Tidus e Yuna festeggiano le nozze d'argento e noi ci siamo imbucati alla festa. Il 19 luglio 2026 ricorre infatti il venticinquesimo anniversario dell'uscita nei negozi giapponesi di Final Fantasy X, un'opera che ha segnato l'immaginario collettivo di un'intera generazione di giocatori. Stiamo parlando del primo Final Fantasy ad approdare su PlayStation 2, del primo capitolo della serie a fregiarsi del doppiaggio e che ci ha trasportati in un viaggio indimenticabile tra le acque di Spira, sotto la costante ombra di Sin.
Oggi, a venticinque anni di distanza, Square Enix celebra questo traguardo con iniziative speciali che sanno di nostalgia, come la pubblicazione della storica versione HD Remaster su Switch 2, ma proviamo a guardare oltre per capire cos'è stato Final Fantasy X e cosa - speriamo tutti - potrebbe tornare ad essere.
La sfida delle nuova generazione
La fine degli anni '90 è un periodo di febbrile transizione per quella che ancora si chiama Squaresoft. Con il successo planetario di Final Fantasy VII, Final Fantasy VIII e il ritorno alle origini operato dal nono episodio, la software house nipponica ha ormai consolidato il proprio dominio nel campo dei giochi di ruolo giapponesi. Tuttavia, l'annuncio dell'arrivo sul mercato di PlayStation 2 cambia completamente le regole del gioco.
Lo sviluppo di Final Fantasy X inizia nel 1999 sotto la direzione di Yoshinori Kitase, e l'obiettivo del progetto è chiaro e al contempo di quelli da far tremare i polsi: creare il primo capitolo della serie di sesta generazione.
Non si tratta semplicemente di aumentare il numero di poligoni sullo schermo, quanto piuttosto di ripensare l'interazione stessa tra il giocatore e il mondo di gioco. I tre capitoli usciti sulla prima PlayStation hanno, infatti, basato il proprio comparto visivo su un trucco tecnologico molto efficace, ovvero quello che prevedeva dei modelli poligonali tridimensionali muoversi su sfondi bidimensionali pre-renderizzati di eccezionale fattura. Scelta, questa, che limitava inevitabilmente i movimenti della telecamera, che rimaneva fissa o si muoveva su rigidi binari prestabiliti.
Con l'avvento di PlayStation 2, il team decide quindi di compiere il grande salto, optando per un mondo di gioco interamente tridimensionale e calcolato in tempo reale. Le ambientazioni diventano dunque dei veri e propri spazi geometrici complessi in cui la luce, le texture e la telecamera devono coesistere in modo dinamico.
La vera barriera tecnica abbattuta da Final Fantasy X è però quella relativa al doppiaggio, la cui introduzione finisce per infondere nella produzione un'impronta cinematografica che gli episodi che lo hanno preceduto potevano solo sognarsi. Ovviamente parliamo di un risultato caratterizzato da compromessi e lontano dall'essere perfetto, ma che a suo modo ha fatto storia, segnando una linea di demarcazione epocale all'interno della saga.
Un nuovo mondo
Dal punto di vista dell'ambientazione, Final Fantasy X rappresenta una netta e coraggiosa rottura con l'estetica dei capitoli arrivati sugli scaffali prima di lui. Se infatti il settimo e l'ottavo episodio avevano esplorato atmosfere industriali e fantascientifiche, e il nono si era rifugiato nel fantasy medievale europeo, Spira abbraccia influenze culturali completamente diverse, in cui l'acqua ha un ruolo preponderante.
Tuttavia quello architettato dai designer di Square non è un mondo di per sé allegro, anzi, su di esso grava l'opprimente presenza di Sin, mastodontica entità il cui unico scopo sembra essere la distruzione di qualsiasi centro abitato troppo grande o tecnologicamente avanzato.
L'unico modo per espiare le proprie colpe è rifiutare le macchine proibite e supportare gli Invocatori nel loro pellegrinaggio al fine di ottenere, appunto, l'Invocazione Suprema, l'unica forza capace di abbattere Sin e dare così inizio a un periodo di pace in cui costui scompare prima di rigenerarsi.
Tidus e Yuna sono ovviamente i protagonisti assoluti di questa odissea, che rende la trama di Final Fantasy X straordinariamente matura, affrontando tematiche sempreverdi come l'ipocrisia dei leader religiosi e il sacrificio.
Le innovazioni del gameplay
In tutto questo, Squaresoft non si limita però a rivoluzionare l'apparato estetico e narrativo, ma mette profondamente mano anche alle meccaniche di gioco, scardinando uno dei pilastri storici della saga: l'Active Time Battle. Ecco dunque fare la sua comparsa il combattimento Conditional Turn Based, un sistema che mette il gioco in pausa nei turni del giocatore permettendogli così di impostare un'azione senza limiti di tempo.
