Lost Sphear: il sistema dei ricordi  27

Tokyo RPG Factory ci riprova dopo la tiepida accoglienza riservata a I Am Setsuna. Lost Sphear avrà quella marcia in più necessaria a sfondare?

PROVATO di Aligi Comandini —  5 settimane fa

Davanti al continuo vociare dei nostalgici dei JRPG, Square ha risposto con Tokyo RPG Factory, una casa di sviluppo nata esclusivamente per produrre giochi del genere capaci di recuperare il meglio del passato e riadattarlo al gaming odierno. Il loro primo pargolo? I Am Setsuna, un titolo dotato di buone qualità e fortemente ispirato dalle meccaniche del mai dimenticato Chrono Trigger, ma incapace di distinguersi realmente all'interno del panorama o del mercato. Davanti a questo parziale fallimento però, i ragazzi della software house nipponica non si sono persi d'animo, tanto da aver deciso di ributtarsi quasi subito nella mischia con Lost Sphear. Il loro nuovo gioco è sensibilmente più ambizioso del predecessore, ma la missione è sempre la stessa: riportare in auge i giochi di ruolo nipponici di stampo classico, sfruttandone al massimo i tratti distintivi. Dopo aver testato il titolo per una mezz'oretta non siamo ovviamente pronti a dirvi se ce l'hanno fatta, ma possiamo comunque darvi le nostre prime impressioni, raccolte sia dal gameplay diretto che dall'osservazione delle ultime demo mostrate.

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Imitare i grandi

Si nota chiaramente come Lost Sphear sia un titolo più moderno e variegato rispetto ad I Am Setsuna, ma è difficile farlo nei primi minuti di gioco, poiché gli sviluppatori non sembrano aver voluto evitare il tipico prologo "lento e compassato" dei JRPG. Anche Lost Sphear infatti parte con grande calma, introducendo il protagonista Kanata, la sua amica Lumina e lo sbadatissimo Locke, al solo scopo di far acclimatare il giocatore al mondo di gioco. Il tono scanzonato delle fasi di partenza non deve però ingannare: è abbastanza evidente sia dall'ambientazione che dagli avvenimenti iniziali la volontà di seguire le orme del gioco precedente, e si tratta di orme malinconiche, tra cui l'umorismo sembra aver ben poco spazio. Lost Sphear dunque non si distingue certo per la sua storia o l'originalità del setting: il suo fulcro pare essere il gameplay, che ricicla alcune meccaniche ben note agli appassionati di JRPG, ma riesce al contempo a inserirle in un sistema alquanto interessante.

Ci spieghiamo meglio: basta poco per trovarsi in battaglia, tanto che Kanata e il suo gruppetto di compagni vengono mandati a malmenare qualche mostriciattolo dopo il primissimo dialogo con la anziana del villaggio dove abitano. Tale scelta è forse dovuta alla volontà della software house di sfoggiare immediatamente il loro sistema di combattimento (anche se con degli avversari davvero di poco conto), che fonde l'ATB di Final Fantasy 7 con la possibilità di muoversi liberamente prima di ogni azione offensiva, con tanto di mech alla Xenogears a fare da ciliegina sulla torta. Esatto, avete capito bene: il gioco sfrutta un sistema a turni misto ma incentrato sul posizionamento, con chiare aree d'attacco per ogni personaggio, e specializzazioni che favoriscono il combattimento corpo a corpo o dalla distanza (con relativi vantaggi e svantaggi per ogni scelta, che normalmente spingono a usare un team diversificato a dovere). Superati i primi scontri - basati quasi interamente sulla gestione del movimento - i protagonisti entrano in possesso delle Vulcosuits, armature potenziate che offrono abilità offensive poderose ma di cui non si può abusare.

Strizzando l'occhio, come detto, a Xenogears, le Vulcosuits consumano una barra dedicata di VP (Vulcopoints? Non è ancora chiaro) che una volta a zero va riempita riposando (il modo più facile per farlo sono le locande, ma immaginiamo ci siano svariati altri trucchi per rifocillare i mech durante i dungeon più longevi). Nel complesso è un sistema piuttosto brillante, che unisce la tatticità tipica del genere ad alcune delle sue meccaniche più riuscite, e ci sembra aver grande potenziale per le battaglie più epiche della campagna. Restando in tema, Lost Sphear ha un'altra peculiarità: tutti i suoi scontri sembrano predefiniti. Il gioco dà infatti l'impressione di essere molto lineare, e tutte le volte che si combatte è la narrativa a deciderlo, senza grossi spazi di manovra. Difficile dire se si tratti di una scelta registica costante per massimizzare l'impatto di ogni combattimento, o solo di un'impressione legata alle prime ore di gioco; d'altronde la presenza di una mappa del mondo fa pensare a fasi con incontri random, e ci riesce difficile credere che possano realmente mancare dall'insieme. Per ora comunque l'idea ci stuzzica, così come ci incuriosiscono i dungeon visti, che richiedono le capacità speciali dei robottoni al servizio del team per avanzare in certe fasi, e sembrano contenere qualche interessante rompicapo. L'unico appunto negativo? Il comparto tecnico, ancora una volta tutt'altro che sorprendente e piagato da colori slavati che influiscono negativamente sull'impatto generale della direzione artistica. Ci sono indubbiamente passi avanti importanti da fare in questo campo.

Lost Sphear sembra promettere molto meglio di I Am Setsuna, grazie a un sistema di combattimento più variegato e interessante, e a basi narrative apparentemente più solide. Non abbiamo davvero provato a sufficienza il gioco per dare un giudizio chiaro, ma siamo sicuramente stuzzicati dalle sue caratteristiche, nonostante su art direction e comparto tecnico i Tokyo RPG Factory abbiano ancora molto lavoro da fare prima di poter creare qualcosa di davvero memorabile. Non resta che aspettare e vedere se storia e meccaniche riusciranno a controbilanciare il colpo d'occhio non eccezionale del titolo. Dopo averlo testato, crediamo sinceramente sia possibile.

CERTEZZE

  • Sistema di combattimento che fonde una serie di notevoli meccaniche classiche con arguzia
  • Background interessante

DUBBI

  • Tecnicamente lascia molto a desiderare

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