Abbiamo provato Firewall: Zero Hour 4

Anche PlayStation VR ha il suo Rainbow Six: Siege?

PROVATO di Tommaso Valentini   —   30/03/2018

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Annunciato lo scorso anno, durante la Playstation Experience, Firewall: Zero Hour ha destato la nostra attenzione in pochi istanti. È bastato infatti osservare un breve trailer per capire tutte le potenzialità ancora inespresse dal titolo e oggi, allo showcase primaverile dedicato a PlayStation VR in quel di Londra, siamo finalmente riusciti a metterci le mani sopra per una mezz'ora abbondante, potendo così verificare di persona lo stato dei lavori. L'idea alla base di Firewall non è particolarmente originale o innovativa, ma questo sparatutto tattico quattro contro quattro pensato per le sessioni competitive cerca di miscelare quanto di buono ha fatto Ubisoft con Rainbow Six: Siege con alcune meccaniche uniche dei visori per la realtà virtuale. In poche parole? Una delle esperienze VR più esaltanti che ci sia capitato di giocare ultimamente.

rmi in pugno e sguardo fisso

Non è difficile entrare in sintonia con Firewall, i comandi sono molto semplici e PlayStation Aim si presta alla perfezione a diventare un fucile d'assalto o uno shotgun. Indossato il caschetto ed arrivati in lobby si sceglie dunque il proprio alter ego virtuale, che non rappresenta in questo caso una sola opzione estetica ma una decisione tattica importante da prendere dialogando con i propri compagni di squadra. Gli operatori di Firewall (otto per il momento ma al lancio ce ne saranno molti di più) hanno diverse abilità passive: alcuni possono muoversi più velocemente, altri uccidere istantaneamente con i colpi corpo a corpo mentre altri ancora ricaricano più in fretta o ci mettono meno tempo a curare gli alleati una volta che questi vengono abbattuti durante i match. Non c'è invece alcuna limitazione per ciò che concerne l'equipaggiamento, con loadout completamente personalizzabili e senza limitazione di classe, almeno così ci hanno assicurato i ragazzi di First Contact Entertainment. Noi abbiamo optato a quel punto per una classe aggressiva, in grado di trasportare un maggior numero di munizioni e continuare a fare di fuoco di soppressione sulle posizioni nemiche, scoprendo poi in realtà che l'efficacia della soppressione in Firewall non è così elevata, a causa della distruttibilità quasi nulla di muri e superfici di varia natura, che lasciano al sicuro chiunque si nasconda dietro un angolo o un muretto. Firewall: Zero Hour diventa così un gioco di aggiramento, cercando di scoprire in anticipo la posizione dei nemici ed ascoltando attentamente i rumori ambientali causati dai passi e dagli spari, realizzati con estrema cura. L'atmosfera e la tensione che si respirano sono eccellenti e in tutte le partite che abbiamo fatto non abbiamo mai sentito la voglia di buttarci a testa bassa nella mischia sparacchiando a qualsiasi cosa si muovesse, consci che sarebbero bastati un paio di colpi ben piazzati degli avversari per eliminarci. L'immedesimazione in questo caso ha giocato un ruolo importantissimo e non neghiamo di esserci sentiti coinvolti molto più del dovuto proprio grazie alla possibilità di muoverci liberamente per la stanza e indirizzare il fucile mirando fisicamente, un'esperienza insomma che perderebbe tantissimo se fatta con un semplice dualshock. Una volta morti la partita comunque non finisce, ma sarà possibile comunicare con i propri compagni e indicare la posizione dei nemici sfruttando le telecamere sparse per la mappa, soluzione non certo nuova per i veterani del genere.

Entra e sfonda!

Ok, il concetto alla base di Firewall è chiaramente abusato, ma avere un caschetto indosso e un'arma fisica in mano aumentano il coinvolgimento rendendo il titolo comunque fresco da giocare. Ci si muove di soppiatto restando curvi sulla propria posizione quasi a voler ridurre la sagoma, spostandosi con gli stick analogici (senza alcuna sensazione di sickness) e sporgendosi dai muretti solo con la testa inclinando il corpo per fare fuoco dalle coperture, il tutto in maniera estremamente naturale. Le animazioni sono ancora da perfezionare visto che leggono con difficoltà questo tipo di movimenti, ma è indubbio che il cuore del gioco sia forte e vibrante. Obiettivo delle missione, in questo caso, era attivare dei firewall in alcune stanze e poi raggiungere un portatile e scaricare dei dati o, in alternativa, evitare che il team avversario ci riuscisse. Nella versione completa del titolo, prevista entro la fine del 2018, ci saranno ovviamente diverse modalità e anche molteplici mappe, a differenza della build da noi provata che ne includeva solo una, comunque sufficiente per dimostrare che in quanto a design dei livelli gli sviluppatori non abbiano intenzione di utilizzare geometrie semplici. La magione teatro delle operazioni era particolarmente grande, si estendeva su due piani e mostrava ottime linee di tiro. Decisamente buono anche il lavoro svolto sulle texture e gli elementi di contorno, estremamente dettagliati se pensiamo in ottica Realtà virtuale. L'unica cosa che non è riuscita a convincerci, per il momento, è l'illuminazione: davvero troppo piatta e dai colori particolarmente scuri. Il giorno del lancio, inoltre, sappiate che il titolo verrà supportato da missioni co-op singleplayer e da una breve campagna, la cui struttura, per il momento non è stata ancora svelata.

Firewall: Zero Hour è uno dei titoli più promettenti di quest'anno per la realtà virtuale. Studiato per il competitivo saprà sicuramente divertire quella fetta di giocatori alla ricerca di qualcosa di nuovo su PlayStation VR anche se, e questo è bene chiarirlo subito, non potrà mai raggiungere le vette qualitative viste negli altri sparatutto tattici degli ultimi anni. Quello che perde in qualità grafica e pulizia, Firewall lo recupera però nell'immersività rendendo quasi obbligatorio per divertirsi a dovere l'uso dell' Aim Controller. Non ci resta che aspettare la versione finale, prevista entro la fine del 2018.

CERTEZZE

  • Grande immersione
  • Ottima esperienza VR

DUBBI

  • Scarsa illuminazione
  • Ci sarà spazio per il connubio VR e competitivo?