L'innovazione risiede tuttavia in quel "Conditional", secondo cui ogni singola azione del giocatore influenza direttamente la timeline dell'ordine di battaglia; fattore, questo, a cui si aggiunge la possibilità di sostituire i membri della squadra in tempo reale con quelli in panchina senza sprecare il turno.
Va da sé che una trovata simile trasforma ogni combattimento in un puzzle dinamico in cui tutti i personaggi giocabili mantengono una propria utilità specifica e una spiccata identità tattica. Sul versante della crescita dei personaggi, l'elemento che attira immediatamente l'occhio è la Sferografia, un sistema che, a differenza dei tradizionali livelli che aumentavano automaticamente le statistiche dei personaggi in modo lineare, imbocca una strada più originale e meno scontata.
La progressione infatti non è più legata a un semplice valore numerico, ma all'accumulo di Punti Livello Sfera ottenuti alla fine dei combattimenti; punti che servono essenzialmente come valuta di movimento per spostarsi lungo i tracciati intricati di una sorta di mappa astrale. Si ha la facoltà di incrementare i parametri vitali come i punti salute, i punti magia eccetera, ma all'inizio dell'avventura, ogni eroe parte in una zona specifica della Sferografia che rispecchia la sua classe naturale, che quindi può anche essere tradita concedendo una appagante flessibilità nella personalizzazione.
Un altro enorme stravolgimento riguarda invece le invocazioni, chiamate Eoni: nei precedenti capitoli, invocare creature leggendarie come Ifrit o Shiva equivaleva a lanciare una magia particolarmente spettacolare, caratterizzata da una lunga animazione che infliggeva un ingente danno ai nemici prima di far tornare la situazione alla normalità.
Ebbene, in Final Fantasy X, gli Eoni diventano autentici compagni di squadra nelle mani dell'Invocatrice Yuna, con ciascuno di essi che possiede una propria barra della salute, un proprio set attacchi, magie e una mossa speciale chiamata Turbo. Sul fronte del gameplay, dunque, la decima fantasia finale mette a soqquadro parecchio di quello che i fan del marchio conoscevano e amavano, ma per un salto generazionale simile forse vale la pena prendersi qualche rischio.
Una cornice perfetta
Con la decisione di ambientare l'avventura in un contesto per gran parte dominato dall'acqua, emerge però anche il bisogno di proporre al pubblico un minigioco che sfrutti questo elemento in modo coerente e originale, ed ecco che nasce così il Blitzball. Quello inventato dagli artisti di Square è uno sport acquatico che fonde il calcio, la pallanuoto e il rugby e che viene praticato all'interno di una grande sfera d'acqua sospesa al centro di stadi gremiti.
Ad ogni modo, all'interno del background narrativo, questa disciplina ricopre un ruolo sociologico fondamentale: è infatti l'unico intrattenimento concesso alle popolazioni di Spira, l'unica distrazione di massa capace di far cessare le ostilità e di far dimenticare per un po' l'incombente presenza di Sin.
Le fasi di gioco si dividono tra la gestione del posizionamento dei propri atleti in campo e quella dei passaggi, e il confronto tattico non appena un avversario si avvicina per sbarrarci la strada, con l'azione che si interrompe per dare spazio a uno scontro che coinvolge le statistiche dei giocatori in ballo.
Il Blitzball si rivela insomma un contenuto collaterale che incontra i favori del pubblico e che contribuisce a creare una cornice solida e raffinata per l'avventura di Tidus; cornice a cui partecipa alla grande anche la colonna sonora. Proprio così, perché la potenza emotiva di Final Fantasy X deve moltissimo al suo comparto musicale, che va incontro a una transizione storica, con il leggendario compositore della saga, Nobuo Uematsu, stavolta affiancato da due astri nascenti della musica per videogiochi come Masashi Hamauzu e Junya Nakano.
L'apporto di questi ultimi favorisce una ventata di freschezza sonora che si sposa perfettamente con l'estetica esotica di Spira, ma le melodie malinconiche rimangono comunque il cuore pulsante del dramma, con il brano To Zanarkand che entra di diritto nel novero delle migliori tracce di sempre della saga.
Il sequel della discordia
Non si può tuttavia ripercorrere la storia dell'avveniristica creatura di Square senza fare i conti con la sua eredità più discussa e polarizzante: Final Fantasy X-2. Quello pubblicato nel 2003 è infatti il primo vero sequel diretto nella storia della saga principale, che ha infranto una tradizione decennale di mondi rigorosamente autoconclusivi.
L'impatto sul pubblico, tuttavia, non riesce a replicare quello ottenuto dal suo predecessore: l'atmosfera solenne e malinconica del prequel viene infatti bruscamente sostituita da un tono pop, scanzonato e, a tratti, persino trash, con una Yuna che, due anni dopo gli eventi della trama originale, abbandona le vesti di evocatrice per seguire un gruppo di cacciasfere sperando di scovare qualche indizio sulla sorte di Tidus.
