, non sapendolo, quando ci si mette un piede sopra ci si sbilancia per pochi istanti verso l'esterno, in direzione del vuoto virtuale posto sotto di noi. L'effetto, anche per chi non soffre di vertigini, lascia per un momento interdetti. Pochi secondi prima di riprendersi e andare ad acchiappare il maledetto felino. Nella sua semplicità questo escamotage dimostra come ci si possa inventare qualcosa di diverso, sempre restando nel campo delle esperienze fatte per essere consumate in brevi e sporadiche sessioni, anche in questa neonata applicazione arcade della realtà virtuale. Dovesse rappresentare un successo potremmo assistere ad una piccola rinascita delle sale giochi.