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Crisi memorie DRAM, Google guarda anche alla Cina: nel mirino i chip CXMT per l'IA

Google sarebbe interessata alle memorie DRAM di CXMT: una mossa che potrebbe ridurre la dipendenza dai grandi produttori, ma che rischia di complicare i rapporti con l'amministrazione Trump.

NOTIZIA di Raffaele Staccini   —   18/06/2026
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La carenza globale di memorie continua a influenzare il settore tecnologico e spinge le aziende a cercare nuove soluzioni per garantire le forniture necessarie ai propri prodotti. In un contesto caratterizzato da prezzi in crescita e disponibilità limitata, emergono indiscrezioni che potrebbero modificare gli equilibri di uno dei mercati più strategici dell'industria dei semiconduttori.

Secondo alcune fonti non ufficiali, Google starebbe valutando la possibilità di acquistare chip DRAM dal produttore cinese CXMT, abbreviazione di ChangXin Memory Technologies. Se confermata, l'operazione rappresenterebbe una novità significativa in un settore tradizionalmente dominato da pochi attori internazionali.

Google potrebbe ridurre la dipendenza dai grandi produttori di memoria

Attualmente il mercato globale delle memorie DRAM è controllato principalmente da Samsung, SK hynix e Micron, aziende che negli anni hanno consolidato una posizione dominante nella produzione di questi componenti essenziali per smartphone, server, sistemi di intelligenza artificiale e dispositivi elettronici di ogni tipo. Le indiscrezioni sull'interesse di Google verso CXMT sono emerse sui social network attraverso alcuni analisti e osservatori del settore.

Il rumor, apparso su X, è stato poi collegato direttamente al CEO di Google e Alphabet, Sundar Pichai
Il rumor, apparso su X, è stato poi collegato direttamente al CEO di Google e Alphabet, Sundar Pichai

Al momento non esistono conferme ufficiali né dettagli concreti sulle eventuali forniture, ma la sola ipotesi evidenzia la crescente pressione che la scarsità di memoria sta esercitando sull'intera filiera tecnologica. Resta inoltre da capire quale potrebbe essere la destinazione dei chip prodotti dall'azienda cinese. Le memorie potrebbero essere utilizzate negli smartphone Pixel, nelle infrastrutture cloud oppure nei processori dedicati all'intelligenza artificiale sviluppati internamente da Google. Tra le ipotesi più accreditate vi è quella legata alle future generazioni delle TPU, i chip personalizzati utilizzati dall'azienda per addestrare ed eseguire modelli di IA.

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Le stime indicano infatti che Google potrebbe puntare a distribuire fino a 3 milioni e 500 mila TPU entro il 2028. Un obiettivo che richiederebbe volumi elevati di memoria e una catena di approvvigionamento più diversificata rispetto a quella attuale.

L'interesse verso il produttore cinese arriva in una fase di forte espansione per CXMT. L'azienda starebbe preparando il proprio debutto in borsa e, parallelamente, avrebbe avviato un piano per incrementare la capacità produttiva. Entro la fine del 2026 la produzione potrebbe raggiungere circa 300.000 wafer al mese, rispetto agli attuali 200.000.

La crescita della società si inserisce però in un quadro geopolitico complesso. Negli ultimi mesi sono emerse notizie secondo cui le autorità statunitensi avrebbero valutato l'inserimento di CXMT, insieme ad altre aziende cinesi, in una lista di restrizioni commerciali. Secondo diverse ricostruzioni, il provvedimento non sarebbe stato adottato per evitare un ulteriore deterioramento dei rapporti tra Washington e Pechino.

A spingere aziende come Google verso possibili fornitori alternativi sono soprattutto i costi. La domanda legata all'intelligenza artificiale e ai data center ha provocato una forte pressione sul mercato delle memorie, contribuendo all'aumento dei prezzi. Un fenomeno che coinvolge l'intero settore tecnologico, inclusi i PC handheld come il nuovo MSI Claw 8 EX AI+.

Nelle scorse ore anche il CEO di Apple, Tim Cook, ha definito gli attuali prezzi delle memorie "insostenibili", spiegando che gli aumenti risultano ormai inevitabili. Dichiarazioni che confermano come la carenza di chip stia diventando una delle principali sfide per i produttori hardware.

Se le indiscrezioni su Google dovessero trovare conferma, il mercato delle memorie potrebbe entrare in una nuova fase caratterizzata da una maggiore apertura verso fornitori alternativi. Una scelta che avrebbe implicazioni non solo economiche in un settore sempre più centrale per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali globali.

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