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Lovecraft nei videogiochi: otto giochi che raccontano l'orrore cosmico in modi diversi

Otto giochi usciti tra il 2015 e il 2026 mostrano come l'orrore cosmico dei Miti di Cthulhu si adatti a generi diversi: survival horror, avventura grafica, gestionale e pesca.

SPECIALE di Silvio Mazzitelli   —   02/10/2026
Il protagonista di The Sinking City 2 e alcuni orrori cosmici

Si è ormai perso il conto di quanti videogiochi, nel corso degli anni, abbiano attinto dall'immaginario del geniale scrittore di Providence Howard Phillips Lovecraft. Le sue atmosfere oscure, le entità provenienti da realtà inconcepibili e il terrore generato dall'idea di trovarsi di fronte a qualcosa che la mente umana non è in grado di comprendere rappresentano d'altronde un terreno particolarmente fertile per il videogioco horror.

Uno dei primi titoli a raccogliere questa eredità fu The Lurking Horror di Infocom, uscito nel 1987. Si trattava di un'avventura testuale in cui uno studente doveva attraversare il campus universitario per completare la propria tesi, ma una violenta tempesta di neve avrebbe trasformato quella che sembrava una normale notte di studio in un incubo popolato da presenze tutt'altro che umane.

Da allora, sempre più videogiochi hanno attinto alle storie e ai Miti di Cthulhu, reinterpretando le creature e le idee alla base dell'universo narrativo dello scrittore americano. Il vero boom è arrivato però soprattutto negli ultimi anni, quando l'evoluzione tecnologica ha permesso di ricreare con un livello di dettaglio sempre maggiore le atmosfere claustrofobiche e disturbanti della sua narrativa.

L'horror rimane naturalmente il genere più legato a questo immaginario, ma non è l'unico: diversi sviluppatori hanno utilizzato le idee di Lovecraft come punto di partenza per esperienze che spaziano dall'avventura all'azione, passando per il gioco di ruolo arrivando persino a generi apparentemente molto lontani dal terrore.

Una selezione esaustiva sarebbe praticamente impossibile, considerando la quantità di opere che negli anni hanno attinto a questo universo. Abbiamo quindi scelto alcuni dei videogiochi più interessanti e particolari ispirati alle opere di H.P. Lovecraft, concentrandoci soprattutto su quelli che hanno saputo reinterpretarne in maniera originale l'immaginario.

Call of Cthulhu: l'investigatore e la sanità mentale, dal gioco di ruolo Chaosium

Se si parla di videogiochi che hanno cercato di portare sullo schermo l'universo di Lovecraft, Call of Cthulhu è probabilmente uno degli esempi più fedeli. Sviluppato da Cyanide e pubblicato nel 2018, il gioco è l'adattamento ufficiale dell'omonimo gioco di ruolo da tavolo di Chaosium e ci mette nei panni di Edward Pierce, un investigatore privato incaricato di indagare sulla morte della famiglia Hawkins sulla misteriosa Darkwater Island.

Call of Cthulhu si ispira non soltanto ai racconti di Lovecraft, ma anche al famoso gioco da tavolo di Chaosium
Call of Cthulhu si ispira non soltanto ai racconti di Lovecraft, ma anche al famoso gioco da tavolo di Chaosium

Quella che inizialmente sembra una normale indagine si trasforma presto in qualcosa di molto più oscuro, tra culti, esperimenti proibiti, strane visioni e antiche divinità. Il gameplay combina esplorazione, dialoghi e investigazione con alcuni elementi da gioco di ruolo: Pierce può sviluppare diverse abilità per trovare indizi, ricostruire gli eventi, interrogare gli abitanti dell'isola e sbloccare nuove possibilità durante l'indagine. Alcune conoscenze, soprattutto quelle legate all'occulto, possono però rivelarsi un'arma a doppio taglio.

È infatti la mente di Pierce a rappresentare uno degli elementi centrali dell'esperienza. Più l'investigatore si avvicina alla verità, più la sua sanità mentale viene messa alla prova, fino a rendere difficile distinguere ciò che è reale da ciò che potrebbe essere frutto della follia. La progressiva perdita di controllo sulla propria percezione, unita alla presenza di cultisti e creature che sfuggono alla comprensione umana, restituisce perfettamente uno dei temi più importanti della narrativa di Lovecraft: la conoscenza può essere tanto pericolosa quanto il male che essa permette di scoprire.

Pur mostrando qualche limite nel suo gameplay, Call of Cthulhu rimane quindi una delle interpretazioni più autentiche dell'orrore lovecraftiano in forma videoludica.

