Medieval 2: Total War  0

Creative Assembly torna alle origini, raccontando per la seconda volta nella sua serie “Total War” il periodo medievale.

ANTEPRIMA di Matteo Caccialanza —   22/05/2006

Passando alla modalità tattica a turni, sono numerose le aggiunte fatte per contestualizzare al meglio il gioco al periodo storico. Non solo sarà possibile sfruttare le principesse come arma diplomatica per combinare alleanze e matrimoni, ma gran parte dell’influenza politica e militare sarà nelle mani della Chiesa e a seconda delle nostre abilità potremo guadagnare i favori del Papa o infiltrare un nostro uomo nel Collegio dei Cardinali in modo da rimpiazzarlo dopo una sua “accidentale” dipartita. In entrambi i casi il nostro potere crescerà enormemente, potendo ad esempio dichiarare eretici i nostri avversari o iniziare una nuova Crociata particolarmente profittevole. E’ chiaro quindi che la Chiesa è la più potente delle 21 fazioni presenti nel gioco (di cui solo 17 selezionabili dal giocatore… e ovviamente essa non è fra queste) ma gli aspetti religiosi del gioco non si fermano qui. Poichè la legittimità del nostro potere politico dipende soprattutto dall’appoggio di Roma, dovrà essere nostra premura inviare preti e sacerdoti ovunque nel nostro regno venga riportato l’insorgere di un’eresia, in modo da soffocarla con ogni strumento adeguato e una volta scoperto il Nuovo Mondo, l’evangelizzazione dei nativi sarà una delle attività che ci faranno guadagnare il maggior favore. Non a caso una delle nuove fazioni presenti è quella degli Aztechi, primitivi privi della polvere da sparo e più deboli persono in corpo a corpo, ma caratterizzati da bonus al morale e alla resistenza sul campo di battaglia da offrire una sfida equilibrata per i giocatori della Vecchia Europa. In uscita a Novembre, il gioco ci è parso praticamente finito, a meno di un framerate non perfettamente stabile e il finale processo di bilanciamento che inevitabilmente si protrarrà anche oltre l’uscita sugli scaffali tramite patch e correzioni.

La ragione ufficiale per questa scelta è che il medioevo è forse il miglior periodo possiible per “raccontare la guerra”, dati i molteplici aspetti delle diverse culture e il miscuglio di barbarismo e tecnologia che ne cartterizzò le fasi finali. Con una piccola licenza “storica” sul consueto calendario infatti, il nuovo Medieval si spingerà fino alla scoperta dell’America e oltre, coprendo 450 anni che ci vedranno impegnati tanto nelle crociate che nella conquista del Nuovo Mondo. Infine, le nuove potenzialità che la tecnologia può esprimere al giorno d’oggi sono molto diverse e gli sviluppatori sentivano di poter realizzare finalmente alcune delle idee che nel capostipite della serie erano state accantonate. Le innovazioni – quantomeno estetiche - da questo punto di vista si sprecano nella modalità di combattimento in tempo reale, che ha ben poco a che vedere con i capitoli precedenti, Rome: Total War in primis. I singoli soldati sono assultametne dettagliati, modellati con cura e ricchi di particolari, oltre che ricoperti di shaders che li fanno letteralmente “uscire” dallo schermo, sia che indossino armature complete o i caratteristici elmetti dei coloni spagnoli. Anche le animazioni sono molto puntuali, con le prime linee di ogni schieramento impegnate in una reale battaglia che dà spettacolo di sè su più livelli, dalla pugna collettiva al singolo duello, e col tempo le singole ferite diventano visibili sulle truppe, il cui sangue va a tingere di rosso le rispettive divise e il terreno sotto i loro piedi.