Diablo 4, il provato dalla BlizzCon 2019 107

Sul palco della BlizzCon 2019 abbiamo provato un Diablo IV che cela sorprese gradite e promette grandi cose

PROVATO di Mattia Armani —   02/11/2019

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L'annuncio di Diablo IV ha fatto da innesco per una conferenza d'apertura BlizzCon che in pochi attimi ha spazzato via tutte le polemiche suscitate da Diablo Immortal, confermando l'arrivo di un nuovo capitolo atteso da almeno due generazioni di videogiocatori. Abbastanza da scatenare un'ovazione da brivido, seguita dai sospiri suscitati da una lunga e oscura introduzione, un biglietto da visita che ha messo in evidenza un ritorno alle origini, almeno nelle atmosfere e nei temi. Ce lo aspettavamo, sia chiaro, ma la conferma ci ha comunque travolto, alimentata dalla sorpresa della presenza di una demo giocabile sullo show floor, dalla conferma del pieno supporto per il PvP al lancio, dall'annuncio di un sistema di trading, dalla menzione di una storia non lineare e dall'utilizzo di un motore grafico nuovo che si fa notare per la qualità degli effetti grafici e per un aumento del livello di dettaglio. Il tutto comunque destinato ad arrivare anche sulla generazione di console attuale, con l'ufficializzazione delle versioni PC, PlayStation 4 e Xbox One.

Grafica e atmosfera, tra ritorno alle origini ed evoluzione

Finita la lunga introduzione abbiamo faticato a restare seduti per il resto della conferenza. Il richiamo di Diablo IV e della nuova nemesi, la traditrice e figlia dell'odio Lilith, ci ha messo a dura prova, ma abbiamo resistito alla tentazione, premiati da un'apertura della BlizzCon di quelle che non si vedevano da anni. Suonata la campanella, però, ci siamo lanciati sulla prima postazione disponibile per toccare con mano quanto ci è stato promesso dal nuovo capitolo di una delle serie più amate di sempre... e non siamo stati delusi. Il primo approccio con la purtroppo breve demo a tempo ci ha dato ulteriore conferma di un gradito ritorno al passato, seppur affrontato tenendo conto quanto fatto di buono con il vendutissimo Diablo III. Il motore è tridimensionale, gli oggetti si sbriciolano in un trionfo di fisica e il ritmo del gameplay è molto simile a quello del terzo capitolo della serie. Ma lo spirito di Diablo II emerge dal peso dei colpi sui nemici, dalle animazioni curate nel dettaglio, dalla grafica più pulita, dagli effetti grafici meno confusionari, dai copiosi schizzi di sangue che imbrattano il terreno e dai modelli più realistici dei tre personaggi attualmente disponibili, sui cinque che dovremmo trovare al lancio, che, come il relativo menù di selezione, rappresentano un vero e proprio omaggio al secondo capitolo della serie.

Ad accoglierci nel nuovo Diablo ci sono infatti maga, barbaro e druido: vecchie conoscenze con cui abbiamo esplorato per la prima volta una nuova Sanctuary nata dal tentativo di combinare il meglio dei due titoli precedenti in una nuova esperienza. Ed è una fusione tanto profonda da rendere complicato tracciare un confine preciso tra le due anime del nuovo Diablo ma il risultato, tenendo conto che parliamo di una breve demo di una versione incompleta del titolo, ci ha convinto. E questo a partire dalla telecamera leggermente più lontana e dall'interfaccia, tutta confinata in basso a sinistra dello schermo. Accorgimenti del genere regalano infatti al titolo un respiro più ampio che permette di godere a pieno dei voluminosi boss, tra i quali compare anche Duriel, e del classico caos fatto di orde e potenti abilità speciali della serie. Questa volta, però, l'azione è meno confusionaria e più leggibile grazie a un attento lavoro di design che si vede anche nelle deliziose icone con effetto vetrata, nella vegetazione più credibile e nei tooltip, per certi versi ispirati a quelli di World of Wacraft e decisamente leggibili. Non è detto, sia chiaro, che tutto resti invariato fino al lancio, ma la strada percorsa da Blizzard sembra essere quella giusta e le cose paiono girare piuttosto bene anche nel caso del gameplay.

