Bayonetta e i falsi miti sulla stregoneria

Partendo da Bayonetta, vediamo come il gioco di PlatinumGames rappresenta la caccia alle streghe e quali sono i falsi miti che hanno contaminato l'immaginario collettivo.

SPECIALE di Giulia Martino   —   02/08/2022
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Il tema della caccia alle streghe è stato centrale nella trama del primo Bayonetta, un titolo che nel lontano 2009 ha avuto un impatto clamoroso sul panorama dei giochi d'azione. Ancora oggi, storici e antropologi si interrogano sull'effettiva estensione e sulle ragioni di uno dei fenomeni più dibattuti della storia: la rappresentazione fatta in Bayonetta, per quanto totalmente frutto di fantasia, offre un'occasione interessante per riflettere su alcuni falsi miti che riguardano la caccia alle streghe e che tutt'ora permangono con forza nell'immaginario collettivo.

L'universo raccontato da PlatinumGames è fatto di opposti: luce e ombra, uomini e donne, Saggi di Lumen e Streghe di Umbra. Il nostro obiettivo in questo speciale su Bayonetta e i falsi miti sulla stregoneria è dimostrare come la realtà sia molto più sfumata e complessa di così, e per farlo vi parleremo di chi poteva essere accusato di stregoneria nei secoli passati (e, in alcune zone del mondo, ancora oggi), dei controversi numeri della caccia alle streghe e dei macabri strumenti di tortura - spesso falsi - che tengono banco nei musei dedicati al tema sparsi in giro per il mondo.

Luce e ombra, uomini e donne

La Bayonetta originale
La Bayonetta originale

Nel mondo di Bayonetta, il mantenimento dell'equilibro universale è affidato a due gruppi, tra cui - almeno inizialmente - non esiste alcuna contrapposizione violenta: si tratta dei Saggi di Lumen, custodi dell'Occhio Destro della Luce, e delle Streghe di Umbra, cui forze superiori affidarono l'Occhio Sinistro dell'Oscurità. Tuttavia, dopo secoli di pace, l'unione proibita tra il saggio Balder e la strega Rosa, da cui nacque Cereza (la nostra Bayonetta) rappresentò un punto di non ritorno nelle relazioni tra i due clan.

Dopo una guerra feroce che vide soccombere la quasi totalità dei Saggi di Lumen, lo stesso Balder sobillò i timori del popolo nei confronti degli enormi poteri delle Streghe di Umbra, capaci di stringere alleanze con i demoni dell'Inferno per guadagnare abilità magiche al di fuori dell'umana comprensione. Fu l'inizio della caccia alle streghe, che vide soccombere, uno dopo l'altro, i membri del clan, già duramente provati dalla guerra condotta contro i Saggi di Lumen. Con un tremendo attacco finale, sferrato da una folla inferocita, assistita dagli Angeli del Paradiso, lo sterminio delle Streghe di Umbra fu completato... O quasi, perché Bayonetta e la sua amica Jeanne riuscirono a sopravvivere, e sono vive nel tempo presente rappresentato nella serie di PlatinumGames.

Uno spettacolare scontro in Bayonetta
Uno spettacolare scontro in Bayonetta

Un chiarimento preliminare: in alcuni tweet di risposta alle domande dei fan sul punto, Hideki Kamiya ha dichiarato che i Saggi di Lumen e le Streghe di Umbra non sono necessariamente solo e soltanto uomini da un lato e donne dall'altro. Tuttavia, non compaiono mai a schermo Lumen donna o Umbra uomini, restituendo una netta contrapposizione binaria tra i membri dei due clan. Considerando le implicazioni morali basilari del binomio luce/ombra e la fonte dei poteri delle streghe - come detto, le forze infernali - è evidente come le Umbra costituiscano il polo malvagio tra i due; al contrario, i Lumen hanno una relazione diretta con il Paradiso e la sfera del sacro. È un rapporto di yin e yang, in cui le donne-streghe realizzano pienamente l'immagine data dall'apologeta cristiano Tertulliano della sfera femminile, definita come "porta del demonio".

Le streghe erano solo donne?