Se però la superficie frivola fa storcere il naso agli appassionati della prima ora, sotto la scorza si nasconde un titolo caratterizzato da un buon valore ludico e concettuale, vario e divertente, e dotato di un apprezzabile sistema di combattimento. Il gioco reintroduce infatti una versione molto dinamica dell'Active Time Battle, arricchita però dallo splendido sistema di abiti che assicurano ai vari personaggi determinati parametri e abilità, e che possono anche essere cambiati nel bel mezzo della battaglia.
Inoltre, da un punto di vista narrativo, Final Fantasy X-2 offre una riflessione affascinante e insolitamente realistica su una società, quella di Spira, finalmente libera dall'incubo di Sin, ma improvvisamente divisa in fazioni rivali che lottano per colmare il vuoto di potere e definire l'identità del proprio futuro.
A conti fatti, dunque, Final Fantasy X-2 è un sequel che, pur dividendo la fanbase, ha dimostrato la grande audacia di Squaresoft nel voler sperimentare, arricchendo inoltre in modo importante la storia personale di Yuna.
Remake: realtà o illusione?
Arrivati al traguardo dei venticinque anni, con l'industria videoludica che sembra sempre più impegnata a recuperare e reinventare i classici del passato, una domanda è d'obbligo: ci sarà mai un remake di Final Fantasy X? I rumor riguardo a un rifacimento totale del viaggio di Tidus e Yuna si rincorrono da tempo, e tra il 2023 e l'inizio del 2024, diversi leaker avevano sollevato l'entusiasmo del web accennando a un progetto in questo senso in sviluppo presso Square Enix.
Tuttavia, la compagnia non ha mai annunciato ufficialmente la sua esistenza, anzi, da più parti sembravano arrivare indizi che volevano la casa del Chocobo interessata più a una riedizione del nono episodio piuttosto che del decimo. Ad ogni modo, rimettere le mani e aggiornare un titolo che già venticinque anni fa segnò un netto stacco rispetto al passato sarebbe un'operazione che necessiterebbe di una massiccia dose di cura da parte dei designer.
Ricostruire questa avventura oggi rimanendo fedeli allo spirito originale significherebbe infatti scontrarsi con importanti questioni, a partire dalla struttura del mondo di gioco: Final Fantasy X era un'esperienza perlopiù lineare e adattare questa formula ai moderni standard dei giochi di ruolo d'azione a mondo aperto richiederebbe interventi molto profondi.
In secondo luogo, il sistema di combattimento: il pubblico odierno accetterebbe ancora una proposta che ha i suoi 25 anni sulle spalle o Square Enix si troverebbe costretta a trasformare tutto in un titolo d'azione in tempo reale, scontentando quei puristi che hanno amato la natura strategica dell'originale?
Un capitolo immortale
Quel che è certo, comunque, è che a un quarto di secolo dal suo debutto, Final Fantasy X non ha perso un briciolo della sua forza d'impatto originaria. Certo, se oggi rigiocassimo la versione del 2001 o la sua conversione in alta definizione noteremmo senza dubbio la rigidità di alcune animazioni e la legnosità di certi passaggi esplorativi, ma si tratta di dettagli microscopici di fronte all'immensità del suo valore artistico e concettuale.
Ma a pensarci bene, al di là delle sue caratteristiche di gameplay, il decimo capitolo è rimasto nel cuore dei fan perché racconta una storia straordinariamente umana, che parla di temi universali nei quali chiunque può rispecchiarsi. Il complesso rapporto con i genitori, il peso delle responsabilità e il valore del coraggio di andare avanti anche quando il mondo intorno a noi sembra collassare sono infatti dei nuclei sempre efficaci, capaci di fare presa sul pubblico e di condurlo per mano all'interno di una narrazione affascinante.
La frase pronunciata da Tidus nelle fasi iniziali dell'avventura, ed elevata a motivo conduttore dell'intera opera, racchiude l'essenza stessa dell'esperienza: ascoltate la mia storia, forse questa è l'ultima occasione. Quella storia il pubblico l'ha ascoltata, giocata e interiorizzata profondamente e oggi, venticinque anni dopo, gli appassionati sono ancora lì, virtualmente seduti sulle sponde di quella Zanarkand in rovina, speranzosi che questa un giorno possa risorgere. Proprio come il titolo che ce l'ha fatta conoscere.
Ora diteci: quali sono i ricordi che vi legano a Final Fantasy X? E soprattutto: qual è l'approccio che Square Enix dovrebbe adottare quando si deciderà a procedere con un remake? Siete per l'innovazione e o per il totale rispetto del materiale originale?