Abilità, rune e oggetti

Una delle novità di Diablo 4 l'abbiamo vista nel primo trailer del gamplay e viaggia a gran velocità su quattro zampe. Parliamo del cavallo, che facilita gli spostamenti su una mappa a open world che, pur divisa geograficamente, anche per fascia climatica, può essere esplorata senza caricamenti. Non cambia invece la possibilità di equipaggiare sei abilità suddivise in due primarie, una delle quali di solito è quella deputata a ricaricare la risorsa principale, e quatto secondarie, con le più potenti limitate da cooldown piuttosto lunghi. Si torna però ai rank, anche per i talenti, sebbene in questo caso siano limitati a 5 livelli che permettono di spendere punti accumulati passando di livello per potenziare percentuali di danno e altri parametri, garantendo una maggiore libertà nella personalizzazione delle build. Si rivedono tra l'altro le pozioni di cura consumabili, anche se lo stack per ora è bello alto visto che ne possiamo infilare 50 in un solo slot dell'inventario. Altro aspetto che combina elementi di Diablo II e Diablo III, sia nell'estetica che nella disposizione. Altro richiamo invece al solo Diablo II con le rune che ci hanno colto di sorpresa sia per la semplice presenza, sia per il funzionamento diverso dal passato. I nomi sono quelli già conosciuti, ma rune come Vex e Dol non sono più destinate a diventare parole runiche, pur regalando ai nostri personaggi bonus importanti.

Una garantisce infatti il 50% di danno critico in più per 7 secondi, mentre l'altra fornisce la condizione di attivazione del potere, in questo caso legata all'uso di una pozione di cura. Ed è proprio quello che abbiamo ottenuto combinandole in un'armatura gialla con due castone, appena raccolta da terra assieme a oggetti blu, gialli e unici, tra i quali abbiamo trovato anche la buona vecchia Pietra di Jordan. Tra l'altro con le medesime caratteristiche di quella di Diablo II, che fanno da spina dorsale per il loot system della serie. Non abbiamo invece visto traccia di pietre preziose e neppure di oggetti di set, ma la cosa non ci ha preoccupato più di tanto vista la presenza delle rune che assieme alla conferma del PvP e della possibilità di scambiare oggetti dissipano importanti dubbi, lasciandoci liberi di godere del dettaglio elevato, del sangue che tinge il corpo degli eroi, delle efficaci trasformazioni del druido e delle scene di intermezzo realizzate con il motore di gioco che rafforzano un forte legame tra dimensione narrativa e gameplay, altro asso nella manica di un Diablo IV che promette molto, pur non svelando ancora tutto. Non abbiamo ancora chiari tutti gli aspetti sulla generazione procedurale dei dungeon, sulle percentuali di drop, sulla personalizzazione del personaggio ora confinata ad alcuni preset e sulla presenza di parole runiche, comunque parte di una serie di fattori destinati probabilmente a mutare nei prossimi mesi, ma siamo curiosi di scoprire ogni dettaglio, mentre aspettiamo i primi inevitabili indizi su un mitico livello segreto pieno zeppo di mucche bipedi.

Di Diablo IV sappiamo ancora poco, ma le dichiarazioni fatte sul palco della BlizzCon e le premesse della demo giocabile sembrano rispondere, punto su punto, a tutti i dubbi suscitati dal pur vendutissimo terzo capitolo, promettendo un ritorno in grande stile per la serie simbolo del genere action RPG.

CERTEZZE

  • Atmosfere più cupe e coinvolgenti
  • Effetti grafici di alta qualità
  • PvP, trading e rune

DUBBI

  • Diversi aspetti sono ancora avvolti nel mistero
  • Non ci saranno parole runiche