WWE 2K19: il provato da Londra 12

Dopo un'annata tutt'altro che impeccabile, la storica serie WWE cerca di tornare in carreggiata all'insegna del "WOOOOO"! Ecco il nostro provato

PROVATO di Aligi Comandini —   22/09/2018

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Fanbase in preda a un costante misto di sacro furore e rapimento mistico al pari di quella del wrestling ce ne sono davvero poche, anche perché questo incredibile groviglio di possanza atletica e trame che rivaleggiano quelle delle sitcom sudamericane non è paragonabile praticamente a nient'altro nel magico mondo dell'intrattenimento. Questa passione, prevedibilmente, si trasla anche nel mondo dei videogiochi, dove i WWE hanno sempre rappresentato un "colpo sicuro" accolto con gioia dalla maggior parte degli appassionati. Negli ultimi anni, però, ci sono stati degli strambi smottamenti: con il passaggio della serie nelle mani di 2K, e la collaborazione tra lo storico team Yuke's e i Visual Concept, ci si aspettava un balzo di qualità straordinario all'interno della serie, capace di portare i titoli dedicati al wrestling al livello degli NBA; invece le evoluzioni sono state piuttosto marginali, con una spinta maggiore verso il realismo che non tutti hanno accolto a braccia aperte, e alcune decisioni a livello contenutistico non propriamente apprezzatissime. WWE 2K19 ha quindi il duplice compito di riproporre un'esperienza completa, e di riconquistare la fiducia dei fan. Lo abbiamo provato a Londra, durante un bell'evento in presenza della carismatica Charlotte Flair.

Un ring sdrucciolevole

Partiamo dalle basi, perché questo WWE è andato incontro a molteplici cambiamenti a livello di gameplay, e molti di questi erano quantomai necessari. Gli ultimi capitoli sono stati criticati in lungo e in largo per la loro lentezza, nettamente più vicina a quella dei match reali (andare a mille per tutta la durata dei main show non è esattamente una passeggiata, dopotutto) ma poco indicata per un titolo che fa della spettacolarità e del divertimento il suo nucleo. WWE 2K19 ha quindi cambiato rotta, rendendo più responsivi i controlli (la finestra attiva delle contromosse è simile al passato, ma la latenza nella risposta ai comandi pare diminuita) e aggiungendo delle manovre chiamate "Payback" che permettono di ritornare in carreggiata se si subiscono troppi danni dall'avversario in un match a senso unico. I Payback sono equipaggiabili a parte e hanno effetti quantomai variegati: si va da una contromossa riottenuta immediatamente (sono ancora legate a un numero limitato che ci mette del tempo a rigenerare, per evitare un continuo susseguirsi di reversal online), fino a buff di vario tipo e alle Overcharge, dei Payback potenziati che possono ribaltare il match ma sono limitati a un singolo utilizzo. Una buona trovata per impedire che i match si trasformino in uno scontro tra esseri striscianti ormai incapaci di danneggiarsi.

Il ritmo è quindi cambiato: i momenti morti sono meno numerosi e il sistema di combattimento ha riacquistato un po' di sano impatto scenico; non è però il caso di aspettarsi una totale rivoluzione. Alla base sia la fisica che le meccaniche fondamentali rimangono le stesse, e questo significa animazioni abbastanza spezzate tra loro, momenti "random" dove gli impatti non funzionano come dovrebbero, e un po' di gofferia generale. Sono sacrifici legati a un sistema che andando avanti si è riempito sempre più di manovre e complessità, ma ci piacerebbe vedere un lavoro un po' più sopraffino sulle animazioni nei prossimi capitoli, se non altro per eliminare un po' di legnosità generale. Nel complesso, comunque, il gameplay di WWE 2K19 ci è parso un valido passo nella giusta direzione, e non possiamo che accoglierlo con gioia.

Il ritorno di Daniel

I cambiamenti di questo capitolo non riguardano solo le meccaniche fondamentali: parlavamo prima della necessità di offrire nuovamente contenuti apprezzabili da tutti i fan, e 2K ha risposto quest'anno con uno Showcase dedicato ad una delle Superstar più amate della WWE, Daniel Bryan. Lo showcase di Daniel è tuttavia diverso da quelli visti in passato, epiche storyline legate alla gloriosa storia degli idoli della disciplina: trattandosi della carriera di uno degli atleti più umani e genuini in circolazione, è una vera e propria chiacchierata con il protagonista in persona, che racconta le vicende da lui vissute fin dagli albori del suo percorso con ironia e intelligenza. È una gran modalità insomma, e anche se ne abbiamo potuto provare solo le prime battute ci è sembrata una lodevole aggiunta a questo capitolo. La MyCareer del giocatore, dal canto suo, è andata incontro a uno stravolgimento ancor più marcato, ed è ora molto più concentrata su una singola storyline lineare, che vi vede partire da una federazione minore e scalare lentamente i ranghi.