Still Wakes the Deep: l'orrore su una piattaforma petrolifera del Mare del Nord

Sviluppato da The Chinese Room e pubblicato nel 2024, Still Wakes the Deep ci porta su una piattaforma petrolifera scozzese nel Mare del Nord negli anni Settanta. Nei panni dell'elettricista Caz McLeary, ci ritroviamo intrappolati sulla Beira D dopo che una perforazione ha risvegliato qualcosa che era nascosto nelle profondità dell'oceano.

L'ambientazione della piattaforma petrolifera di Still Wakes the Deep riesce a essere tanto originale quanto inquietante
L'ambientazione della piattaforma petrolifera di Still Wakes the Deep riesce a essere tanto originale quanto inquietante

Il gameplay si concentra quasi completamente sulla sopravvivenza e sull'esplorazione della piattaforma, che viene progressivamente devastata dall'incidente. Non ci sono armi né un vero sistema di combattimento: per sopravvivere bisogna correre, nascondersi, arrampicarsi, nuotare e trovare un modo per attraversare le diverse sezioni dell'impianto, mentre i membri dell'equipaggio vengono trasformati in orribili creature.

Questa scelta rende ancora più evidente la sproporzione tra un uomo comune e la minaccia che ha liberato. È però la rappresentazione dell'entità al centro della storia a rendere Still Wakes the Deep particolarmente vicino a Lovecraft. Il gioco evita infatti di spiegare chiaramente cosa sia la creatura nascosta sotto la piattaforma, da dove provenga o quali siano le sue reali intenzioni. Caz può soltanto osservare le conseguenze del suo risveglio: una misteriosa forma di vita che contamina la piattaforma modifica gli esseri umani e altera progressivamente l'ambiente circostante.

L'ambientazione fa il resto. Gli spazi angusti della Beira D, il mare aperto e l'impossibilità di chiedere aiuto contribuiscono a creare una sensazione costante di isolamento, mentre la trasformazione dell'equipaggio rende sempre più difficile distinguere ciò che era umano da ciò che non lo è più. È proprio questa combinazione di impotenza, isolamento e terrore dell'ignoto che rendono il gioco un horror inquietante e ricco delle atmosfere che hanno reso così famosi i racconti di Lovecraft.

Dredge: un simulatore di pesca che di notte diventa un horror

A prima vista, Dredge sembra quasi un tranquillo simulatore di pesca, ma basta trascorrere qualche ora in mare per capire che qualcosa non torna. Sviluppato dal team neozelandese Black Salt Games e uscito nel 2023, il gioco ci mette al comando di un piccolo peschereccio con cui esplorare un arcipelago di isole remote, pescare, recuperare oggetti dai fondali e vendere il proprio bottino per migliorare progressivamente la barca.

Dredge riesce a inquietare nelle sue battute di pesca notturne grazie a un'atmosfera molto ben riuscita
Dredge riesce a inquietare nelle sue battute di pesca notturne grazie a un'atmosfera molto ben riuscita

Il problema è che, quando cala la notte, il mare cambia completamente volto. La nebbia nasconde presenze ostili, la sanità mentale del protagonista inizia a deteriorarsi e dalle profondità emergono creature sempre più strane, comprese numerose specie di pesci deformate da una misteriosa influenza. Anche la gestione dell'inventario, apparentemente una semplice componente gestionale, contribuisce alla tensione: bisogna organizzare con attenzione ogni spazio della stiva e decidere quanto rischiare prima di tornare in porto.

È però soprattutto l'atmosfera a rendere Dredge così vicino alla narrativa di Lovecraft. Il gioco non punta su un horror esplicito, ma costruisce lentamente la sensazione che sotto la superficie del mare si nasconda qualcosa di molto più antico e incomprensibile. Le conversazioni con gli abitanti, i relitti, gli strani reperti recuperati dagli abissi e i misteri disseminati sulle isole lasciano intuire una verità che il giocatore deve ricostruire da sé. Persino la tranquillità delle attività quotidiane finisce così per diventare una fonte di inquietudine, trasformando una semplice battuta di pesca in un viaggio sempre più vicino alla follia.

Call of the Sea e Call of the Elder Gods: avventure di enigmi lovecraftiane

Tra le interpretazioni più particolari dell'universo di Lovecraft troviamo anche Call of the Sea, avventura narrativa sviluppata dallo studio spagnolo Out of the Blue e pubblicata nel 2020. Ambientato negli anni Trenta, il gioco segue Norah Everhart, partita alla ricerca del marito Harry dopo la misteriosa scomparsa della spedizione di cui faceva parte. L'avventura si svolge su un'isola del Pacifico meridionale e si basa soprattutto sull'esplorazione in prima persona e sulla risoluzione di enigmi, senza alcun sistema di combattimento.