Alcuni inquietanti personaggi di Bayonetta 3
Alcuni inquietanti personaggi di Bayonetta 3

Non vogliamo discutere qui dei numerosi (e affascinanti) capovolgimenti posti in essere dai creatori di Bayonetta - gli Angeli del Paradiso e i Saggi di Lumen sono tutt'altro che bontà incarnata - ma interrogarci sulla realtà storica delle persecuzioni contro la stregoneria. Non vi è dubbio che, nell'immaginario collettivo, la parola "stregoneria" invochi immediatamente l'immagine di una donna, giovane come Bayonetta (era questa la rappresentazione dominante nell'iconografia rinascimentale) o vecchia e decadente (pensiamo alla strega di Biancaneve).

È una tradizione di lungo corso, dato che streghe come Ecate, Circe e Medea erano popolarissime nella letteratura e nelle arti visive dell'antichità greca e romana, e sono state largamente riprese dal mondo cristiano come simboli di malvagità e perdizione. In particolar modo, Circe era il punto d'incontro tra umano e bestiale, uno spazio liminale abitato dalle streghe, la cui presunta capacità di cambiare forma era menzionata in diversi trattati e procedimenti giudiziari: Bayonetta stessa ha questa abilità, e può trasformarsi in pantera, corvo, serpente, e molto altro ancora. Inoltre, i poteri della strega di PlatinumGames risiedono nei suoi lunghi capelli, una parte del corpo che aveva fortissime connotazioni sessuali nei secoli passati in Occidente: in numerose opere d'arte di epoca rinascimentale, le streghe hanno una lunga chioma mossa dal vento, simbolo di una sessualità fuori controllo. Tuttavia, anche trattati come il celebre Malleus Maleficarum - pieno di considerazioni discriminatorie sul genere femminile, sull'onda di quella letteratura cristiana che faceva capo proprio a Tertulliano - precisavano che il fenomeno della stregoneria non interessava soltanto le donne. L'associazione donna-strega non era quindi automatica, sebbene abbia registrato un crescendo alla fine del XV secolo, rimanendo stabile nei secoli successivi e fissandosi nell'immaginario popolare: la stregoneria venne sempre più frequentemente rappresentata e definita come un fenomeno femminile. Negli ultimi anni del '500, una percentuale che si aggira tra l'80 e il 95% degli accusati di stregoneria in Europa - i calcoli sono difficoltosi, data la forte lacunosità dei documenti processuali - erano donne.

Brian Levack, tra gli studiosi più autorevoli sul tema, mette in guardia su una considerazione troppo generica dei dati relativi alla caccia alle streghe: le variazioni geografiche sono, in alcuni casi, estremamente marcate. Come dato generale, Levack afferma che la percentuale delle donne superi il 75% in monte regioni europee, mentre in alcune località - come la contea di Essex, in Inghilterra, la diocesi di Basilea e la contea di Namur - si sfiora il 90%. Al contrario, in Normandia, Russia, Estonia e Islanda gli uomini costituivano una massiccia maggioranza di tutte le persone accusate di stregoneria, mentre in Finlandia la percentuale maschile e femminile era pressoché uguale. Sono dati interessanti, che contestano una visione troppo semplicistica del fenomeno; considerare i vari periodi storici è parimenti importante, ma per ovvie ragioni di spazio non è possibile in questa sede.

Le ambientazioni di Bayonetta 3 sono poco stregonesche
Le ambientazioni di Bayonetta 3 sono poco stregonesche

È indubbio che la letteratura cristiana abbia da sempre mostrato un forte pregiudizio nei confronti della sfera femminile, ma considerare il fenomeno della caccia alle streghe come un eccidio di sole donne sarebbe non corretto, come dimostrato dai dati raccolti dagli storici negli archivi processuali. Senza contare che le persecuzioni contro la stregoneria sono state portate avanti anche (anzi, soprattutto) dai tribunali temporali, e non soltanto dall'Inquisizione. In altre parole, siamo ben lontani dalla rappresentazione manichea data dai creatori di Bayonetta, che hanno - per esigenze artistiche del tutto legittime - effettuato una ricostruzione distante dalla realtà.

Sono morte milioni di streghe?

