Certezze e speranze sul 2018 del PC 51

Crescita di free-to-play ed eSport, affermazione dei doppia A e il solito caos

SPECIALE di Simone Tagliaferri   —   12/01/2018

Il PC è una piattaforma solida e allo stesso tempo intangibile perché, a differenza delle altre, non esiste se non come un conglomerato di realtà, spesso molto differenti tra loro, che le danno un'identità vaga, ma contemporaneamente molto forte. Realtà che occupano tutte lo stesso spazio, ma in modo caotico e irriducibile a una singola forma. Come già detto molte volte in passato, non esiste un mercato PC, ma esistono molti mercati PC, che abbracciano stili di gioco e componenti hardware diversissimi tra loro.

Certezze e speranze sul 2018 del PC

Ci sono segmenti microscopici, come ad esempio quello che ruota intorno alla console virtuale PICO-8, e ce ne sono altri mastodontici, come quello free-to-play. Si tratta di mondi che vivono lontanissimi, ma sui nostri desktop spesso si trovano a un'icona di distanza. Per questo motivo è difficile fare previsioni sull'evoluzione del PC come piattaforma da gioco, anche solo per i prossimi sei mesi. In fondo, a inizio 2017 chi si sarebbe mai potuto aspettare un successo come quello di PlayerUnknown's Battlegrounds, che ha finito per influire sull'intera scena videoludica mondiale? Quando il titolo di PUBG Corporation uscì non era stato anticipato da una grossa campagna marketing e in pochi sapevano di cosa trattasse; eppure è da allora che si trova al primo posto della top dieci di Steam. Altro esempio: chi poteva ipotizzare che il PC avrebbe perso la sua storica presa sulla scena indipendente, un po' per colpa del successo di Switch (altra sorpresa dell'anno scorso), diventata in breve tempo la console preferita dai videogiocatori per consumare titoli indie, e un po' per il lancio di Steam Direct, che ha reso difficilissimo per gli sviluppatori più piccoli far conoscere i loro prodotti sulla piattaforma di Valve? Certo, i segnali di crisi c'erano già nel 2016, ma un calo simile era difficile da profetizzare. Insomma, come ogni anno ciò che possiamo fare è provare a esaminare le tendenze più forti sulla scena, cercando di capire se potranno reggere sul lungo periodo e magari evolversi in qualcos'altro.

Hardware conservativo

Speravamo che al CES 2018 fosse annunciato del nuovo hardware da gioco di alto livello, qualcosa capace di cambiare le carte in tavola dell'intero settore PC (lo si spera ogni anno, in verità).

Invece così non è stato. Per ora il 2018 sembra essere un anno conservativo da questo punto di vista, con i grandi produttori impegnati a sviluppare tecnologie per i mercati paralleli a quello dei PC da gioco. Non che manchino nuove offerte, tutt'altro, ma ciò che è stato mostrato finora da Intel, AMD e NVIDIA, per citare i nomi più importanti, sembra semplicemente un miglioramento, e non un evoluzione di ciò che è già acquistabile, a meno che qualcuno non consideri rivoluzionari un monitor gigante, un processore più piccolo o la possibilità di applicare dei filtri stile Instagram ai giochi. Probabilmente la scelta di non spingere troppo in avanti il settore è dovuta anche alla volontà di aspettare che il mercato console sia pronto a fare un passo in avanti, visto che ormai la distanza tra i PC pensati per i videogiochi e le console è abissale (Xbox One X a parte) e correre troppo non avrebbe senso in termini strettamente produttivi. Rimane sempre la possibilità di qualche annuncio a sorpresa nel corso dell'anno e sicuramente non mancheranno nuove linee di schede video e magari anche altro. Ma come il CES 2018 ha fatto capire, attualmente c'è grande interesse per servire settori in crescita come quello dei laptop ultra sottili e quello delle periferiche da gaming più appariscenti, mentre i settori tradizionali subiranno un semplice svecchiamento nell'offerta, senza grossi scossoni.