Anche qui, non abbiamo potuto affrontarla in toto, ma non si passa da una federazione quasi amatoriale alle leghe principali di botto: il percorso è molto più graduale e interessante rispetto al passato, le superstar con cui si ha a che fare sono tutte doppiate dalle loro controparti reali (e sono parecchie), e le vicende prendono pieghe a dir poco inaspettate. Gli sviluppatori in persona dopotutto ci hanno detto di aver evitato volutamente una storia troppo legata alla realtà, e di aver fatto cose "possibili solo in un videogame". Difficile al momento comprendere di cosa si tratti, ma siamo indubbiamente incuriositi, oltre che interessati alle novità legate allo sviluppo del proprio alter ego, ora in grado di selezionare tra vari stili predefiniti e modificabili in ogni momento, e potenziato grazie a rami di sviluppo che ricordano quelli dei GDR.

Mic skills o fisico?

Non finisce qui, perché tra le modalità affrontabili torna anche il WWE Universe, con un sistema di campionati migliorato e una personalizzazione mai vista prima (è possibile personalizzare persino le valigie del Money in the Bank, per dire), e arrivano le 2K Towers - vicine paradossalmente alle torri di Mortal Kombat - con sfide daily e settimanali che porteranno i giocatori a scontrarsi con le leggende del wrestling per ottenere ricchi premi e cotillon. Unite il tutto a un roster ormai sconfinato, e a un editor incredibilmente preciso (i volti possono venir modificati in ogni minimo dettaglio, al solito) e otterrete un titolo capace di occupare un quantitativo folle delle vostre ore di vita. Non è però tutto una manna... sono rimaste le buste, e con esse le limitazioni alla personalizzazione dei propri wrestler.

Non si parla ovviamente di un sistema completamente limitato dalle microtransazioni: queste sono presenti, e le buste ottenibili pagando permettono di personalizzare i propri personaggi un po' più rapidamente rispetto agli altri, purtroppo, ma tutto può essere ottenuto con un misto di valuta di gioco e punti non acquistabili. Solo che le personalizzazioni costicchiano, e prima di poter utilizzare ogni singolo oggetto dovrete vincere un bel po' di match; una limitazione non certo piacevole per chi era abituato alla semplice scelta libera di mosse extra e oggetti dei vecchi capitoli. Peccato anche per il comparto tecnico, poiché volti e dettaglio dei singoli atleti sono migliorati, ma a livello di animazioni e impatto generale non sono certo stati fatti passi da gigante, e i WWE non sono esattamente un picco irraggiungibile quando si tratta di grafica. Beh, come ci ha detto la gloriosa Charlotte: "un wrestler deve avere un po' di tutto, ma ognuno è unico e può farsi valere anche quando eccelle solo in una singola qualità tra potenza fisica, carisma e agilità". WWE 2K19 non sarà ancora il pacchetto completo che i fan volevano, però se non altro ora sembra essere tornato a vedersela con le superstar.

Le migliorie di WWE 2K19 sono molteplici, ma il gioco si porta dietro ancora qualche magagna dei capitoli precedenti, ed è difficile al momento capire se le modifiche basteranno a riconquistare la fiducia della feroce e appassionata fanbase del wrestling. Contenutisticamente, ad ogni modo, siamo davanti a un titolo notevolissimo, con un roster sconfinato e ulteriormente rafforzato da un brillante showcase dedicato a Daniel Bryan. Ora non resta che aspettare la recensione, ma se non altro siamo tornati ottimisti da Londra.

CERTEZZE

  • Contenuti davvero massicci, e ottimo showcase dedicato a Daniel Bryan
  • Gameplay e ritmo migliorati
  • La modalità Carriera sembra molto più curata del solito

DUBBI

  • Validità della storyline del MyCareer ancora da constatare
  • Le animazioni sono ancora piuttosto legnose, e il sistema ha ancora qualche magagna