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Devil May Cry, la recensione della seconda stagione disponibile su Netflix

Dante torna su Netflix con 8 nuovi episodi carichi di tamarraggine e proiettili, per un racconto dai toni più epici e con un cast più ampio rispetto al passato.

RECENSIONE di Diego Trovarelli   —   16/05/2026
Devil May Cry

A poco più di un anno dall'uscita della prima stagione, Netflix riapre le porte dell'inferno alla seconda tornata di episodi di Devil May Cry, serie di animazione creata dal produttore indiano-americano Adi Shankar e prodotta dalla coreana Studio Mir. Disponibile dal 12 maggio 2026, questa nuova batteria di puntate arriva dunque sulla piattaforma della N rossa a stretto giro di posta rispetto al debutto dello show, che aveva invece fatto attendere i fan per sette lunghi anni considerato l'annuncio risalente addirittura al 2018.

Il primo round dell'avventura aveva dato sfoggio di un notevole comparto visivo e registico, pur scivolando su certi aspetti della narrazione, ponendosi comunque come ideale punto di accesso all'immaginario creato dalla casa di Osaka per chiunque fosse a digiuno del brand. Ebbene, il ritorno di Dante e Lady avrà alzato l'asticella della qualità o sarà finito inghiottito dalle tenebre?

Un nuovo Dante

La seconda stagione di Devil May Cry riaccende la miccia da dove aveva finito di innescare l'esplosivo lo scorso anno. Eviteremo di ripercorrere i fatti salienti dell'episodio numero 8 per non rischiare di fare spoiler a chi non si è ancora avvicinato allo show, ma è sufficiente sapere che si riparte proprio da dove ci eravamo interrotti.

I due figli di Sparda a confronto
I due figli di Sparda a confronto

Come prevedibile, considerato il sentiero imboccato dagli eventi, il fulcro della faccenda stavolta risiede nel dualismo fra Dante e Vergil, che sostanzialmente si trovano dalle parti opposte di una barricata che divide due realtà diverse, ma in verità molto simili: Makai - l'inferno - e il mondo reale, rappresentato da un'America controllata da vertici spietati e ciechi, i cui intenti conservatori e oppressivi si fanno ancora più marcati in queste otto nuove puntate.

In estrema sintesi, all'inizio della vicenda il cardine narrativo è rappresentato dagli Arcana, preziosissime reliquie dotate di poteri straordinari, tra cui quello di mandare all'altro mondo, qui chiamato Mundus, il signore dei demoni. Ma non solo.

Gran brutta situazione per chi si trova a fronteggiare due tipi del genere
Gran brutta situazione per chi si trova a fronteggiare due tipi del genere

Sulle orme della stagione d'esordio, anche stavolta gli episodi si dimostrano alquanto verbosi e tendenti allo spiegone: è vero, gli intrecci dimensionali e le contorte dinamiche sovrannaturali hanno le loro regole belle ingarbugliate, ma sovente le azioni che verranno intraprese di lì a poco vengono spiattellate allo spettatore in maniera persino troppo didascalica, al punto che si ha spesso l'impressione di assistere a espliciti recap utili a non far perdere il filo.

In questo senso, proprio come la serie ci ha abituati, i flashback abbondano; soluzione, questa, di cui la sceneggiatura a tratti abusa - al punto da farne una pesante cifra stilistica - ma che comunque si rivela quasi forzata per ficcare l'articolato contesto narrativo e il background dei personaggi all'interno di un format che avanza trenta minuti alla volta.

Ad ogni modo, se è vero che negli episodi del 2025 la colorita caratterizzazione di Dante spesso sfociava in una punta di demenziale che poteva risultare eccessiva, un anno dopo il tono si è fatto sensibilmente più cupo e questo soprattutto grazie all'oscurità che la presenza di Vergil - stavolta più massiccia - getta sul protagonista e sulla faccenda in generale.

Il confronto fraterno intriso di gelosie e questioni irrisolte legate al passato mette infatti in scena un grande classico dei conflitti, sempre efficace, che spinge in profondità l'esplorazione delle personalità dei protagonisti di più (e meglio) di quanto la battaglia con il Bianconiglio aveva saputo fare nella prima stagione.

Nella prima stagione era solo accennato ma stavolta Vergil entra in scena in modo convinto
Nella prima stagione era solo accennato ma stavolta Vergil entra in scena in modo convinto

E così, ecco che assistiamo al disvelamento di un Dante nascosto, più tormentato e meno sopra le righe, a cui fa da contraltare un Vergil splendidamente tratteggiato, anche per merito della voce di un Luca Ghignone che tiene alta la qualità di un doppiaggio già di suo soddisfacente.

Tutto sommato, però, la verità è che, tra alleati, nemici e gregari, il parco personaggi è comunque ben assortito; ovviamente torna Lady, il cui design acquista un po' di quella solidità che lo scorso anno mancava grazie agli eventi che emergono, mentre a spiccare è un mefistofelico Arius, la cui rappresentazione e il passato danno vita a una figura seducente e infida.

Una storia più grande

Sono molte le cose che la seconda stagione di Devil May Cry compie nel solco di quella che l'ha preceduta, su tutte, mettere in scena cromie e coreografie di livello assoluto. Dal punto di vista visivo, infatti, il lavoro svolto dagli artisti dietro il progetto è lodevole e trova la propria sublimazione in combattimenti che portano sullo schermo un tripudio di colori vivaci ed effetti di luce da capogiro.

