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The Boys 5, la recensione di una stagione finale deludente

La dissacrante serie TV ispirata al fumetto di Garth Ennis si conclude con una stagione sotto le aspettative, ma cos'è andato storto? E il finale almeno ha funzionato?

RECENSIONE di Christian Colli   —   20/05/2026
The Boys 5

Uno dei poster promozionali della stagione 5 di The Boys mostra Patriota che, dallo spazio, osserva un'immensa esplosione nucleare sulla superficie terrestre. In un altro poster, Billy Butcher si avvia da solo verso la Casa Bianca: sopra di essa lo aspetta in volo Patriota, circondato da schiere di Super pronti a combattere. Erano la promessa di uno scontro finale epico, in qualche modo simile al fumetto di Garth Ennis, nonostante la trama televisiva avesse deviato sensibilmente già nelle scorse stagioni: e invece, alla fine, nessuno dei due poster si è veramente avverato.

Chi conosce Erik Kripke, lo showrunner di The Boys, dovrebbe ormai sapere che le sue ambizioni finiscono spesso per scontrarsi contro la dura realtà, specie quella del budget: già in Supernatural, la sua serie TV più longeva e famosa, aveva imbastito trame apocalittiche (letteralmente) che si erano spesso concluse in tiepide scazzottate e finali molto più contenuti. Si potrebbe sempre fregare il sistema, mettere il carico da cento sullo spettacolo, e al diavolo la coerenza narrativa, oppure ridurre al minimo gli effetti speciali per puntare tutto su un epilogo coinvolgente e sensato.

Kripke non ha fatto nessuna delle due cose con The Boys 5: vi spieghiamo perché in una recensione in cui cercheremo di ridurre gli spoiler al minimo, anche se sarà inevitabile scendere in qualche dettaglio per amore di chiarezza... Siete avvisati!

Partiamo dalla fine

L'ottavo e ultimo episodio della stagione 5 di The Boys, nonché finale di serie vero e proprio, tutto sommato qualcosa lo porta a casa: gli ultimi minuti sono un po' stucchevoli ma emozionanti, specie se vi siete affezionati ai protagonisti in questi ultimi sette anni. Rispetto al fumetto omonimo scritto da Ennis e disegnato da Darick Robertson, la serie TV si chiude con una sfumatura maggiormente ottimistica e meno dipartite eccellenti, ma arriva a questo finale col fiato corto, cortissimo, dopo un'oretta di televisione sciapa e prevedibile.

Patriota nello Studio Ovale
Patriota nello Studio Ovale

L'intera stagione è stata piuttosto sottotono dal punto di vista del puro e semplice spettacolo, e si diceva che Amazon avesse investito praticamente tutto il budget su un finale esplosivo: invece anche l'ultimo episodio è stato contenuto in tal senso, mancando di quella "grandiosità" che ci si dovrebbe aspettare da una serie TV così costosa, popolare e famosa. Molte scene si svolgono al chiuso, in ambienti poveri senza troppe comparse, mentre alcuni personaggi importanti hanno ruoli brevissimi o scompaiono del tutto: i protagonisti dello spin-off (cancellato) Gen V, la cui partecipazione era stata anticipata ripetutamente e avrebbe dovuto essere determinante, si sono rivelati poco più che comparse di pochi secondi.

Tutto alla fine ruota intorno a un paio di brevi scazzottate risolutrici, peraltro con un tasso di violenza pure inadeguato per gli standard cui ci ha abituato The Boys negli anni: tutto appare frettoloso e vacuo, sorretto soltanto dalle interpretazioni come sempre monumentali di Antony Starr (Patriota) e Karl Urban (Butcher) che ogni volta che sono insieme nella stessa scena fanno scintille. Se la cavano benone anche Jack Quaid, Erin Moriarty e Karen Fukuhara, ma Starr e Urban sono proprio a un altro livello, e i momenti più megalomani di Patriota fanno venire i brividi proprio per come azzeccano involontariamente i parallelismi con la scena politica statunitense attuale.

Una stagione deludente

E il resto della stagione, i sette episodi precedenti, come si sono comportati? Purtroppo non bene; dopo un inizio discreto, sono tornati subito alla scrittura mediocre e incoerente della quarta stagione, considerata da molti spettatori il punto più basso raggiunto dalla serie. Prima abbiamo menzionato Supernatural, serie che Kripke ha condotto per cinque stagioni e che poi è proseguita per altri dieci anni dopo il suo abbandono, facendo non pochi scivoloni ma mantenendo sempre un'anima grazie al cast affiatato e alla solida mitologia imbastita nel tempo. Ecco, la quinta stagione di The Boys, pur non essendo altrettanto longeva, ci è sembrata vuota fin dall'inizio, come uno sterile elenco da spuntare il più in fretta possibile per arrivare alla conclusione.

L'assurdo podcast di Abisso e Black Noir
L'assurdo podcast di Abisso e Black Noir

È chiaro che qualcosa è andato storto durante la lavorazione dello show; tra spin-off cancellati come Gen V, e altri annunciati come Vought Rising e The Boys: Mexico, si è generata una confusione col cast, i personaggi e le storie da proseguire che non ha fatto bene a una serie madre ormai diventata la parodia di se stessa, perduta tra momenti fortemente autoreferenziali - come la divertente "reunion" del cast di Supernatural, con Misha Collins e Jared Padalecki nel ruolo di Mr. Marathon - e gag sboccate e oscene sempre più imbarazzanti e fuori luogo. L'ironia dissacrante e perversa è sempre stata un marchio di fabbrica di The Boys, e anche una chiave di lettura se vogliamo, ma trasformare Kimiko in una spalla comica ambulante così, "de botto", a fine serie, ci è sembrato eccessivo e insensato.