I nuovi mercati, ormai dominanti

Com'è ormai chiaro, negli ultimi anni la piattaforma PC, a fianco a quella mobile, è stata essenziale per la diffusione e l'affermazione dei nuovi mercati. Gli ultimi dati forniti da aziende di analisi come SuperData parlano chiaro: free-to-play ed eSport sono settori ormai nel pieno della loro maturità e sono quelli che offrono le maggiori prospettive di crescita.

Alcuni operatori dell'industria non sono così ottimisti e indicano la possibilità che in particolare il settore free-to-play possa entrare in crisi per il venire meno della sostenibilità del suo modello economico, ma per ora gli investimenti vanno tutti in quella direzione e le aziende stanno moltiplicando i loro sforzi per convincere sempre più utenti a spendere in microtransazioni (offerte, algoritmi realizzati a hoc e così via). Anche il settore eSport mostra sempre più segnali di affermazione, come l'accordo da novanta milioni di dollari tra Blizzard e Twitch per le trasmissioni in esclusiva dell'Overwatch League. Nel 2018 possiamo attenderci che entrambe le tendenze siano confermate e crescano di dimensioni. Difficile dire se emergeranno nuovi giochi sulla scena eSport e su quella free-to-play, anche perché il modello dei giochi servizio, legato inevitabilmente a entrambi i mercati, allunga di molto la vita dei prodotti di successo. Comunque, i nuovi concorrenti non mancheranno e magari ci sarà qualche sorpresa alla PlayerUnknown's Battlegrounds che spariglierà ancora una volta le carte in tavola. Per il resto ci aspettiamo che i nuovi capitoli delle serie ricorsive, come FIFA, Call of Duty, Battlefield e altre, abbraccino sempre di più i nuovi mercati, generando degli ibridi, soprattutto in multiplayer.

Lo stesso accadrà alla maggior parte delle altre produzioni maggiori, come Anthem (sempre che arrivi entro il 2018), ormai progettate sin da subito con in testa l'idea di far diventare i giocatori degli spenditori ricorrenti. Insomma, già nel 2017 questa tendenza è stata evidente e nel 2018 dovrebbe essere confermata, a meno che la gigantesca polemica nata intorno al sistema di microtransazioni di Star Wars: Battlefront II non abbia frenato un po' le ambizioni di qualcuno. Comunque non crediamo che i grandi publisher rinunceranno a un settore così fruttuoso solo per qualche discussione.

Videogiochi e derivati

E il mercato tradizionale? Probabilmente proseguirà la stagnazione già registrata nel 2017, con una maggiore diffusione delle produzioni doppia A, come Pillars of Eternity II: Deadfire e Vampyr, quelle che un tempo avremmo chiamato "produzioni medie", e una serie di lanci importanti che speriamo possano convincere più di qualcuno a tornare verso la concezione di gioco come esperienza anche su PC. Molto promettenti, da questo punto di vista, le produzioni giapponesi, ancora di dimensioni tali da potersi sostenere senza dover necessariamente far ricorso a sistemi di monetizzazione controversi. I segnali mandati dai primi giorni del 2018 ci parlano anche della crescita di un mercato inviso ad alcuni, ma molto vantaggioso per i publisher: quello delle edizioni rimasterizzate. Le remastered costano poco da produrre e rendono tanto anche a fronte di vendite non proprio milionarie.

Impossibile rinunciarci, quindi. L'anno è giusto iniziato con gli annunci di Dark Souls Remastered e Final Fantasy XII: The Zodiac Age (che comunque è inedito su PC). Per il resto aspettiamoci come al solito l'arrivo di tutti i giochi multipiattaforma e quelli Xbox One. Di nostro ameremmo avere anche qualche certezza in più su Star Citizen, il cui stato della alpha 3.0 ha mostrato che c'è ancora tanto lavoro da fare, nonostante le meraviglie grafiche che contiene. Se prosegue a questo ritmo vedremo la versione finale nel prossimo decennio. Infine, ci piacerebbe anche tornare ad avere uno Steam più vivibile, ma per ora lo riteniamo quasi impossibile, a meno che Valve non tiri fuori un qualche asso nascosto. Ah, diamo anche per scontato che il 2018 sia l'anno in cui sarà annunciato Half-Life 3... ma questa era davvero troppo facile.