Un mostro di Bayonetta 3
Un mostro di Bayonetta 3

PlatinumGames ha raffigurato in maniera molto drammatica la fase finale delle persecuzioni contro le streghe: una folla inferocita, aiutata dagli Angeli del Paradiso, fa breccia nella roccaforte delle Streghe di Umbra e stermina quelle fino ad allora sfuggita a processi, roghi e inimmaginabili torture. Sopravvivono soltanto Jeanne e Bayonetta, e quest'ultima dormirà un lungo sonno prima di risvegliarsi nel mondo contemporaneo, cinquecento anni dopo i drammatici eventi che portarono alla morte di sua madre e delle altre streghe del clan.

La schermata di Game Over del gioco rafforza ulteriormente il concetto di totale sterminio delle streghe: compare la scritta "The Witch Hunts are Over" e, se il giocatore non schiaccia il tasto Continua, un demone trascina Bayonetta nelle viscere dell'Inferno, come stabilito nel patto siglato tra streghe e forze infernali. Si ricava l'immagine di una persecuzione senza confini, di una furia popolare - sobillata da Balder, il Saggio di Lumen sopravvissuto alla guerra contro le streghe - capace di annullare quasi del tutto la presenza di queste donne sulla Terra.

Tutto questo ci riporta a un annoso problema su cui sono stati versati fiumi d'inchiostro: i reali numeri della caccia alle streghe, una questione su cui da anni si arrovellano gli studiosi, discussa da secoli anche dai demonologi. Era loro preciso interesse che la stregoneria fosse considerata un fenomeno pervasivo a livello sociale, così fomentando l'attenzione dei giudici e degli intellettuali che acquistavano i trattati. Nel 1602, Henri Boguet dedusse che in Europa vi fossero 1.800.000 streghe: a suo dire, c'erano "streghe a migliaia dovunque, che si moltiplicavano sulla terra come vermi in un giardino". Quanto ai demoni infernali, responsabili della corruzione di streghe e stregoni, secondo il teologo spagnolo del 400 Alfonso de Spina, autore di un conteggio meticoloso, sarebbero state ben 133.306.668. Davvero difficile superare le stime di Sigmund Feyerabend, che nel 1569 propose la cifra tonda di 26 miliardi!

Questi numeri aiutano a comprendere perché le classi colte d'Europa fossero così terrorizzate dalla stregoneria, e anche perché si accanissero contro le streghe con tanta ferocia. Parliamo di "classi colte" perché l'accesso alla letteratura sul tema era impossibile per la gran parte della popolazione, analfabeta e impoverita. Una minaccia di tale entità non poteva essere ignorata: era necessario affrontarla mettendo in campo tutte le risorse di cui il potere giudiziario degli Stati europei poteva disporre.

La stregoneria non è stata, sfortunatamente, un evento "giocoso" come in Bayonetta
La stregoneria non è stata, sfortunatamente, un evento "giocoso" come in Bayonetta

I numeri della stregoneria sono stati oggetto di attenzione anche da parte del movimento femminista, che soprattutto negli anni '60 e '70 si è appropriato dell'immagine della strega per rivendicare il female power e accusare le autorità che nei secoli precedenti avevano condotto un (presunto) sterminio ai danni del genere femminile, grazie a pretestuose accuse di stregoneria. Nel 1965, Wanda von Baeyer-Katte propose una stima di circa un milione di vittime; nel 1974, la femminista radicale Andrea Dworkin affermò che la caccia alle streghe avrebbe portato alla morte di nove milioni di donne.

Si tratta di numeri che non hanno alcun riscontro nei dati processuali, e che mettono in guardia contro l'utilizzo ideologico di (presunti) dati storici. È impossibile calcolare il numero preciso di processi e condanne a morte per stregoneria, ma le stime più attendibili e consolidate parlano di circa 90.000 processi nell'area europea e di 45.000 esecuzioni totali per stregoneria. Lo storico Ronald Hutton ha analizzato il periodo di tre secoli e mezzo che va dal 1424 al 1782, data dell'ultimo processo per stregoneria conclusosi con una esecuzione capitale avvenuto in Europa: si calcola che vennero uccise legalmente tra le 40.000 e le 60.000 persone. È una tristissima realtà che non ha bisogno di essere gonfiata da considerazioni false e tendenziose: moltissimi uomini e donne furono condannati, e in numerosi casi uccisi, per reati che non avevano mai commesso. Senza contare il clima di diffidenza e sospetto che circondava coloro nei confronti dei quali pendevano accuse o anche semplici voci di stregoneria. Tuttavia, non si è trattato di uno sterminio senza quartiere come quello descritto nel mondo di fantasia di Bayonetta.

