Hand of the Gods fa il suo debutto al Dreamhack  9

Hi-Rez lancia la sfida a Hearthstone puntando su un ibrido del tutto particolare

PROVATO di Tommaso Valentini   —   11/08/2017

Hearthstone ha fatto scuola divenendo uno dei giochi di carte più popolare al mondo, ed è normale quindi veder proliferare nel mercato una gran quantità di titoli similari. Un po' tutti stanno tentando di seguire la scia tracciata da Blizzard e sia Bethesda che CD Project hanno provato a sfondare rispettivamente con The Elder Scrolls Legends e con il Gwent, seppur riuscendo a conquistare solo una ristretta nicchia di appassionati. Hi-Rez vuole provare ad ampliare il suo portfolio di titoli proponendo invece come al solito una visione piuttosto originale del genere, prendendo le meccaniche base dei giochi di carte ma aggiungendoci una buone dose di strategia e pianificazione sul campo, ispirandosi a titoli a là X-Com. Duelyst ha già mostrato che in qualche modo questa miscela funziona ma il punto di forza di Hand of the Gods potrebbe essere un altro: la presenza degli dei, presi in prestito questa volta dall'universo di Smite, a fare da eroi principali. Durante il Dreamhack di Valencia, invitati proprio da Hi- Rez, abbiamo avuto modo di provare con tutta calma il gioco e farci una prima idea sulla produzione.

Tanta strada ancora da fare

Diciamolo pure senza stringere i denti: Hand of the Gods (conosciuto fino a qualche mese fa con il nome di Smite Tactics) non è un titolo che si presenta visivamente proprio benissimo. L'interfaccia è piuttosto spartana e i modelli poveri, ma anche gli effetti grafici e gli stessi artwork ci sono sembrati francamente obsoleti. Un problema di minor conto se consideriamo lo stato attuale dei lavori e molto probabilmente prima del lancio vedremo un completo restyle di tutti questi elementi, tuttavia dal palco del Dreamhack ci saremmo aspettati di vedere qualcosina in più sin da subito. Hand of the Gods sfrutta un motore 3D per costruire le arene, personaggi e animazioni ma la struttura di gioco è comunque quella di uno strategico a visuale isometrica e la necessità, eventuale, di ruotare o avvicinare la telecamera è davvero nulla. Due dei si affrontano così sul campo di battaglia ma piuttosto che doversi sconfiggere come accadeva in una delle build precedenti, ora questi esseri sovrumani avranno l'arduo compito di difendere strenuamente alcuni piloni dagli assalti nemici. A rendere le cose interessanti ci si mettono ovviamente innumerevoli variabili di gioco che arrivano sotto forma di alleati e magie da evocare direttamente sul campo. Esistono quindi diversi mazzi su cui poter fare affidamento, con la completa libertà di personalizzazione, così come ritorna il fattore fortuna nell'aprire i pacchetti dato che, anche qui, le carte all'interno delle buste saranno di rarità differente e scoperte in maniera del tutto casuale. Hand of the Gods segue la filosofia di monetizzazione adottata da tutti i rivali sul mercato, affidando il suo sostentamento alla smania dei giocatori di avere il deck perfetto. Ci saranno da collezionare anche i dorsi tematici per i mazzi e altri oggetti estetici ma il grosso del sistema dovreste già conoscerlo alla perfezione se avete provato anche solo uno dei titoli citati poc'anzi. Il tabellone, o meglio l'arena in questo caso, si presenta perfettamente simmetrica dando gli stessi vantaggi e svantaggi ai due contendenti sul campo. Come dicevamo, la modalità provata non permetteva gli uso degli eroi e richiedeva di proteggere un unico cristallo, ma abbiamo visto mappe con più cristalli e altre modalità di gioco che probabilmente andranno poi a rimpinzare un pacchetto di contenuti che potrebbe essere ben superiore alle aspettative. Lo scopo del gioco, comunque, è quello di prendere controllo del campo di battaglia ed evocare più creature possibili fino a distruggere il cristallo avversario attaccandolo direttamente. Non è un compito particolarmente difficile ma le strategie da adottare una volta in partita si moltiplicano esponenzialmente ad ogni singola mossa di uno dei due giocatori. Ogni creatura evocata ha punti di attacco e di difesa e occupa fisicamente una casella, cosa che richiede una strategia di aggiramento per raggiungere il punto di difesa avversario o una tattica di sfondamento per eliminare ogni singolo ostacolo. Dicevamo quindi statistiche differenziate per ogni creatura, così come il loro costo in cristalli di mana, con effetti ed abilità che si attivano una volta entrati in campo oppure alla morte. Tutte meccaniche piuttosto standard per i giochi di carte, laddove presenzia persino un potere eroe da attivare spendendo risorse e che varia da divinità a divinità con Odino, ad esempio, che può evocare una creatura con carica ogni turno o altri dei che curano e sparano saette in giro per la mappa.

Incantesimi da topdeck

Così come la fase di combattimento svolge un ruolo estremamente importante, anche le magie possono cambiare volto agli scontri sfruttando dardi incantati o buff per le proprie creature, e non mancano nemmeno parole chiave piuttosto familiari come la meccanica del Discover. La nostra paura più grande, palesata dopo aver fatto almeno cinque partite con avversari umani differenti, è che Hand of the Gods sarà un titolo estremamente difficile da bilanciare dove controllare il campo contro i mazzi aggressivi risulterà estremamente difficile. Ovviamente sono impressioni avute senza il quadro completo delle carte e delle loro potenzialità ma per ora picchiare la base avversaria senza ritegno ci è sembrata una strategia piuttosto convincente. Il problema principale arriva da due fattori, la debolezza da evocazione e il danno di ritorno. Sostanzialmente ogni creatura evocata non può agire in alcun modo per il primo turno a meno che non venga attaccata, in qual caso risponderà automaticamente all'attacco. Nel malaugurato caso in cui veniate però messi sotto pressione da carte a distanza o immuni a questa tipologia di danno resterete sostanzialmente bloccati sulle vostre posizioni senza poter reagire in maniera efficace, come dimostrato anche nelle partite più competitive presentate proprio in occasione del Dreamhack. Il futuro dunque è incerto e siamo sicuri che tante altre modifiche e bilanciamenti siano necessari per rendere più appetibile questo titolo prima del lancio.

Dopo aver messo a ferro e fuoco le arene di Hand of the Gods usciamo abbastanza tiepidi dalla nostra prova a causa di meccaniche già viste in tutti gli altri giochi di carte e un bilanciamento che al momento lascia davvero troppo a desiderare. La decisione di inserire un'arena fisica dove spostare le proprie creature in maniera strategica sulle prime sembra essere una trovata eccellente ma si spegne poi all'atto pratico per una gestione davvero troppo elementare degli scontri. Prima del lancio ci aspettiamo una rivisitazione pesante alla modalità di gioco, un restyle grafico importante e l'introduzione di maggior profondità nele meccaniche di gioco. Un compito arduo ma non certo impossibile.

CERTEZZE

  • Alcune trovate interessanti
  • Potrebbe interessare soprattutto agli amanti di Smite

DUBBI

  • Graficamente povero
  • Servono ulteriori bilanciamenti