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Terremoto Android: Google si arrende a Epic Games e apre le porte del Play Store ai rivali

Dal 22 luglio Google inizierà ad aprire Google Play agli store di terze parti negli Stati Uniti: la decisione segna una delle conseguenze più importanti della lunga battaglia legale con Epic Games.

NOTIZIA di Raffaele Staccini   —   15/07/2026
Android

L'ecosistema mobile di Android si appresta a vivere il più profondo e radicale scossone dalla sua nascita. Negli Stati Uniti, la lunghissima battaglia legale tra Epic Games e Google è giunta a un punto di non ritorno. Le due società hanno infatti ritirato congiuntamente la richiesta di modifica dell'ingiunzione permanente emessa dal tribunale federale, lasciando in vigore senza appello le severe misure correttive stabilite dal giudice James Donato.

La conseguenza pratica di questa decisione è clamorosa: a partire dal 22 luglio 2026, Google sarà legalmente costretta a consentire la distribuzione di negozi digitali concorrenti direttamente all'interno del Google Play Store sul suolo americano.

Sicurezza e regole d'ingaggio da cinquemila dollari

L'aspetto più dirompente della sentenza risiede nella concessione di asilo politico ai negozi di terze parti, ma non solo. Il tribunale ha infatti imposto a Google l'obbligo di condividere l'intero catalogo di applicazioni Android con i gestori degli store concorrenti. Questa decisione risolve all'istante il più grande problema storico delle piattaforme alternative, ovvero la mancanza di applicazioni popolari al momento del lancio. Da questo momento in poi, chiunque decida di aprire un negozio alternativo negli Stati Uniti potrà offrire immediatamente ai propri utenti le stesse identiche app presenti su Google Play, drenando download e profitti commerciali alla compagnia di Mountain View.

Tim Sweeney, CEO di Epic
Tim Sweeney, CEO di Epic

Google ha tentato di proporre strade alternative basate sul sistema dei Registered App Stores, che avrebbe costretto gli utenti a installare i negozi concorrenti tramite processi esterni e complessi passaggi di sideloading. Il tribunale ha tuttavia respinto fermamente questa impostazione, giudicandola un espediente per scoraggiare l'utente comune e mantenere inalterata la posizione dominante sul mercato.

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I vertici di Mountain View hanno confermato che si adegueranno prontamente alla sentenza e hanno già iniziato a contattare gli sviluppatori per informarli che le loro applicazioni saranno distribuite automaticamente anche sui canali dei partner terzi, a meno di un'esplicita richiesta di rinuncia. Per poter accedere a questa storica opportunità e integrarsi nel Play Store, gli operatori dei negozi alternativi dovranno corrispondere a Google una quota fissa di cinquemila dollari all'anno, una cifra simbolica destinata a coprire i costi di verifica e conformità.

Le nuove piattaforme dovranno comunque sottostare a parametri qualitativi di altissimo livello. I negozi concorrenti dovranno operare esclusivamente all'interno dei confini statunitensi, garantire un accesso democratico e privo di discriminazioni a tutti gli sviluppatori idonei e mantenere un tasso di malware inferiore all'uno percento delle installazioni totali, per preservare l'integrità dei dispositivi degli utenti.

Il terremoto regolatorio del 22 luglio rimarrà per ora circoscritto al mercato statunitense. Nel resto del mondo, e in particolare in Europa sotto l'egida del Digital Markets Act, Google continuerà a percorrere la strada dei Registered App Stores, creando una vistosa spaccatura nella gestione globale del software Android che costringerà gli sviluppatori a ricalibrare continuamente le proprie strategie di distribuzione.

Il verdetto rappresenta un trionfo per Epic Games, che dopo anni di investimenti milionari in aule di tribunale riesce finalmente a scardinare il duopolio degli store mobili. La nascita di nuovi portali interamente dedicati ai videogiochi e ai servizi in abbonamento promette di innescare una guerra dei prezzi senza esclusione di colpi, offrendo agli sviluppatori commissioni più eque e ai consumatori finali una libertà di scelta mai sperimentata prima su smartphone.

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