Per The Chinese Room la politica dei rimborsi di Steam è una "ca***ta"

Per alcuni giochi due ore sono troppe, per altri sono insufficienti

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   14/04/2017
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The Chinese Room, lo sviluppatore tra gli altri di Dear Esther ed Everybody's Gone to the Rapture, si è scagliato su Twitter contro la politica dei rimborsi di Steam, ossia contro il limite delle due ore di gioco per poterli richiedere, definendola una "ca***ta"

Come più volte sottolineato in passato, un tempo così netto non si adatta bene a tutti i giochi: ce ne sono alcuni per cui due ore quasi non bastano per raccapezzarsi con le impostazioni, e altri più brevi, e magari poco costosi, per cui due ore consentono di arrivare fino alla fine. Se pensiamo poi ai titoli in accesso anticipato, in cui prima di vedere il gioco completo possono passare anni e anni, capirete che il problema c'è eccome e gli squilibri sono molti.

Per questo l'idea sarebbe di legare la richiesta di rimborso a una percentuale di completamento dei giochi, più che a un tempo fisso. In questo modo si tutelerebbero maggiormente tutti gli attori sulla scena, giocatori compresi, con questi ultimi che potrebbero provare più a lungo alcuni titoli prima di decidere. Chissà se Valve, la software house che gestisce Steam, starà a sentire o farà finta di niente.