La stessa sorte è toccata a personaggi carismatici come il Soldatino di Jensen Ackles, riesumato a inizio stagione e apparentemente centrale nella storia, ma poi messo fuori gioco in quattro e quattr'otto alla vigilia del finale: in retrospettiva, il suo ruolo nella stagione 5 sembra essere stato proprio quello di una gigantesca pubblicità per il futuro spin-off Vought Rising incentrato su di lui e sulla Stormfront di Aya Cash negli anni 50. Per assurdo, nuovi antagonisti come Oh Father! e pochi Super più generici finiscono per essere meglio caratterizzati, ma sempre attraverso le loro perversioni sessuali: tra tutti questi comprimari, ne esce vincitrice forse solo Firecracker, grazie all'espressività di Valorie Curry, che trasmette tutta l'insicurezza del personaggio.

Una scena di The Boys 5
Una scena di The Boys 5

A tal proposito, ripensandoci è stato proprio il quinto episodio a risaltare di più nel corso della stagione: molto criticato sul web per la sua strampalata messinscena, che si concentra su alcuni personaggi minori - compreso il cane Terrore - usando i loro punti di vista, alla fine è stato forse quello che ci è piaciuto di più e che ha fatto progredire maggiormente la storia, raccontandoci meglio il mondo di The Boys, mentre le relazioni tra i protagonisti, e in particolare quelle delle due coppie centrali Hughie/Starlight e Frenchie/Kimiko, giravano in cerchio in maniera inconcludente.

In questo senso, è come se non ci fosse stata una crescita, se non quella forzata negli ultimissimi minuti della serie, dove era necessario fare quadrare tutto prima di mettere un punto alla storia, lasciando però alcune porte aperte (tipo la telefonata del presidente poco prima dei titoli di coda). Anche la Sister Sage di Susan Heyward, super intelligente "fino a un certo punto", è stata un fuoco di paglia: improvvisamente subentrata in un ruolo primario per tutta la stagione, si esaurisce in un attimo e senza troppo clamore. È stato questo andirivieni di comprimari a stancare: Stan Edgar, la Leggenda, Ryan, il nuovo e inutile Black Noir... Troppi comprimari e troppo poco presenti, per una stagione in cui "nessuno doveva essere al sicuro". E anche il destino di Abisso era talmente prevedibile da non essere neppure minimamente soddisfacente.

Soldatino tornerà in Avengers: Dooms... cioè, volevamo dire Vought Rising
Soldatino tornerà in Avengers: Dooms... cioè, volevamo dire Vought Rising

È un vero peccato che sia andata così, perché sembra quasi che questa opera di smontaggio dei supereroi, cominciata in un momento in cui la scena dei cinecomics era molto più forte, abbia funzionato solo sotto forma di concorrenza, e non per meriti propri. Le prime stagioni, con i loro colpi di scena continui, i personaggi sempre ambivalenti e ben costruiti, sembrano appartenere a uno show completamente diverso. Il senso di grandiosità che è mancato a questa stagione finale mancava anche prima, per intenderci, e gli "scontri decisivi" sono sempre stati scazzottate alternate a qualche raggio ottico, ma per quanto possa sembrare assurdo, prima si sentiva un'anima che è andata scomparendo, fino a sparire del tutto in una stagione a cui sono rimasti di buono il talento degli attori, i meme come gli "Oy!" di Butcher e i suoi inquietanti riflessi della nostra realtà.

Conclusioni

Multiplayer.it

5.0

Non ci sentiamo di sconsigliare completamente la visione della quinta stagione di The Boys perché, onestamente, se avete fatto trenta tanto vale fare trentuno: vale a dire, se avete seguito la storia fino alla quarta stagione, anche se a fatica, ha senso arrivare alla fine, specie se vi siete affezionati a Hughie, Annie, Kimiko, Marvin e compagnia. Per voi c'è qualcosa, negli ultimi minuti, che potrebbe farvi pensare di non aver completamente buttato il vostro tempo. E anche nel corso di questa stagione finale, tutto sommato, non sono mancati alcuni momenti memorabili, ma si contano davvero sulle dita di una mano: nonostante tutto, alla fine lo show, pur facendo meglio alcune cose rispetto al fumetto, non è riuscito a mantenere lo slancio, finendo per contorcersi sull'umorismo nero e la violenza efferata. Non è mai stato una storia di supereroi, e questo l'avevamo capito, ma che sarebbe riuscita a farci sembrare più spaventoso il mondo reale non lo avevamo previsto.

PRO

  • Il cast, in particolare le interpretazioni di Urban e Starr
  • Gli ultimissimi minuti dell'episodio finale

CONTRO

  • Una stagione frettolosa e senza mordente
  • Il potenziale sprecato dei personaggi di Gen V
  • Povero visivamente, specie il finale che prometteva più spettacolo
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