Daemon X Machina, nuovo provato 63

Il nostro provato di Daemon X Machina su Nintendo Switch: qualche sensazione dopo le prime ore con la nuova e impegnativa opera di Tsukuda, il creatore di Armored Core

PROVATO di Marco Perri —   02/09/2019

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Dopo quasi cinque ore di provato in compagnia di Daemon X Machina, il lavoro di Marvelous ha già preso una forma definita nella nostra testa e la voglia di proseguire cresce, missione dopo missione. Essere fan di mech e robot sembrava essere un requisito fondamentale per apprezzarne le carte in tavola, eppure questa sorta di pregiudizio creatosi e rinforzatosi dall'annuncio a oggi comincia ad apparirci sempre più sbagliato. Certo, la presenza di Tsukuda, il creatore della serie Armored Core, suggerisce con forza tecnicismi di personalizzazione robotica ed epici scontri tra ferraglie semoventi, ma il lavoro di Marvelous appare corroborato da linfe di gameplay e trame che partono in sordina ma esplodono mano a mano che si prosegue con l'avanzamento. Ci sono ancora infinite cose che dobbiamo capire e manovrare con esperienza per dare un giudizio più definito, ma quando la voglia di questa afosa fine estate è quella di tornare a sudare di fronte a uno schermo per scoprire cosa si cela nei meandri dell'ambientazione di Daemon X Machina beh, vuol dire che c'è tanto altro a brillare sotto la superficie. La colonna sonora, ad esempio.

Robot cartonati

Sin dalla prima schermata si nota lo stile estetico del titolo: un mix di cel-shading e colori sgargianti, unito a scelte artistiche singolari, ci portano a iniziare con entusiasmo questa nuova avventura robotica, ma è l'incredibile traccia di accompagnamento del menù iniziale a puntare il dito verso una produzione Marvelous di primissimo profilo, una di quelle opere con l'anima, caratteristica sempre più rara nel mercato odierno. L'inizio di Daemon X Machina, in realtà, non è semplicissimo da digerire: un'interfaccia piuttosto macchinosa e una grande quantità di caratteristiche ludiche del mech non facilitano i primi passi mentre la narrazione si esprime inizialmente a pezzi, lanciando qua e là elementi e schegge del passato che richiederanno ore di gioco per essere interpretate. Anche il gameplay non va preso sottogamba: padroneggiare il mech è un'operazione che ci sta richiedendo impegno e studio delle possibilità. Sicuramente consapevole della ricchezza di elementi a schermo, il team ha reso l'interfaccia di Daemon X Machina completamente personalizzabile, così da permettere al singolo di scegliere quali elementi dell'HUD vedere e quali invece nascondere. Ancora una volta, è la pratica l'unica insegnante ma possiamo assicurarvi che, nonostante una curva di apprendimento sicuramente non banale, basta qualche missione per entrare nella logica e cominciare a sperimentare.

A spasso in volo

La sensazione di volteggiare per terra e in aria ci sta piacendo: sicuramente più frenetico di Armored Core, il nuovo figlio di Tsukuda fa respirare aria di arcade in quella che sempre più si rivela essere una danza in cielo, tra proiettili, nemici e schivate. Nonostante lo spettro della personalizzazione dell'Arsenal (termine che indica il mech) si apra solo dopo le prime ore, quello proposto da Marvelous è un profilo per esperti di giochi di robot, apparentemente in grado quindi di far esultare chi da anni attende impaziente un titolo capace di rispondere a necessità peculiari e poco mass-market. Abbiamo fatto a ora una quindicina di missioni: se la vostra paura è di ritrovarvi a fare sempre le stesse cose, per ora quel pericolo sembra scongiurato.

Nonostante concettualmente la sensazione è di essere ancora nella coda lunga del tutorial, il team ci ha già fatto sperimentare almeno cinque tipologie differenti di obiettivi e se è vero che, alla fine, di un gioco di mech si tratta - quindi sparatorie e duelli - si respira comunque una certa varietà ludica. Lato ambientazione, preferiamo per ora non dirvi nulla perché ci sono tanti elementi che dobbiamo ancora confermare giocando, ma intanto possiamo assicurarvi la presenza di parecchi personaggi e fazioni, utili a differenziare e colorare un cast vivo, pulsante e sfacciatamente giapponese nella caratterizzazione. Ci sarebbero veramente tanti aspetti da analizzare, ma non vogliamo toglierci il gusto di tornare sulla recensione con molta più conoscenza del prodotto.

Le prime sensazioni sono positive: a patto di digerire un desiderio palese e voluto di mantenere criptiche ambientazione e sottotrame, quando il gameplay ingrana Daemon X Machina è un titolo che comincia a dare dipendenza. Detto che ci sembra di essere ancora nel tutorial, ci stiamo addentrando dentro quello che appare come un prodotto sicuramente ricco, corposo e non semplice da padroneggiare. Il titolo Marvelous sembra si dedicato a chi era in attesa di un ambizioso gioco sui mech ma non solo: l'opera di Tsukuda strizza l'occhiolino ai fan degli action, degli arcade e dei prodotti infarciti di numeri e caratteristiche. Tenetelo d'occhio, ci rivediamo tra un po' di giorni per la recensione completa.

CERTEZZE

  • Stile e design
  • Un'avventura visibilmente lunga
  • Colonna sonora ispirata

DUBBI

  • Storia e mondo di gioco non semplici da interpretare
  • Interfaccia di gioco e di menù non immediata