Call of the Sea e il suo sequel sono delle interessanti avventure investigative a tema Lovecraft, ma senza una vera componente horror
Call of the Sea e il suo sequel sono delle interessanti avventure investigative a tema Lovecraft, ma senza una vera componente horror

A rendere interessante Call of the Sea è soprattutto il modo in cui utilizza Lovecraft senza trasformarlo necessariamente in un horror. L'isola nasconde infatti tracce di antiche civiltà, strani rituali e conoscenze che mettono progressivamente in discussione ciò che Norah crede di sapere, mentre la storia affronta anche temi come la malattia, l'identità e il rapporto con ciò che non possiamo comprendere.

La stessa formula è stata ripresa nel 2026 da Call of the Elder Gods, sequel diretto ambientato trent'anni dopo. Questa volta i protagonisti sono Harry Everhart e la studentessa Evangeline Drayton, impegnati in un viaggio attraverso diverse parti del mondo e persino attraverso il tempo. Norah rimane comunque legata alla vicenda come narratrice, mentre la storia riprende alcuni elementi del primo capitolo e ne sviluppa ulteriormente la componente lovecraftiana, ispirandosi in particolare a L'ombra venuta dal tempo.

Più che sul terrore, entrambi i titoli puntano sulla curiosità e sul mistero, dimostrando come le idee di Lovecraft possano funzionare anche in un contesto non prettamente horror.

Chronicle of Innsmouth: Mountains of Madness, Lovecraft in un punta e clicca alla LucasArts

E se prendessimo i Miti di Cthulhu e li trasformassimo in un'avventura grafica alla Monkey Island? È più o meno questa l'idea alla base di Chronicle of Innsmouth: Mountains of Madness, particolare punta e clicca sviluppato dall'italiana PsychoDev e pubblicato da AtomicHorde e pubblicato nel 2021. Il gioco racconta la storia del detective Lone Carter, che si ritrova coinvolto in un mistero che lo porterà da Arkham fino all'Antartide, seguendo le tracce di una serie di omicidi e di antichi culti.

Lo scrittore di Providence in persona appare nell'avventura punta e clicca Chronicle of Innsmouth: Mountains of Madness
Lo scrittore di Providence in persona appare nell'avventura punta e clicca Chronicle of Innsmouth: Mountains of Madness

Il gameplay è quello delle classiche avventure grafiche degli anni '90: bisogna esplorare le ambientazioni, raccogliere oggetti, combinarli nell'inventario, parlare con i personaggi e risolvere una serie di enigmi. L'influenza di LucasArts è evidente, anche se PsychoDev sceglie un'interfaccia più moderna rispetto ai vecchi punta e clicca. Non mancano inoltre dialoghi ironici e situazioni surreali, che contrastano volutamente con la serietà delle vicende narrate.

Ed è proprio questo contrasto a rendere Mountains of Madness così particolare. Dietro l'estetica da avventura grafica vecchia scuola si nasconde infatti una storia profondamente legata a Lovecraft, ricca di riferimenti a luoghi, personaggi e racconti dello scrittore. L'incipit stesso richiama Alle montagne della follia, mentre nel corso dell'avventura compaiono elementi dei Miti di Cthulhu, culti esoterici, creature mostruose e persino versioni di H.P. Lovecraft e Abdul Alhazred.

Il risultato è quindi un curioso punto d'incontro tra lo stile delle avventure di LucasArts e l'orrore cosmico di Lovecraft, due mondi apparentemente inconciliabili che PsychoDev riesce a far convivere in un'avventura decisamente di nicchia, ma appassionante per i fan di Lovecraft. Quest'anno inoltre è in teoria in arrivo un nuovo capitolo, chiamato Chronicle of Innsmouth: Curse of Chaos, ispirato dai racconti La città senza nome e Nyarlathotep.

Worshippers of Cthulhu: un city builder dalla parte dei cultisti

Cosa succederebbe se, invece di cercare di sopravvivere agli orrori di Lovecraft, fossimo noi a metterci al servizio di Cthulhu? È questa la particolare premessa di Worshippers of Cthulhu, city builder sviluppato da Crazy Goat Games e pubblicato nel 2025, che trasforma il culto di un'entità cosmica nel fulcro delle proprie meccaniche. Il nostro obiettivo è infatti costruire e far prosperare una città su un misterioso arcipelago, reclutando nuovi fedeli e facendo tutto il possibile per risvegliare il Grande Antico.

In Worshippers of Cthulhu dovremo guidare una città atta a risvegliare un Grande Antico con ogni mezzo possibile
In Worshippers of Cthulhu dovremo guidare una città atta a risvegliare un Grande Antico con ogni mezzo possibile

Il gioco riprende le meccaniche tipiche del genere, dalla costruzione delle strade alla gestione delle risorse e della popolazione, ma le reinterpreta attraverso una serie di rituali decisamente poco convenzionali. I seguaci possono essere assegnati ai vari lavori, iniziati al culto, utilizzati per conquistare nuovi territori oppure sacrificati per ottenere il favore delle entità che veneriamo. I rituali permettono inoltre di ottenere conoscenze e benedizioni soprannaturali con cui espandere ulteriormente il nostro insediamento.

