Il 20 maggio Warhorse Studios, il team dietro ai due amatissimi Kingdom Come: Deliverance, ha annunciato di essere al lavoro su due progetti molto ambiziosi: il primo sarà una nuova avventura legata proprio alla saga di Kingdom Come, mentre il secondo è un open world ambientato nella Terra di Mezzo. Negli ultimi mesi circolavano già diverse voci sul coinvolgimento dello studio in un gioco tratto da Il Signore degli Anelli, ma sembrava difficile immaginare un team abituato al realismo storico medievale alle prese con il fantasy per eccellenza.
La conferma ufficiale ha inevitabilmente acceso l'entusiasmo sia dei fan dei giochi di ruolo sia degli appassionati dell'opera di J.R.R. Tolkien. D'altronde Kingdom Come: Deliverance II è stato uno dei giochi più apprezzati dello scorso anno, ottenendo numerose candidature sia come miglior RPG sia come gioco dell'anno, motivo per cui le aspettative verso il team ceco sono inevitabilmente altissime.
Per ora le informazioni sul progetto sono ancora poche, ma Tobias Stolz-Zwilling, direttore della comunicazione di Warhorse, ha spiegato durante una diretta streaming che il gioco nasce prima di tutto dalla passione dello studio per il mondo creato da Tolkien. L'obiettivo sarebbe quello di realizzare un'esperienza estremamente immersiva, ricca di personaggi memorabili e con una forte componente narrativa.
Le premesse sono senza dubbio affascinanti, ma sviluppare un videogioco ambientato nella Terra di Mezzo porta con sé anche diversi rischi. Chiunque lavori su un'opera così amata deve inevitabilmente confrontarsi con il peso del materiale originale e con i limiti imposti dalla lore canonica dei libri e dei film, un aspetto che potrebbe diventare un freno importante soprattutto per un open world che punta a lasciare grande libertà ai giocatori.
I limiti de Il Signore degli Anelli
Non v'è dubbio che Il Signore degli Anelli e, più in generale, tutte le opere ambientate nella Terra di Mezzo siano tra i pilastri assoluti del fantasy moderno. Per molti versi, J.R.R. Tolkien può essere considerato il vero padre del fantasy classico contemporaneo. L'arrivo della trilogia cinematografica di Peter Jackson, ormai venticinque anni fa, ha consacrato ulteriormente l'opera, trasformandola in un fenomeno culturale globale con milioni di appassionati estremamente attenti al rispetto del materiale originale.
Accanto ai fan esiste poi la Tolkien Estate, l'organizzazione che attraverso gli eredi dell'autore gestisce buona parte dei diritti legati alle opere di Tolkien. La situazione dei diritti della Terra di Mezzo è in realtà molto frammentata e oggi non tutto passa direttamente dalla Tolkien Estate. Nonostante ciò, l'organizzazione continua ad avere una forte influenza sul modo in cui l'universo creato da Tolkien viene adattato, cercando di evitare reinterpretazioni troppo lontane dallo spirito originale.
Da un lato, l'esistenza di un controllo simile è sicuramente positiva, perché impedisce che film, serie o videogiochi tradiscano completamente l'identità della Terra di Mezzo. Dall'altro, però, può diventare anche un limite creativo per gli sviluppatori, soprattutto quando si tenta di raccontare qualcosa di nuovo senza entrare in conflitto con il canone. Basta osservare i videogiochi usciti negli ultimi decenni per rendersene conto. Tolti i vari giochi su licenza e le reinterpretazioni più leggere, come i titoli LEGO, quasi tutti i giochi ambientati nella Terra di Mezzo hanno sempre faticato a distaccarsi davvero dagli eventi raccontati nei libri o nei film.
Titoli ormai un po' datati, come Il Signore degli Anelli: La guerra del Nord o Il Signore degli Anelli: La Terza Era, cercavano di raccontare vicende parallele alla trilogia principale attraverso personaggi originali. Il problema è che spesso si aveva la sensazione di vivere soltanto "ai margini" della vera avventura, quasi come semplici spettatori delle imprese dei protagonisti originali.
