Discriminazioni di genere e razziali in aumento nei videogiochi online, secondo uno studio

Secondo un sondaggio, nel 2021 sono aumentati i casi di insulti, molestie e discriminazioni nei videogiochi online.

NOTIZIA di Stefano Paglia —   15/09/2021
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Secondo un sondaggio condotto in collaborazione da Newzoo e dalla Anti-Defamation League (ADL), nel 2021 sono aumentati i casi di molestie e insulti di genere e razza nei videogiochi online come Valorant e Rocket League.

I dati sono stati estrapolati da un campione di 2.200 giocatori statunitensi fino all'età di 45 anni che giocano solitamente titoli multiplayer online, circa 550 di questi hanno tra i 13 e 17 anni. Nonostante il 99% dei partecipanti affermi di aver avuto esperienze sociali positive giocando online, molti hanno vissuto anche dei momenti piuttosto negativi.

L'83% degli adulti e il 60% degli adolescenti intervistati afferma infatti di aver subito una qualsiasi forma di molestia in un videogioco online negli ultimi 6 mesi.

La forma più comune di molestia è quella di genere e verso le donne, un dato in continuità con il sondaggio fatto lo scorso anno dalla ADL. Tuttavia ciò che preoccupa è che la percentuale di donne che affermano di essere state molestate è passata dal 41% dello scorso anno al 49% del 2021. Le altre forme di molestie più diffuse sono quelle razziali verso i giocatori di colore (42% quest'anno contro il 31% del 2020) e asiatici (38% contro il 26% del 2020).

I dati del sondaggio di ADL e Newzoo
I dati del sondaggio di ADL e Newzoo

Per quanto riguarda i videogiochi dove sono stati riscontrati il numero maggiore di casi molestie e insulti, troviamo ai primi posti Valorant (79%) e Rocket League (78%). Minecraft, tra i giochi menzionati nel sondaggio, è quello con il numero minore di casi segnalati, ma siamo comunque sul 46%. La percentuale di persone che afferma di aver smesso di giocare a un determinato gioco per via di atteggiamenti tossici da parte degli altri giocatori è del 27%, contro il 22% dello scorso anno. Inoltre dal sondaggio emerge che i casi di doxing (ottenere e condividere online le informazioni personali di un individuo) sono salite al 22%, mentre quelli di swatting ( l'atto di raggirare i servizi di emergenza per inviare un unità a casa di un malcapitato) sono saliti al 20%.