A rendere Worshippers of Cthulhu particolare è quindi soprattutto il modo in cui ribalta la prospettiva dell'orrore lovecraftiano, abbracciando il lato fanatico dei cultisti che spesso appaiono nelle storie dedicate a queste entità oltre il tempo. Il risultato è un city builder decisamente fuori dagli schemi, fatto di sacrifici umani, adorazione degli orrori cosmici e ricerca di conoscenze proibite, cosa che dimostra quanto l'universo di Lovecraft possa adattarsi anche a generi normalmente impensabili.

The Sinking City 2: il ritorno di Frogwares tra survival horror e Arkham sommersa

Recentemente il team ucraino di Frogwares ha pubblicato un seguito del primo The Sinking City, nonostante le difficoltà causate dal conflitto purtroppo ancora in corso nel Paese, che ne ha inevitabilmente rallentato lo sviluppo. Il primo capitolo della saga era un interessante mix tra survival horror e avventura investigativa alla Sherlock Holmes, altra serie per cui la software house è famosa, e si distingueva soprattutto per le atmosfere lovecraftiane e gli enigmi, pur mostrando qualche limite nei combattimenti.

The Sinking City 2 decide invece di trasformarsi quasi completamente in un survival horror, richiamando per diversi aspetti i più recenti Resident Evil in terza persona. L'avventura abbandona quindi la struttura open world del primo capitolo per adottare un'impostazione più lineare, anche se in alcuni momenti non manca una certa libertà di esplorazione, mentre il gunplay è stato notevolmente migliorato. A contribuire al risultato ci sono anche nuovi e inquietanti nemici, particolarmente riusciti e perfettamente in linea con le creature descritte nelle opere di Lovecraft.

Oltre a un gameplay solido, però, l'elemento migliore del gioco rimane l'atmosfera, che attinge a piene mani dall'immaginario costruito nei racconti del celebre scrittore. La storia è ambientata in una Arkham del 1929 completamente sommersa da un'inondazione soprannaturale, che ha portato con sé orribili vermi in grado di rianimare i cadaveri e altre creature provenienti da un mondo da incubo. A questo si aggiungono sette segreti, i riferimenti al Mondo dei Sogni e antichi rituali capaci di mettere in discussione la realtà stessa.

Tutti questi elementi rendono The Sinking City 2 uno dei survival horror più interessanti tra quelli ispirati a Lovecraft, grazie anche alla evidente passione che Frogwares ha dimostrato negli anni per le opere e i temi dello scrittore.

Bloodborne: l'orrore cosmico secondo FromSoftware

Uno dei capolavori di FromSoftware, immancabile in qualunque discussione che parli di Lovecraft e videogiochi. Uscito nel 2015 come esclusiva PlayStation 4, il titolo diretto da Hidetaka Miyazaki è uno di quelli che meglio riescono a ricreare le atmosfere di inquietudine tipiche delle opere dello scrittore di Providence. Bloodborne si distinse all'epoca per un gameplay che, pur basandosi sui pilastri di Dark Souls, prendeva una direzione diversa, diventando più veloce e introducendo alcuni elementi inediti, come la possibilità di trasformare le proprie armi e l'utilizzo delle armi da fuoco. A conquistare maggiormente i giocatori fu però la lore che ruota intorno al mondo creato da Miyazaki.

Bloodborne è uno dei titoli che meglio incarnano il senso di follia e inquietudine delle opere di Lovecraft
Bloodborne è uno dei titoli che meglio incarnano il senso di follia e inquietudine delle opere di Lovecraft

Se inizialmente l'avventura presenta un'atmosfera da horror gotico, in cui, nei panni di un Cacciatore, ci addentriamo nella città di Yharnam alla ricerca di una cura per una piaga che trasforma gli esseri umani in feroci bestie, scavando poi nei misteri del luogo e della notte infinita in cui i cacciatori si ritrovano, emergono dettagli sempre più inquietanti. Dietro gli eventi che stanno sconvolgendo la città si nasconde infatti l'influenza di creature antiche e misteriose, legate a forze che sembrano andare ben oltre la comprensione umana e che condizionano l'esistenza stessa del mondo.

Proseguendo nell'avventura, anche la percezione della realtà da parte del nostro Cacciatore inizierà lentamente a cambiare, rivelando minacce ben più terrificanti dei semplici lupi mannari e delle altre mostruosità dell'horror classico. Ogni nuova scoperta sulla verità della Notte della Caccia e sui segreti di Yharnam contribuisce così ad accrescere il senso di inquietudine, trasformando progressivamente quello che sembrava un oscuro racconto gotico in qualcosa di molto più vicino all'orrore cosmico di Lovecraft.

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