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Google perde ancora: la Corte UE conferma la sanzione per la pubblicità sul gioco d'azzardo su YouTube

La Corte di giustizia dell'Unione europea respinge il ricorso di Google sulla sanzione inflitta dall'Italia: la decisione potrebbe avere effetti sulla responsabilità delle piattaforme online.

NOTIZIA di Raffaele Staccini   —   16/07/2026
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Google ha incassato una durissima e storica sconfitta, con la Corte di Giustizia dell'Unione Europea che ha emesso una sentenza destinata a cambiare per sempre le regole del gioco per le grandi piattaforme digitali. I giudici del Lussemburgo hanno stabilito che una multinazionale tecnologica non può più invocare l'immunità automatica o sottrarsi alle proprie responsabilità legali nel momento in cui stringe accordi commerciali e di spartizione dei ricavi con i creatori di contenuti che pubblicano video sui suoi canali.

La controversia specifica trae origine da una sanzione amministrativa da 750.000 euro inflitta originariamente dall'AGCOM, l'Autorità italiana per le garanzie nelle comunicazioni, a causa della massiccia diffusione di video pubblicitari legati al gioco d'azzardo su YouTube, una pratica severamente vietata dalla legislazione del nostro Paese.

Crolla il vecchio scudo dell'intermediario passivo

Nel tentativo di far annullare la multa, confermata in prima battuta da un tribunale amministrativo italiano nel 2022, i legali di Google avevano fatto leva sulle storiche tutele europee dedicate ai fornitori di servizi di intermediazione. Secondo questa dottrina giuridica, una piattaforma online non può essere ritenuta responsabile delle violazioni commesse dai propri utenti, a patto che il suo ruolo rimanga puramente tecnico, passivo e limitato all'hosting dei file.

YouTube è responsabile degli spot che girano sulla piattaforma
YouTube è responsabile degli spot che girano sulla piattaforma

La Corte di Giustizia ha tuttavia respinto con fermezza questa linea difensiva, chiarendo che lo scudo protettivo cessa immediatamente di esistere quando il gestore della piattaforma assume un ruolo attivo. Secondo il verdetto dei magistrati europei, l'intervento diventa attivo nel momento preciso in cui l'azienda analizza i metadati, la tematica del canale, la cronologia dei video e i flussi di visualizzazione di un creator allo scopo di ottimizzare i contratti pubblicitari e trarne un profitto economico congiunto.

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Nel caso esaminato, i filmati promozionali sul gioco d'azzardo erano legati a uno YouTuber inserito nel programma di partnership commerciale di Google, un legame d'affari ritenuto più che sufficiente per escludere qualsiasi diritto all'immunità.

La parola finale sul caso specifico spetterà ora al tribunale amministrativo italiano, che dovrà emettere la sentenza di merito applicando i severi paletti interpretativi dettati da Lussemburgo. Al momento della pubblicazione del pronunciamento, i portavoce di Mountain View hanno preferito trincerarsi dietro un rigido silenzio, evitando di rilasciare dichiarazioni ufficiali.

L'impatto di questa sentenza promette comunque di andare ben oltre i confini del caso italiano e della pubblicità sulle scommesse. Per anni i colossi del web hanno respinto le accuse di pirateria, disinformazione e violazione dei marchi dichiarandosi semplici intermediari disinteressati. Tracciando una linea netta tra l'ospitalità passiva e lo sfruttamento commerciale dei contenuti, l'Europa costringe i giganti della Silicon Valley a una vigilanza molto più stringente sui propri affiliati, inaugurando una nuova stagione di responsabilità per l'intera economia digitale.

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