La vergine di ferro

Un combattimento di Bayonetta 3
Un combattimento di Bayonetta 3

Lo stile di combattimento di Bayonetta si distingue per essere spregiudicato e sopra le righe, con un capovolgimento clamoroso di ruoli: la strega, parte di un clan sterminato dagli Angeli del Paradiso, infligge ai suoi nemici le stesse torture che erano state impiegate contro le sue sorelle perseguitate. Il manuale di gioco invita l'utente a tormentare gli Angeli utilizzando vari strumenti di tortura evocati dalle viscere dell'Inferno. Le maledizioni scagliate dalle streghe uccise hanno amplificato a dismisura i loro poteri, rendendoli delle armi senza pari per finire i nemici.

Alcuni di questi sono palesemente frutto di fantasia - nessuno penserebbe che una sega elettrica possa essere stata utilizzata per estorcere una confessione a una presunta strega nel '500 - ma altri offrono l'occasione di sfatare alcuni falsi miti relativi agli strumenti di tortura impiegati dall'Inquisizione e dai tribunali presenti sul territorio europeo. Infatti, molti di questi sono stati in realtà costruiti tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, per guadagnare dall'ingenuità (e, in alcuni casi, dalla cialtroneria) dei facoltosi amanti di queste curiosità morbose, che spesso andavano a riempire wunderkammern già piene di altri oggetti di discutibile autenticità.

La vergine di ferro
La vergine di ferro

Emblematico è il caso della vergine di ferro, in cui Bayonetta rinchiude gli Angeli con un calcio ben piazzato. Dotata di un'inequivocabile forma femminile e piena di spuntoni metallici al suo interno, la vergine è senz'altro uno degli strumenti di tortura più presenti nell'immaginario collettivo. Peccato che non vi sia alcuna traccia di questo macabro oggetto prima della fine del '700. La prima testimonianza scritta di una vergine di ferro è contenuta in una guida della città di Norimberga scritta dal filosofo tedesco Johann Philipp Siebenkees (1759-1796), in cui si sosteneva che la vergine fosse stata impiegata per la prima volta nel 1515 per l'esecuzione di un falsario. Oggi sappiamo che il racconto di Siebenkees era una frode bella e buona, ma nei decenni successivi una vergine di ferro era stata messa in mostra nella città di Norimberga: non a caso, questo strumento di tortura è noto anche come vergine di Norimberga. Questo particolare pezzo andò distrutto nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ma già prima di allora era stato accertato come falso dagli storici.

Iniziava così una vera e propria moda: quella di esporre per profitto false vergini di ferro, che inevitabilmente scandalizzavano il popolino e alimentavano il mito dei "secoli bui". Una vergine di ferro fece bella mostra di sé all'Esposizione Universale di Chicago, nel 1893; ancora oggi non mancano, sul territorio italiano e all'estero, musei della tortura che espongono questi falsi: nessuna vergine di Norimberga a noi pervenuta è stata mai datata anteriormente agli ultimi anni dell'800. Inoltre, nei manuali inquisitori e nei resoconti processuali - spesso molto accurati nella descrizione degli strumenti di tortura da impiegare - non vi è traccia alcuna di questo famigerato strumento di morte. Ovviamente, queste considerazioni non ci impediscono di apprezzare la spettacolarità dei torture attacks utilizzati dalla strega di PlatinumGames.

Bayonetta
Bayonetta

La serie Bayonetta è un perfetto esempio di come le rappresentazioni videoludiche possano fornire spunti per analizzare la nostra realtà, alla ricerca di stereotipi e falsi miti. È del 2020 un decreto del Tribunale di Torino in cui si conferisce lo status di rifugiata in Italia alla madre di una bambina ivoriana accusata di essere una strega: entrambe le donne, a causa della presunta trasmissione matrilineare della stregoneria, avrebbero rischiato la loro vita nel Paese d'origine. Vale quindi la pena d'interrogarci sui reali contorni della caccia alle streghe, un fenomeno che è ancora realtà in alcuni Paesi del mondo, e che merita riflessioni che possano scardinare alcuni preconcetti ancora molto comuni.