Anche i tentativi più recenti non hanno lasciato particolarmente il segno. The Lord of the Rings: Gollum è stato un clamoroso fallimento, tanto da venire ricordato come uno dei peggiori giochi del 2023. Al di là dei problemi tecnici e ludici, era proprio l'idea di costruire un intero titolo attorno a Gollum a risultare debole: il personaggio aveva ormai già detto quasi tutto all'interno dell'opera originale. Anche The Lord of the Rings: Return to Moria, pur provando a raccontare eventi successivi alla trilogia, finiva per puntare più sulle meccaniche survival cooperative che su una narrativa davvero memorabile.
Gli unici giochi moderni capaci di ottenere un successo importante sono stati La Terra di Mezzo: L'ombra di Mordor e La Terra di Mezzo: L'ombra della guerra. Oltre all'uso dell'ottimo Nemesis System, ancora oggi ricordato come una delle meccaniche più originali degli ultimi anni (purtroppo non più utilizzata perché brevettato da Warner), questi titoli provarono a costruire una storia nuova attorno a personaggi originali come il ramingo Talion e Celebrimbor nella loro lotta contro Sauron. Tuttavia, proprio le molte libertà prese rispetto al canone divisero parecchio i fan più puristi.
Ed è proprio qui che nasce la grande difficoltà di qualsiasi progetto ambientato nella Terra di Mezzo: restare troppo vicini agli eventi dei libri limita enormemente la libertà narrativa, mentre allontanarsene troppo rischia di scontentare gli appassionati storici. Per questo motivo il nuovo progetto di Warhorse Studios potrebbe funzionare davvero solo scegliendo una strada precisa: creare qualcosa di completamente originale, ambientato nella Terra di Mezzo, ma finalmente libero dal peso costante delle storie già raccontate.
Vivere la Terra di Mezzo
La soluzione ideale per questo nuovo RPG di Warhorse Studios sarebbe ambientarlo o in un passato molto remoto della Terra di Mezzo, magari durante la Seconda Era, oppure molti anni dopo la conclusione de Il Signore degli Anelli, nella Quarta Era. La storia del mondo creato da J.R.R. Tolkien attraversa infatti epoche vastissime e ricche di eventi importanti, e scegliere un periodo lontano dalle vicende più conosciute permetterebbe agli sviluppatori di avere molta più libertà creativa, pur dovendo comunque rispettare alcuni elementi fondamentali del canone, descritti in opere come Il Silmarillion.
Ambientare il gioco nella Quarta Era potrebbe offrire margini molto ampi. Di quel periodo storico si conosce relativamente poco e ciò darebbe agli autori la possibilità di costruire una narrativa originale senza il peso costante degli eventi già raccontati. Volendo, Warhorse potrebbe persino prendere ispirazione dalle idee abbozzate da Tolkien per The New Shadow, il seguito mai completato de Il Signore degli Anelli, ambientato durante il regno di Eldarion, il figlio di Aragorn, rimasto però solo a livello di concept.
Warhorse Studios ha già dimostrato con Kingdom Come: Deliverance e Kingdom Come: Deliverance II di essere maestra nella costruzione di mondi immersivi e credibili. In quei titoli, ogni villaggio, castello o paesaggio della Boemia medievale trasmette la sensazione di appartenere davvero a un mondo vivo, senza contare l'ottima qualità della scrittura di personaggi e intrecci narrativi.
Proprio per questo, un gioco svincolato dagli eventi raccontati ne Lo Hobbit e ne Il Signore degli Anelli potrebbe rappresentare la scelta perfetta. Darebbe agli sviluppatori la possibilità di creare una storia davvero nuova, lasciando ai giocatori la libertà di esplorare la Terra di Mezzo senza sentirsi costantemente "all'ombra" dei protagonisti storici della saga. Inoltre, considerando la cura quasi maniacale che Warhorse ha sempre dimostrato verso la ricostruzione storica e narrativa, il rischio che il team possa snaturare l'universo di Tolkien appare piuttosto basso. Anche le dichiarazioni di Tobias Stolz-Zwilling, che ha definito il progetto come un'opera nata soprattutto dalla passione del team verso Tolkien, lasciano ben sperare.
Probabilmente passeranno ancora diversi anni prima di vedere concretamente questo nuovo progetto, ma l'idea di vivere la Terra di Mezzo con il livello di immersione e profondità visto in Kingdom Come è già sufficiente per far sognare moltissimi fan. Se Warhorse riuscirà davvero a trovare il giusto equilibrio tra rispetto del canone e libertà creativa, potremmo trovarci davanti a uno dei videogiochi più ambiziosi mai realizzati sull'universo di Tolkien.
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