Dante che impugna Ebony e Ivory
Dante che impugna Ebony e Ivory

Insomma, le acrobazie e le evoluzioni che fanno da sostegno ai duelli che elettrificano gli otto episodi sono una vera gioia per gli occhi; meno riuscite, invece, le fasi in cui i personaggi corrono, che sembrano essere per l'ennesima volta l'annoso e irrisolvibile difetto di produzioni che si affidano a questo tipo di animazione.

A tutto questo, si aggiungono i soliti ettolitri di sangue che scorrono senza soluzione di continuità, tra squarci, ferite e mutilazioni varie che a un certo punto finiscono persino per perdere di drammaticità ed efficacia agli occhi dello spettatore.

Sul versante narrativo i peccati, invece, sono sempre gli stessi: a tratti, la storia appare annacquata da diramazioni e passaggi a volte asciugabili, mentre in altri frangenti lo spettatore non può far altro che accettare la personale logica degli eventi come un atto di fede.

Nella seconda stagione di Devil May Cry Dante e Lady imparano a conoscersi meglio
Nella seconda stagione di Devil May Cry Dante e Lady imparano a conoscersi meglio

Ovviamente stiamo parlando di una serie che non fa dell'aderenza alla realtà il proprio cavallo di battaglia, tutt'altro; quello di Shankar è un prodotto che trascina lo spettatore nel suo vortice di azione, fendenti e proiettili senza tanti perché, ma talvolta si ha l'impressione che certe sezioni siano state inserite pur essendo di fatto sacrificabili ai fini della storia.

L'accento di chiaro stampo sociopolitico di alcuni aspetti della storia, come prevedibile, torna anche stavolta: i nemici terrestri di Dante e Lady sono infatti l'incarnazione in stile anime di quei topic che riempiono quotidianamente i telegiornali, ma hanno comunque il merito di restare un passo indietro rispetto a quei temi relativi al retaggio familiare su cui questa stagione si appoggia, specie nelle battute finali dell'avventura.

Dante e Vergil a confronto
Dante e Vergil a confronto

Tuttavia, c'è da riconoscere che a differenza della stagione d'esordio, qui la vicenda si accende sin da subito. La prima metà delle puntate che hanno raccontato la guerra di Dante e Lady contro il Bianconiglio stentava infatti a ingranare, relegando tutti - o quasi - gli aspetti incisivi nell'ultimo terzo dello show. Stavolta invece la qualità della storia ci è parsa più costante, leggibile e meglio spalmata lungo l'arco degli episodi, mettendosi in moto sin dai primi battiti della stagione, pur al netto dei già citati momenti di calo.

Quel che più conta, però, e che per certi versi segna una virata più o meno evidente, è il cambio di "atteggiamento" della serie. L'entrata in scena di Vergil in pianta stabile e la dimensione dei duelli (decisamente più imponente rispetto alle scaramucce col Bianconiglio) rendono il racconto e i suoi snodi chiave più epici, caratterizzandoli con un tono "da impresa leggendaria" che amplia il respiro della storia e accresce la scala delle poste in gioco.

L'amore fraterno è sempre una bella cosa, non c'è che dire
L'amore fraterno è sempre una bella cosa, non c'è che dire

Tutto ciò genera qualche fisiologica conseguenza: i personaggi sul palcoscenico ora sono tanti, tutti con le proprie motivazioni più o meno interessanti, e le rispettive storyline frammentano, com'è normale - e forse persino troppo -, la narrazione. Questo rubacchia dello spazio a Dante che non sempre è sotto la luce dei riflettori, con la serie che più che essere un one man show è un racconto corale di verità da scoprire e vendette da portare a compimento.

Impossibile infine non menzionare il comparto musicale, a tutti gli effetti un personaggio aggiunto che trasforma ogni battaglia in un turbine di aggressività e stile. Anche quest'anno i brani su licenza sono parecchi, da Avril Lavigne agli Evanescence, ciascuno centratissimo per spirito e per quel ritmo che va perfettamente a braccetto anche con i momenti più leggeri e romantici.

Conclusioni

Multiplayer.it

7.5

Per la seconda stagione di Devil May Cry non staremo qui a gridare al miracolo, con Adi Shankar che prosegue sul terreno da lui stesso preparato lo scorso anno, ma non senza novità. Se infatti il lato estetico continua a servirsi della stessa vivacità cromatica e degli stessi espedienti visivi, è pur vero che ora è tutto più imponente e spettacolare. La storia persevera spesso in alcuni passaggi meno riusciti di altri, ma in generale il racconto si attesta su livelli di qualità più uniformi e regolari rispetto alle precedenti 8 puntate. L'entrata in scena di Vergil, poi, è un'ottima iniezione di adrenalina al pacchetto, che fa pendere l'atmosfera verso afflati più dark e decadenti.

PRO

  • Il tono epico della narrazione
  • Un Dante più tormentato
  • Animazioni e resa cromatica ottime

CONTRO

  • Gli spiegoni spesso imboccano lo spettatore
  • Alcuni passaggi diluiscono un po' la narrazione
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