I fan di Pokémon in questo momento si stanno godendo Pokopia, senza dubbio uno dei migliori spin-off mai realizzati della serie, come ci racconta anche la recensione di Pokémon Pokopia. Chi invece vorrebbe tornare a catturarli tutti per diventare il campione della nuova regione presentata di recente da Game Freak dovrà aspettare ancora parecchio: la decima generazione, rappresentata dai recentemente annunciati Pokémon Vento e Pokémon Onda, non arriverà infatti prima del 2027.
Il recente Leggende Pokémon: Z-A, uscito lo scorso ottobre, non è riuscito a soddisfare pienamente le aspettative dei fan. A dire il vero, fin dall'arrivo di Nintendo Switch, i capitoli principali della serie hanno vissuto più bassi che alti, con casi emblematici come Pokémon Scarlatto e Pokémon Violetto, arrivati sul mercato in condizioni tecniche piuttosto problematiche.
Nella speranza che la decima generazione rappresenti finalmente il salto di qualità tanto atteso - sia sul piano del gameplay che su quello tecnico - chi è disposto a guardare oltre il nome altisonante di Pokémon sa bene che esistono ormai diverse alternative valide nel sottogenere dei monster collector. Molti di questi titoli non possono contare sulla stessa fama della serie di Game Freak, ma negli ultimi anni sono arrivati diversi progetti davvero notevoli, che spesso superano nettamente la qualità degli ultimi Pokémon. Se siete alla ricerca di un'alternativa alla serie di Game Freak, anche solo per provare qualcosa di diverso, ecco alcuni dei giochi più validi in questa categoria.
Ni no Kuni: La minaccia della Strega Cinerea
Questo titolo nasce dalla prestigiosa collaborazione tra Level-5 e Studio Ghibli: il celeberrimo studio d'animazione giapponese ha curato le sequenze animate del gioco e contribuito a definire un character design capace di richiamare perfettamente lo stile dei suoi celebri film. Il risultato è un JRPG piuttosto classico nella struttura, ma con una forte componente narrativa che ricorda proprio le atmosfere e le tematiche delle opere Ghibli. L'elemento che però avvicina maggiormente Ni no Kuni: La minaccia della Strega Cinerea alla formula di Pokémon è il suo sistema di combattimento.
Anche qui è infatti possibile utilizzare diverse creature, chiamate Famigli, da schierare in battaglia. A differenza della serie di Game Freak, però, il giocatore può alternare l'uso dei mostri a quello dei personaggi umani del gruppo, ognuno dotato di abilità e caratteristiche uniche. Come nei classici monster collector, scegliere la creatura giusta in base alle debolezze dell'avversario resta fondamentale per ottenere un vantaggio in combattimento.
Il sistema di combattimento non è però basato sui turni tradizionali, ma su un interessante ibrido tra tempo reale e gestione delle azioni: mentre si attende di eseguire il proprio comando è infatti possibile muoversi liberamente nell'arena, il che aggiunge una componente dinamica agli scontri.
Nonostante sia un titolo con diversi anni sulle spalle - l'originale è uscito in Europa nel 2013 - nel 2019 ne è stata pubblicata una versione rimasterizzata ancora oggi facilmente reperibile nei negozi digitali. Il primo Ni no Kuni resta quindi un ottimo esponente dei giochi di monster taming, grazie a un sistema di combattimento vario e a una componente narrativa più profonda rispetto a quella dei titoli di Game Freak. Esiste anche un seguito, Ni no Kuni II: Il destino di un regno, che però abbandona completamente le creature collezionabili per trasformarsi in un action RPG puro.
Coromon
Se vi mancano le atmosfere dei Pokémon nati sulle prime console portatili di Nintendo, sappiate che Coromon è probabilmente l'esperienza che più si avvicina a quei capitoli. Durante le prime ore di gioco, il titolo sviluppato da TRAGsoft sembra quasi un clone della serie di Game Freak. Il fulcro dell'avventura resta infatti la cattura delle creature (in totale 114) mentre i combattimenti riprendono la classica formula degli scontri uno contro uno tra mostri. Non mancano evoluzioni, abilità speciali e poteri utili per superare ostacoli ambientali e avanzare nell'esplorazione.
Proseguendo nell'avventura, però, il gioco comincia a mostrare una personalità più definita. La storia risulta più articolata e le missioni secondarie sono generalmente meno banali, ma è soprattutto il sistema di crescita dei Coromon a distinguersi. Ogni creatura possiede, infatti, caratteristiche che influenzano il suo sviluppo, rendendo possibile ottenere esemplari molto diversi anche all'interno della stessa specie. Tra queste caratteristiche c'è la barra delle potenzialità, che permette di aumentare ulteriormente le statistiche in base alla qualità della creatura - normale, potente o perfetta - oltre ai Tratti, abilità speciali che possono aggiungere effetti particolari, come la possibilità di scatenare aggiuntivi attacchi elementali in battaglia.
Il gioco propone inoltre una maggiore varietà di enigmi e un livello di difficoltà tutt'altro che trascurabile, soprattutto negli scontri contro alcune creature che svolgono il ruolo di veri e propri boss della storia. In questi casi, affrontare il combattimento senza una preparazione adeguata può rivelarsi piuttosto complicato. Coromon resta quindi una vera lettera d'amore ai vecchi capitoli della serie Pokémon, in particolare a quelli dell'epoca del Game Boy Advance, ricreati qui con una pixel art davvero riuscita.
