Scorn, abbiamo provato il macabro horror per PC e Xbox

Abbiamo provato la prima ora di Scorn, la rivoltante avventura horror il cui immaginario è ispirato ai lavori di HR Giger in arrivo su PC e Xbox.

PROVATO di Vincenzo Lettera   —   21/09/2022
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In Scorn non ci sono dialoghi. Durante l'intera ora che abbiamo passato testando l'inizio del gioco, non c'è stata una frase, un'esclamazione o un pensiero ad alta voce. Invece, il nostro disturbante viaggio nell'avventura horror di Ebb Software è stato scandito per tutto il tempo da rumori repellenti, un misto di ossa e tendini, muscoli e metallo, in maniera perfettamente coerente con gli ambienti biomeccanici creati dallo sviluppatore serbo.

In uscita il 21 ottobre su PC e Xbox, quest'opera si era già distinta per la sua dichiarata ed evidente ispirazione ai lavori di HR Giger, l'immaginario alieno grottesco e l'enfasi verso il body horror. Provando Scorn, tuttavia, ci siamo trovati davanti a un'esperienza molto diversa da quella a cui il genere horror ha abituato negli anni: almeno fino al punto in cui siamo arrivati, non ci sono spaventi, nessun nemico da cui fuggire disperatamente o mostri da eliminare coi pochi proiettili a disposizione. Si sa già che nel corso delle circa sei ore di gioco ci saranno anche dei momenti d'azione, ma è chiaro che il focus di Scorn sarà sull'atmosfera, l'esplorazione e la risoluzione di enigmi ripugnanti.

La prima macabra ora

Scorn, il giocatore non è messo benissimo
Scorn, il giocatore non è messo benissimo

Per avere un'idea di quello che ci aspetta in Scorn non dobbiamo neanche avviare il gioco. Fin dalla schermata d'avvio ci si trova davanti al volto del proprio personaggio, completamente scarnificato, le unghie consumate e le vene ben visibili lungo le ossa delle braccia sottilissime. Lo vediamo avvolto da quelle che sembrano radici di un posto alieno, ma l'inizio del gioco non dà alcuna spiegazione di come ci sia arrivato. In un flash lo vediamo trascinarsi verso un'imponente torre, prima di cadere in un vuoto e risvegliarsi in una struttura a metà tra un tempio e una enorme prigione.

Spendiamo un po' di tempo guardandoci attorno, soffermandoci su ogni disgustoso dettaglio: si passa davanti a una porta con uno strano meccanismo, si percorrono corridoi desolati, attraversati da cavi e meccanismi organici. C'è una luce al centro di una stanza, ma non è chiaro da cosa sia alimentata. Non sembrano esserci pericoli, ma poi ci troviamo davanti a un dispositivo biomeccanico con una fessura nel mezzo. Ovviamente, decidiamo di fare quello che (non) farebbe chiunque in quella situazione: ci infiliamo il braccio. È da questo momento in poi che Scorn comincia a entrare nel vivo.

Sull'avambraccio del protagonista viene impiantato uno strano meccanismo con un aculeo retrattile, uno "spinotto" che gli permette di interagire con interruttori, macchinari e terminali che si trovano nello scenario. Lo si può così usare per attivare cancelli e aprire la strada a nuovi corridoi, ma è quando arriviamo in un'immensa sala con una torre nel mezzo che le cose si fanno veramente interessanti.

Senza scendere troppo nel dettaglio, ci siamo trovati davanti a un elaborato enigma diviso su più piani, e che coinvolgeva dei gusci da spostare nel giusto ordine, macchine di tortura e un trasporto su binari. Il puzzle non era particolarmente complicato, ma portarlo a termine è stato lento, sadico e straziante, sebbene gli sviluppatori ci abbiano poi svelato che quello stesso enigma aveva più di una soluzione possibile.

Inferno biomeccanico

In questa sala c'era uno degli enigmi principali della demo di Scorn
In questa sala c'era uno degli enigmi principali della demo di Scorn

Superato il puzzle, si continua ad avanzare in questo inferno biomeccanico fino a raggiungere una nuova area. Cadaveri accatastati, gusci vuoti e strane colonne dalla forma fallica invitano a risolvere un nuovo enigma: usando un altro terminale bisogna spostare altri contenitori, mentre in sottofondo si comincia a sentire una musica infausta. È qui che si ottiene la principale arma del gioco, un disgustoso fucile organico che per il momento non ha proiettili, ma che può allungare con violenza la sua punta. All'inizio serve unicamente per colpire ed eliminare degli esseri volanti che bloccano il percorso con il loro gas, ma è evidente che più avanti nel gioco l'arma verrà utilizzata sia per interagire con l'ambiente che per eliminare nemici più pericolosi.

Quello che resta da capire è quanto cambierà l'esperienza nel momento in cui Scorn comincerà a introdurre mostri mortali e altre armi con cui difendersi: il team di sviluppo ha sottolineato quanto il gioco non sia assolutamente uno sparatutto, ma nell'ultimo trailer si è visto il personaggio ricaricare l'arma con delle munizioni, e grosse creature aliene che lo inseguono e lo assaltano.

Ci vuole fegato per questo puzzle di Scorn
Ci vuole fegato per questo puzzle di Scorn

Da quanto visto e provato finora, Scorn lascia il segno proprio nel modo in cui tormenta il giocatore e lo tortura sia fisicamente che mentalmente, gettandolo completamente nudo in una prigione dove tutto è sadico, ostile e grottesco.

La prima ora di Scorn è stata repellente e disturbante quanto ci si aspettava. I trailer e i diari di sviluppo ci avevano preparato al body horror estremo e al mondo di gioco macabro e inquietante, in cui carne e metallo si intrecciano e si mescolano in maniera surreale. Quello che ha sorpreso è invece la totale assenza di nemici tradizionali e il focus sugli enigmi ambientali, con puzzle che si spera possano essere elaborati e disturbanti come quelli incontrati all'inizio del gioco. Ci vuole sicuramente stomaco per avanzare nell'inferno biomeccanico creato da Ebb Software, ma in mezzo a una marea di giochi horror tutti troppo simili tra loro, Scorn si preannuncia una disturbante e benvenuta novità.

CERTEZZE

  • Enfasi su enigmi elaborati e macabri
  • L'ambientazione è disturbante e originale
  • Effetti sonori da brivido
DUBBI
  • Gli enigmi saranno abbastanza diversificati?
  • I momenti d'azione sono ancora da valutare