Cassette Beasts
Questo indie realizzato dal team inglese di Bytten Studio è tra i "Pokémon-like" più interessanti usciti negli ultimi anni, perché ne riprende la formula classica remixandola in maniera originale. In Cassette Beasts esploreremo infatti l'isola di New Wirral, un mondo ricco di creature da affrontare e "registrare" grazie a un curioso sistema che sostituisce le classiche Poké Ball con delle cassette musicali. Proprio come nei giochi di Game Freak, gli scontri sono a turni e basati sulle affinità elementali tra i mostri, ma il titolo introduce diverse variazioni che rendono il sistema più creativo e strategico.
La novità più interessante è senza dubbio il sistema di fusione, che durante la battaglia permette di combinare temporaneamente due creature per ottenere nuove forme e abilità. Con circa 120 mostri disponibili e oltre quattordicimila possibili fusioni, il gioco offre un'enorme varietà di strategie e combinazioni da sperimentare. Anche le interazioni elementali risultano più elaborate del solito: attaccare una creatura d'acqua con il fuoco, ad esempio, può generare una nube di vapore curativa, mentre altri effetti possono alterare il campo di battaglia in modi imprevedibili.
Oltre al combattimento, il gioco propone anche una buona componente esplorativa. L'isola di New Wirral è un open world ricco di segreti, missioni secondarie ed enigmi ambientali, spesso risolvibili grazie alle abilità ottenute registrando nuove creature. Senza alcun dubbio uno degli indie più interessanti tra quelli basati sulla tipica formula dei mostri collezionabili, ma che riesce ad avere una sua personalità unica e anche un'ottima colonna sonora.
Digimon Story: Time Stranger
Il più grande rivale di Pokémon è sempre stato Digimon, che sin dalla fine degli anni '90 continua a proporre videogiochi, anime e altre incarnazioni del franchise parallele a quelle di Game Freak. Con il tempo, però, il divario tra le due serie è diventato sempre più evidente, soprattutto in ambito videoludico, dove Pokémon ha quasi sempre dominato la scena.
L'ultimo capitolo dedicato ai mostri digitali, tuttavia, ha sorpreso molti appassionati. Lo scorso ottobre è infatti arrivato Digimon Story: Time Stranger, un JRPG di ottima fattura che prende maggiore ispirazione da serie come Persona e Shin Megami Tensei. Il risultato è una storia ancora accessibile anche ai più giovani, ma con tematiche leggermente più mature e un gameplay molto più profondo rispetto ai precedenti capitoli della serie Digimon Story.
Il gioco è estremamente ricco di contenuti: sono presenti centinaia di Digimon catturabili e molti di questi dispongono di numerose linee evolutive differenti, il che rende completare la collezione delle creature una sfida tutt'altro che semplice. Anche il sistema di combattimento è stato ampliato rispetto al passato: è possibile schierare fino a quattro Digimon contemporaneamente e sostituire i membri della squadra in qualsiasi momento della battaglia.
Ogni Digimon appartiene inoltre a una tipologia specifica - Dati, Vaccino o Virus - che risulta avere vantaggi e svantaggi contro determinati avversari. A questo sistema si aggiunge anche quello elementale: colpire un nemico sfruttando sia la debolezza di tipo sia quella elementale può arrivare addirittura a quadruplicare i danni inflitti. Questo rende ogni scontro particolarmente strategico e spinge il giocatore a costruire una squadra ben bilanciata, capace di affrontare qualsiasi situazione.
I combattimenti contro i boss introducono poi ulteriori varianti, come scudi difensivi o attacchi speciali devastanti, che devono essere neutralizzati nel modo giusto per evitare il peggio. Il risultato è un sistema di combattimento molto più vario e dinamico. Senza dubbio uno dei migliori giochi dedicati ai Digimon mai realizzati e, più in generale, uno degli esponenti più riusciti del genere monster tamer degli ultimi anni.
Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection
La serie Monster Hunter Stories nasce come uno spin-off in stile Pokémon della celebre saga action di caccia ai mostri creata da Capcom. Il primo capitolo richiamava molto le atmosfere dei giochi di Game Freak, ma fin da subito emergevano alcune differenze nel gameplay, pensate per adattare le tipiche meccaniche di Monster Hunter a un sistema di combattimento a turni più vicino ai classici JRPG.
Inutile girarci intorno: Capcom, con l'appena uscito Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, ha realizzato un capolavoro all'interno di questo genere. Ogni elemento dei precedenti episodi è stato ampliato e migliorato in modo significativo.Non solo la storia risulta più matura e coinvolgente, ma anche l'esplorazione alla ricerca delle tane dei mostri - da cui recuperare le uova per ottenere nuovi compagni - diventa particolarmente gratificante grazie ai numerosi segreti nascosti nelle mappe e alla varietà di abilità dei Monstie utilizzabili per superare ostacoli ambientali.
Il vero punto di forza della produzione resta però il sistema di combattimento, che riesce a trasporre in modo sorprendentemente efficace le meccaniche della serie principale in una struttura a turni tipica dei JRPG. In battaglia controlleremo direttamente solo il nostro personaggio, affiancato però da un Monstie (che potremo sostituire in ogni momento con le altre creature nel nostro party) e da un compagno umano con il proprio mostro.
Tra tipologie di attacco e di armi, affinità elementali, status alterati e la possibilità di cavalcare i Monstie per scatenare spettacolari attacchi combinati, la componente strategica risulta estremamente profonda. Questa complessità emerge soprattutto negli scontri più impegnativi, in particolare nelle boss fight, tra cui alcune opzionali davvero complesse.
Il risultato è uno dei migliori monster collector mai fatti, capace di distinguersi all'interno del genere anche grazie a un comparto tecnico in stile anime eccellente.